Il Consiglio comunale di Aosta aderisce al Manifesto della comunicazione non ostile, per evitare shitstorming e cyberbullismo

Un momento del Consiglio comunale di Aosta del 28 maggio
Un momento del Consiglio comunale di Aosta del 28 maggio

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Con la rimozione volontaria («anche se mi spiace per quelli a mio favore», ha puntualizzato) di alcuni post su “Facebook” dal profilo personale del consigliere comunale di Aosta Vincenzo Caminiti, contenenti commenti offensivi nei confronti degli amministratori comunali, si è concretizzata l’approvazione, avvenuta giovedì 28 maggio, dell’adesione del Consiglio comunale del capoluogo regionale al “Manifesto della comunicazione non ostile”, realizzato dall’associazione “Parole ostili” durante la quarta edizione del “Festival della comunicazione non ostile” che si è tenuto on line gli scorsi 8 e 9 maggio.

L’ordine del giorno che proponeva l’adesione al Manifesto, votato a favore da 19 consiglieri comunali, con l’astensione di Lorenzo Aiello e l’assenza del sindaco Fulvio Centoz, impegnato insieme e Jeannette Migliorin in un incontro in contemporanea, oltre che di Guido Cossard, dello stesso Caminiti, di Antonio Crea, Andrea Paron, Elisabetta Tubère, Ettore Viérin e di Luca Zuccolotto, è stato proposto dalla presidente dell’Assemblea, Sara Favre, in risposta ai toni ed agli attacchi ricevuti on line dopo la mancata approvazione, lo scorso venerdì 22 maggio, dell’ordine del giorno intitolato “Coscienza e disagio” presentato da Vincenzo Caminiti con il quale prevedeva, per tutti i 29 consiglieri comunali di Aosta “di rinunciare al compenso di consigliere dal 1° maggio sino alla fine dell’emergenza e di destinare tale somma al “servizio spesa” dell’Assessorato alle politiche sociali”.

“Il progetto costituisce un’occasione per ridefinire lo stile con cui si sta sul web e per responsabilizzare gli utenti a scegliere con cura le parole, partendo dal presupposto che in particolare i social network, pur essendo luoghi virtuali, non sono un porto franco, ma il centro in cui si incontrano persone reali – si legge nella premesse al Manifesto – frutto di un lavoro di partecipazione collettiva a cui hanno contribuito esperti della comunicazione, del marketing, del giornalismo e utenti e appassionati della Rete”, composto da dieci princìpi: “1) Virtuale è reale: dico e scrivo in rete solo cose che ho il coraggio di dire di persona; 2) Si è ciò che si comunica, le parole che scelgo raccontano la persona che sono: mi rappresentano; 3) Le parole danno forma al pensiero, mi prendo tutto il tempo necessario a esprimere al meglio quel che penso; 4) Prima di parlare bisogna ascoltare, nessuno ha sempre ragione, neanche io: ascolto con onestà e apertura; 5) Le parole sono un ponte: scelgo le parole per comprendere, farmi capire, avvicinarmi agli altri; 6) Le parole hanno conseguenze: so che ogni mia parola può avere conseguenze, piccole o grandi; 7) Condividere è una responsabilità: condivido testi e immagini solo dopo averli letti, valutati, compresi; 8) Le idee si possono discutere, le persone si devono rispettare: non trasformo chi sostiene opinioni che non condivido in un nemico da annientare; 9) Gli insulti non sono argomenti, non accetto insulti e aggressività, nemmeno a favore della mia tesi; 10) Anche il silenzio comunica: quando la scelta migliore è tacere, taccio”.

Il Manifesto per la comunicazione non ostile
Il Manifesto per la comunicazione non ostile

La conseguenza dell’adesione al “Manifesto della comunicazione non ostile” da parte del Comune di Aosta prevede quindi di “darne attuazione in tutte le attività e in tutti i canali di comunicazione non solo online ma anche off-line e a divulgarne il contenuto sul territorio, consapevole della necessità di riportare ad un uso corretto del significato delle parole per lo sviluppo di una comunità educante”, coinvolgendo “i consiglieri comunali che sono anche punto di riferimento per la cittadinanza, sia per quanto concerne il lavoro svolto nell’ambito delle loro funzioni, sia per quanto concerne la risonanza dei messaggi che essi diffondono”.

