Il valore di R(t) in Valle d’Aosta scende a 0,8: «nelle piccole regioni non rappresenta un elemento preoccupante» spiegano dal Ministero

L'ospedale 'Parini' di Aosta
L'ospedale 'Parini' di Aosta

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Una nota della Presidenza della Regione, annuncia, nel pomeriggio di venerdì 29 maggio che “per la Valle d’Aosta l’indice R(t), ovvero l’indice di contagio “covid-19″, calcolato dall’Istituto superiore di sanità negli ultimi 15 giorni, scende a 0,8. Nell’ultima analisi fatta il 15 maggio, l’istituto aveva stimato per il territorio regionale un indice di contagio superiore all’1 (1,06)”.

“Si precisa che l’R(t) viene calcolato sulla base dei casi notificati dalla Regione alla sorveglianza integrata dell’Istituto superiore di sanità – si legge ancora – prendendo a riferimento la data di inizio sintomi. La stima quindicinale è calcolata con i dati della piattaforma dell’Istituto, aggiornata alle ore 11 di martedì precedente la diffusione del bollettino. La stima prende in considerazione i 16 giorni prima di tale data, in modo da tenere conto dei tempi tra esposizione e notifica dei nuovi casi di infezione”.

I dati del Ministero della salute sul monitoraggio settimanale della “fase 2” in Valle d’Aosta

“L’R(t) è uno dei parametri fondamentali misurati nelle epidemie – aggiungono dalla Regione – in quanto esprime il numero medio di casi secondari che verranno trasmessi dalle nuove persone infette a un certo tempo (definito “t”). Quando tale parametro è inferiore ad uno, le persone infette in un certo istante “t” provocheranno in media un numero minore di infezioni secondarie; quando è uguale ad uno, vuol dire che le persone infette generano un egual numero di infezioni secondarie; quando è maggiore di uno vuol dire che le persone infettate al tempo “t” ne generano un numero maggiore rispetto a quelli presenti al tempo “t” e che dunque l’epidemia si sta di nuovo espandendo. Quanto più questo valore è superiore ad uno, tanto maggiore sarà la velocità di crescita. Tale indicatore va di volta in volta contestualizzato distinguendo le aree con diversa incidenza e per la durata con cui rimarrà ad un valore maggiore di uno. In aree con un numero relativamente basso di casi settimanali, anche un piccolo focolaio ristretto e facilmente isolabile può portare R(t) sopra la soglia epidemica, senza però generare una situazione di allerta importante. In aree con un numero relativamente alto di casi settimanali, un valore maggiore di uno indicherà una situazione di potenziale allerta”.

“Il bollettino di aggiornamento “covid-19” di venerdì 29 maggio indica che in Valle d’Aosta, nelle ultime 24 ore, il monitoraggio epidemiologico non ha rilevato nessun nuovo caso positivo, su 85 persone testate – precisa la nota – inoltre non vi è nessun ricoverato in terapia intensiva. Attualmente in Valle d’Aosta il numero dei casi “covid” positivi è di 62 unità, quattro in meno di giovedì 28, di cui dodici ricoverati nel reparto “covid” dell’ospedale “Parini” di Aosta. A seguito dell’importante campagna di screening mediante tampone, avviata sul territorio regionale, la Valle d’Aosta mantiene un numero rilevante di casi testati in rapporto alla propria popolazione, con una percentuale pari all’9,2, 11.572 gli abitanti sottoposti a tampone. I guariti totali, ad oggi, sono 977, quattro in più di ieri. Il totale dei tamponi effettuati fino a oggi è di 14.759″. Le persone in costrette all’isolamento domiciliare, sulla base delle ordinanze firmate dai diversi sindaci valdostani, sono scese sotto la soglia psicologica di mille: ora sono 999.

Da parte del Ministero della salute, sulla base del monitoraggio degli indicatori per la cosiddetta “fase 2”, per la settimana tra il 18 e il 24 maggio, risulta che “al momento in Italia non vengono riportate situazioni critiche relative all’epidemia di “covid-19″. L’incidenza settimanale rimane molto eterogenea nel territorio nazionale. In alcune Regioni il numero di casi è ancora elevato denotando una situazione complessa ma in fase di controllo. In altre il numero di casi è molto limitato. Si raccomanda pertanto cautela specialmente nel momento in cui dovesse aumentare per frequenza ed entità il movimento di persone sul territorio nazionale. Non si registrano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri sul territorio nazionale e si osservano livelli di resilienza in miglioramento”.

