Agnieszka Stokowiecka e Patrick Creux insieme al figlio

Il Tar dichiara nullo il “progetto di vita” presentato dalla Regione nei confronti di un bambino gravemente disabile: «ora bisogna rifarlo come si deve»





«Oggi per la seconda volta il Tribunale amministrativo regionale della Valle d’Aosta ha riconosciuto le nostre ragioni. Abbiamo vinto il secondo ricorso contro la Regione». Lo annuncia, su “Facebook”, nella serata di lunedì 15 giugno Agnieszka Stokowiecka, di Gignod, presidente dell’associazione “La casa di sabbia Onlus”, madre di un bimbo di cinque anni gravemente disabile, che neanche un mese prima, il 26 maggio, insieme al marito Patrick Creux, era tornata in possesso della responsabilità genitoriale del bimbo e della sorella, che le era stata sospesa dopo un ricorso presentato dall’Azienda Usl della Valle d’Aosta.

«A gennaio 2019 abbiamo vinto al “Tar” contro la Regione, che è stata obbligata dal Tribunale a predisporre un progetto individuale per il nostro bambino – spiega – tenendo conto dei suoi bisogni socio sanitari e di vita. A giugno 2019 la Regione ci ha consegnato due paginette di progetto, che fin dall’inizio abbiamo ritenuto inadeguato! A monte del progetto non c’era neanche la valutazione dei bisogni socio-sanitari! A settembre abbiamo depositato il ricorso per l’ottemperanza! La valutazione è saltata fuori ad ottobre quando la Regione l’ha mandata al Tribunale per i minorenni, anche se il Tribunale non gliela aveva richiesta. Peccato che noi questa valutazione, peraltro priva di firme, non l’avevamo mai vista prima, ma la Regione nelle memorie depositate al “Tar” ha sostenuto che ci siamo rifiutati di vederla. Nella valutazione c’era scritto che nostro figlio cammina a tratti brevi, che la figura di riferimento per i bisogni del bimbo non è un infermiere, ma un’assistente alla persona, quindi figura non sanitaria».

«Oggi, per la seconda volta, il “Tar” della Valle d’Aosta ha riconosciuto le nostre ragioni – ribadisce la Stokowiecka – dichiarando nullo il progetto presentato dalla Regione e condannandola a 5.000 euro di spese. Ora la Regione ha 45 giorni per rifare come si deve il progetto. Siamo un po’ stanchi. Questi mesi sono stati molto duri sotto tanti punti di vista, ma siamo davvero felici che i Giudici del “Tar” abbiano ricondannato la Regione. È comunque una felicità amara, come non può essere altrimenti quando ci si deve rivolgere ad un giudice per fare rispettare da parte della pubblica amministrazione una sentenza di un altro giudice. Dietro questa ottemperanza c’è molto altro».

«Siamo all’epilogo di una lunga e dolorosa storia che ha visto agire le istituzioni in contrasto e in aperto e ingiustificato conflitto nei confronti di una famiglia valdostana che chiedeva semplicemente che venissero rispettati i diritti del suo bambino, affetto da una grave e rara malattia disabilitante». Così la consigliera di “ADU-VdA”, Daria Pulz, ha commentato l’intervento del “Tar” che ha dichiarato nullo il “Progetto di vita” presentato dalla Regione per il bambino di una famiglia di Gignod che convive con una grave forma di disabilità: «A difesa dei genitori – continua la consigliera – è dovuto intervenire persino il Tribunale dei minori che ha rigettato le accuse messe incredibilmente in campo dall’Usl: l’azienda, attraverso un esposto, aveva segnalato l’inadeguatezza delle capacità genitoriali della coppia e incaricato un avvocato, pagato profumatamente con soldi pubblici, di procedere per vie legali. L’atto aveva avuto come risultato, in attesa della sentenza, la sospensione per un mese della “responsabilità genitoriale”. Definire la vicenda kafkiana rende poco l’idea del dramma che ha sofferto tutta la famiglia che da anni, grazie anche alla collaborazione della sorellina, accudisce il bambino con tutti i mezzi che ha a disposizione».

Già nell’ottobre del 2019 “ADU-VdA” aveva presentato un’interpellanza in Consiglio regionale relativa alla vicenda del bambino, citando specifici articoli della Costituzione italiana e richiamando l’Amministrazione al suo ruolo fondamentale di garante della salute e del diritto alla cura dei cittadini, disciplinato, inoltre, da una legge regionale del 2008: «da allora – prosegue Daria Pulz – la vicenda ha assunto una fisionomia inquietante e a tratti grottesca. Oggi apprendiamo con soddisfazione che, per la seconda volta, il “Tar” della Valle d’Aosta ha riconosciuto le ragioni della famiglia di Gignod, dichiarando nullo il “Progetto di vita” presentato dalla Regione e condannando quest’ultima al pagamento di 5.000 euro di spese, nonché alla riformulazione del progetto stesso in maniera più adatta ai bisogni socio-sanitari del bambino per garantirgli una vita il più possibile sana e serena, nel rispetto dei suoi diritti fondamentali. La Regione aveva, infatti, da subito negato quanto richiesto dai genitori per il figlio adducendo insormontabili problemi organizzativi che, in ogni caso, come ha specificato il “Tar”, non possono ledere il diritto del bambino “a vedersi assicurata, a mezzo del progetto individuale, una vita dignitosa. Chissà che l’assessore alla sanità, insieme all’Azienda Usl su cui non ha vigilato con la dovuta competenza e sensibilità, sappiano anche dare le doverose spiegazioni sull’accaduto e scusarsi con questa famiglia».

La sentenza del Tribunale per i minorenni del Piemonte e della Valle d’Aosta che restituisce la responsabilità genitoriale

Nota: i due genitori, nel loro post, hanno diffuso il nome del figlio e della sorella, nonché diverse loro immagini. La scelta di aostapresse, nel rispetto della “Carta di Treviso” (qui) è stata quella di omettere questi dati e di oscurare le foto.

Fonte: pagina “Facebook” “La casa di sabbia onlus” e Ufficio stampa Consiglio regionale della Valle d’Aosta
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