«È un’iniziativa che nasce per un motivo semplice semplice – ha spiegato Sara Favre su “Facebook” ai suoi 2.006 “follower” – cioè prendere apertamente le distanze dai bulli del web, dei social. Noi, come consiglieri, nel ruolo che rivestiamo, abbiamo il dovere morale di contrastare ogni forma di aggressione e violenza, perché, che lo si voglia o no, siamo anche punti di riferimento. Incitare all’odio, aizzare le risse, minacciare, insultare, fomentare gli animi, e sfruttare per propri fini la rabbia di chi vive momenti di difficoltà, sono azioni che mai troveranno la mia sponda. Anzi. Troveranno solo dura condanna. Soprattutto quando vedo che le stesse vengono vergognosamente sminuite. Pertanto se qualcuno decidesse di commentare questo post, facendo ciò che è scritto sopra, ci pensi due volte».

«Mi sento in dovere di lottare per vedere riconosciuti il buon senso e le regole che stanno alla base di una civile convivenza – ha aggiunto la Favre – perché da madre voglio che i miei figli si sentano liberi di poter vivere, esprimendo, sempre nel rispetto dei loro interlocutori, ciò che pensano, provano e ciò in cui credono, senza la paura di essere per questo massacrati da un branco di bulli che si nascondono dietro ad uno schermo, una tastiera, un nickname e una foto impersonale. Le parole hanno un potere enorme: commuovono, uniscono, scaldano il cuore. Oppure feriscono, offendono, allontanano. Possono essere armi pericolosissime. Per questo oggi, specie in Rete, dobbiamo stare attenti a come le usiamo. Virtuale è reale. L’ostilità in Rete ha conseguenze concrete, gravi e permanenti nella vita delle persone. Le idee si possono discutere. Le persone si devono rispettare. Sempre».

Dopo l’approvazione del Manifesto, Vincenzo Caminiti ha quindi cancellato alcuni post nei quali si lamentava della mancata approvazione del suo ordine del giorno che avevano provocato pesanti reazioni ed insulti verso la classe politica e forse alla base anche dell’esasperazione che, proprio mentre il Consiglio comunale di Aosta stava discutendo l’ordine del giorno sulla comunicazione non ostile, ha visto un 74enne aggredire verbalmente il sindaco di Aosta, in piazza Chanoux, mentre incontrava alcuni lavoratori della società “Vivenda”, che fornisce i pasti alle mense comunali, i quali sono sospesi dal lavoro ed in attesa della liquidazione del “Fondo integrativo salariale”.
L’uomo, che non c’entrava con i lavoratori ma che è stato applaudito dagli stessi, ha più volte attaccato il primo cittadino del capoluogo regionale: «sto pagando l’adozione di una donna straniera che mi costa 2.300 euro e con quattro figli – ha dichiarato agli agenti della “Digos” della Questura di Aosta che lo tenevano a debita distanza da Fulvio Centoz – non ho chiesto un posto di lavoro né altro, gli ho chiesto se conosceva una qualche organizzazione per darmi una mano perché con settecento euro di pensione… Lui mi ha risposto “le farò sapere”, gli ho anche scritto una lettera protocollata in Comune. Si vergogni, bugiardo! Non ho fatto nessuna minaccia, gli ho solo detto cosa penso di lui, non è mica il sindaco di Roma o di Napoli che sono sempre indaffarati, è il sindaco di una micro-città».

