I dirigenti medici ed ospedalieri critici sulla gestione politica e tecnica della sanità pubblica: «nella terza ondata covid non è servita l’esperienza maturata precedentemente»

Scritto da aostapresse

14 Aprile 2021 - 10:20
L'ospedale regionale 'Parini' di Aosta

“L’emergenza pandemica ha messo chiaramente a nudo i limiti del nostro Sistema sanitario nazionale e regionale dovuti soprattutto a scelte fallimentari di decisori politici e aziendali che hanno operato solo una generale e indiscriminata riduzione delle risorse disponibili, senza una visione progettuale per la crescita”. È quanto denunciano, in una nota diffusa mercoledì 14 marzo, giornata in cui il commissario straordinario per l’emergenza “covid- 19” Francesco Figliuolo ed il capo dipartimento della Protezione Civile nazionale Fabrizio Curcio saranno ad Aosta per una visita al centro vaccinazione al “Palaindoor” le organizzazioni sindacali della dirigenza medica e sanitaria ospedaliera “Aaroi-Emac”, “Anaao-Assomed”, “Cimo”, “Fp-Cgil Medici”, “Fassid”, e “Fvm”.

“A causa delle mancate assunzioni per la poca attrattività, i continui trasferimenti di colleghi bravi e stimati presso altre regioni o strutture, oltre ai numerosi pensionamenti in corso da anni – aggiungono le sei sigle sindacali – sono venuti meno tutti gli elementi fondamentali per mantenere i livelli di cura al passo con il progresso scientifico e tecnologico. L’ospedale si trova paralizzato, stravolto nell’organizzazione e sacrificato per la terza volta permettendo le cure solo ai pazienti che necessitano di ricovero per patologie urgenti o non differibili. Sembra di assistere alla via crucis della sanità ospedaliera”.

“In piena terza ondata, prevista e attesa, a più di un anno dallo scoppio dell’emergenza – si legge ancora – finalmente la campagna vaccinale ha iniziato la sua diffusione di massa che speriamo sia la chiave di volta per uscire dalla pandemia. L’accorato appello dell’assessore alla sanità ai sanitari dell’Azienda Usl delle scorse settimane ha raccolto consenso fra tutti i professionisti sanitari, per dare forza al progetto di vaccinare la popolazione suscettibile prima dell’estate e raggiungere la tanto agognata immunità di comunità. Noi condividiamo l’obiettivo e abbiamo promosso con forza, presso i nostri iscritti, una partecipazione su base volontaria, al di fuori dell’orario di lavoro in ospedale, a favore della campagna vaccinale. Purtroppo però, La salute pubblica non può essere soltanto “covid e vaccini”. A forza di dedicare energie e investimenti solo all’emergenza, il risultato è che da ben un anno i pazienti “non-covid”, e tra questi coloro con patologie non urgenti ma da trattare anche chirurgicamente e in tempi accettabili per evitare l’insorgenza di complicazioni legate alla lunga attesa, hanno subito parecchi e prolungati disagi e rinvii delle cure. E gli effetti di tali disparità si vedranno purtroppo per molti anni a venire”.

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Per questo motivo “le organizzazioni sindacali dei dirigenti medici e sanitari ospedalieri, oramai disperate, auspicano per un cambio di passo – chiedono i rappresentanti di “Aaroi-Emac”, “Anaao-Assomed”, “Cimo”, “Fp-Cgil Medici”, “Fassid”, e “Fvm” – nuovo ospedale, nuovi investimenti, nuovi tavoli di contrattazione per la creazione di un polo di alto livello, nuove strategie dirigenziali da parte della Direzione aziendale saranno le sfide dei prossimi mesi. È notizia dei giorni scorsi la sigla di un accordo per accogliere i medici di medicina generale e territoriale ad effettuare l’attività vaccinale presso gli hub regionali. Questo potrebbe rappresentare un segnale concreto nell’alleanza per la salute pubblica tra ospedale e territorio. I colleghi del territorio, che conoscono bene i propri assistiti, rendendo capillare la promozione del vaccino potranno diventare gli attori protagonisti della campagna vaccinale. Una loro, si spera, massiccia adesione potrebbe dare impulso al cambio di passo negli attuali ritmi di vaccinazione e nell’utilizzo delle dosi assegnate: ciò potrà consentire agli specialisti ospedalieri di non essere precettati per vaccinare la popolazione ma di restare dedicati alle attività di cura ospedaliere “covid” e a tutte le attività “non covid” che sono state invece forzatamente ridotte o sospese da oramai più di un anno”.

“Il coinvolgimento dell’area territoriale – concludono i dirigenti sanitari ed ospedalieri – sarà la svolta per superare questa terza (e speriamo ultima) ondata, con la necessaria e proficua collaborazione con i colleghi ospedalieri”.

Fonte: organizzazioni sindacali della dirigenza medica e sanitaria ospedaliera “Aaroi-Emac”, “Anaao-Assomed”, “Cimo”, “Fp-Cgil Medici”, “Fassid”, e “Fvm”

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