“Nel Paese continuano ad essere rafforzate a livello regionale politiche di testing e screening in modo da identificare il maggior numero di casi – spiegano ancora dal Ministero – realizzando azioni di isolamento, quarantena e monitoraggio dei contatti stretti (ovvero realizzando la strategia “test – track – trace”). Nonostante questo abbia aumentato la sensibilità dell’accertamento diagnostico, nella pressoché totalità delle Regioni e Provincie Autonome il trend settimanale dei nuovi casi diagnosticati per data di diagnosi/prelievo è in diminuzione e gli indici di trasmissibilità R(t) sono al di sotto di uno. Per quanto riguarda la stima dell’R(t), si sottolinea che quando il numero di casi è molto piccolo alcune Regioni possono avere temporaneamente un R(t) maggiore di uno a causa di piccoli focolai locali che finiscono per incidere sul totale regionale, senza che questo rappresenti un elemento preoccupante”.

“Le misure di lockdown in Italia hanno effettivamente permesso un controllo dell’infezione da “covid-19” sul territorio nazionale – ribadisce la nota del Ministero della salute – pur in un contesto di persistente trasmissione diffusa del virus con incidenza molto diversa nelle 21 Regioni e Provincie Autonome. La situazione attuale, relativa all’inizio della prima fase di transizione, è complessivamente positiva. Permangono segnali di trasmissione con focolai nuovi segnalati che descrivono una situazione epidemiologicamente fluida in molte Regioni italiane. Questo richiede il rispetto rigoroso delle misure necessarie a ridurre il rischio di trasmissione quali l’igiene individuale e il distanziamento fisico. È necessario continuare a rafforzare i servizi territoriali per la prevenzione e la risposta a “covid-19″ per fronteggiare eventuali recrudescenze epidemiche”.

“Per quanto riguarda l’attività di screening rivolta alla popolazione – ricorda quindi la Regione Valle d’Aosta – sono attualmente tre i filoni attivati sul territorio regionale: test con tamponi rivolti ai lavoratori più esposti al rischio di contagio, un’indagine sierologica regionale attualmente destinata al personale sanitario e l’indagine di siero-prevalenza della popolazione con prelievo venoso avviata a livello nazionale e realizzata in Valle d’Aosta attraverso la Croce Rossa Italiana ad un campione di persone residenti. Domenica 31 maggio terminerà la sperimentazione screening mediante tampone sulle categorie professionali più a rischio predisposta dal capo della Protezione civile della Valle d’Aosta, in qualità di soggetto attuatore per il coordinamento delle attività poste in essere dalle strutture della Regione nei settori della Protezione civile e della sanità”.

“Dall’inizio di maggio, con una media giornaliera di circa 200 tamponi – si legge ancora nella nota della Regione – sono state testate 3.492 persone appartenenti a varie categorie professionali operanti sul territorio regionale, maggiormente a rischio: sanitari, Forze dell’ordine, dipendenti della Casa circondariale di Brissogne e guardie carcerarie, rappresentanti della Polizia locale, Vigili del fuoco professionisti e volontari, sindaci, farmacisti, dentisti, autisti del trasporto pubblico regionale, dipendenti della piccola e grande distribuzione, dipendenti regionali e dei pubblici ministeri, dipendenti delle imprese funebri, operatori del Soccorso alpino valdostano e giornalisti. La campagna sperimentale di screening diagnostico, mediante esecuzione di tampone naso-faringeo si è posta l’obiettivo di individuare i positivi anche asintomatici al fine del loro necessario isolamento e successivo tamponamento. Da circa due settimane, a livello regionale è partita un’indagine sierologica regionale le cui analisi e refertazioni sono in capo alla Struttura di microbiologia, parte della Struttura di analisi cliniche dell’ospedale “Parini” di Aosta. Se il tampone è un esame finalizzato a individuare la presenza del virus nel materiale biologico prelevato, gli esami di laboratorio su siero, al momento eseguiti al personale sanitario su base volontaria, hanno lo scopo di ricercare gli anticorpi (detti “IgG”), prodotti più tardivamente dal sistema immunitario, anticorpi che si trovano nel sangue a partire da un paio di settimane dal contagio con “sars-cov2″ e che permangono poi per un periodo di tempo non ancora noto. Nel caso il test sierologico risultasse positivo, si procede all’esecuzione del tampone in modo da identificare il prima possibile persone potenzialmente contagiose. Ad oggi, risultano eseguiti circa mille esami sugli operatori sanitari”.

“Da qualche giorno – conclude l’Amministrazione regionale – è partita anche in Valle d’Aosta l’indagine di siero-prevalenza della popolazione promossa su tutto il territorio nazionale dal Ministero della Salute in collaborazione con l’Istat e su indicazione del Comitato tecnico scientifico della Protezione Civile. Il campionamento prevede il coinvolgimento di 3.788 persone, residenti in 42 comuni. L’indagine potrà stimare la reale circolazione dell’infezione virale occorsa sinora in Italia, ovvero quante persone sono venute a contatto con il virus”.

Fonti: Ufficio stampa Regione autonoma Valle d’Aosta e Ministero della salute