«Ieri il Consiglio comunale ha approvato questo Manifesto – ha poi scritto Caminiti alla sua “bella gente” (2.572 “follower”) che lo segue su “Facebook” – io per motivi di lavoro non ho potuto partecipare alla discussione ma prima di andare via avevo anticipato che avrei votato a favore. Naturalmente mentre lavoravo ho ascoltato gli interventi di alcuni consiglieri e sono rimasto scioccato, tutto è nato su alcuni post da me pubblicati e che qualcuno ha commentato in maniera offensiva, sono convinto anch’io che non bisogna mai insultare chicchessia e dove mi accorgo intervengo. Chiedo quindi a tutti i miei amici veri e virtuali naturalmente compreso me di non essere mai offensivi vi ringrazio e vi “lovvo” in anticipo. Devo però per dovere di cronaca dire alcune cose: i vergini di oggi sono quelli del “Vaffanculoday”; ho sentito dire che non è giusto pubblicare parte o tutto il proprio intervento o registrarsi in Consiglio; controllare magari con una Commissione il comportamento dei consiglieri, chi decide? Per vostra informazione, amici, vi comunico che il Consiglio comunale è pubblico, in diretta e registrato quindi tutti i cittadini possono, in qualunque momento verificare se il consigliere pubblica il vero, ed è più che normale che pubblichi il suo intervento in Consiglio nella propria pagina, così come le proprie foto gli articoli di giornale (in realtà la riproduzione di articoli di giornale sui social network, se non si ha l’autorizzazione dell’editore, è un abuso penale, n.d.r). Tempo fa l’amico Luca Lattanzi aveva pubblicato un simpatico post dove diceva che ci sono politici che pubblicano dei post e prendono solo il loro “like”. Non mi preoccupa l’invidia ma bensì la censura, spero non sia questo il caso e comunque io continuerò a pubblicare i miei interventi in Consiglio e le mie opinioni. Mi raccomando leggete bene il manifesto e niente insulti».

«Ho letto con interesse il tuo scritto, come ho letto con attenzione il Manifesto – ha risposto Luca Lattanzi, consigliere comunale dal 2010 al 2015, candidato sindaco non eletto per “Forza Italia” alle passate elezioni comunali – il fatto che vi sia la necessità di votare un Manifesto della comunicazione non ostile è già triste, ma una riflessione sul come siamo arrivati a doverlo fare è d’obbligo. Abbiamo autorizzato l’uso del linguaggio aggressivo per attaccare l’avversario, sia politico che no, anzi si invitava a farlo con i vari motti “condividiamo tutti” oppure “attacchiamoli in massa”. Abbiamo accettato l’aggressione verbale per comodità, accorgendoci solo in seguito che era scorretto e ostile perché lo stesso ci si è rigirato contro. Forse un “mea culpa” qualcuno dovrebbe farlo. Altro punto interessante e l’articolo 6 del manifesto. “Le parole hanno conseguenze”… verissimo anche gli appelli o le promesse, soprattutto in questi momenti di difficoltà come lo è ora. Non si possono illudere le persone con proclami stile mercato… “venghino siori, venghino… non siamo qui per vendere ma bensì per regalare” perché poi la gente ci crede e quando questo non avviene, lo sfogo sui “social” è automatico. Come pensate che possa reagire una ragazza madre in Cassa integrazione che deve mettere insieme il pranzo con la cena e che ad oggi non ha ricevuto nessun aiuto economico da parte di chi ha fatto tante promesse? Certo, la comunicazione è importante, certo, le parole hanno un peso, certo, non è ammissibile l’aggressione verbale e non è più tollerabile e va condannata con forza, ma attenzione che molto spesso l’autore di queste azioni è la politica stessa».

«Meno proclami e più fatti, meno illusioni e più fatti, meno promesse e più fatti – ha concluso Lattanzi – ricordiamoci che siamo responsabili di noi stessi, delle nostre parole e delle nostre azioni. Torniamo ad essere umani e a volerci più bene. Buona giornata a tutti».

Fonti: Ordine del giorno “Adesione al Manifesto della comunicazione non ostile” di Sara Favre del 26/05/2020, Ordine del giorno “Coscienza e disagio” di Vincenzo Caminiti del 20/05/2020, Manifesto della comunicazione non ostile di paroleostili.it e profili “Facebook” di Sara Favre e Vincenzo Caminiti