Invasione di api alla discarica, dopo che un’arnia è stata buttata via in mezzo al legname. Preoccupazione per il rischio di contagio della peste americana

Scritto da aostapresse

8 Giugno 2021 - 19:00
Il legname invaso dalle api alla discarica di Brissogne

L’incoscienza di un apicoltore hobbista, che ha gettato nell’isola ecologica un’arnia ancora contenente favi e miele, portata poi insieme ad altro legname nella discarica di Brissogne, ha provocato l’invasione di numerose api nella zona ed il rischio di diffondere ulteriormente in Valle d’Aosta l’epidemia di “peste americana”, una malattia batterica letale che sta decimando gli alveari, in quanto non esiste una cura riconosciuta ed efficace.

«La peste americana è una malattia della covata – racconta Damien Charrence, agronomo di Cogne, con l’hobby dell’apicultura – non coinvolge l’ape adulta, ma quanto è in stadio di pupa e di larva. C’è questa spora che si attiva quando ci sono determinate condizioni e fa morire l’ape allo stadio di larva. Questa larva morta diventa gelatinosa e le api non sanno più come tirarla fuori dall’alveare, dato che di solito tutto ciò che muore dentro viene preso e sbattuto fuori. Restando dentro compromette tutto l’alveare ed è talmente contagiosa che basta che qualche ape infetta esca dal suo apiario e vada in quello di qualcun altro così da diffonderla, dopotutto il fenomeno della deriva è normale».

L’ipotesi che l’arnia gettata tra il legname e poi conferita alla discarica regionale fosse compromessa è stata valutata dai tecnici dell’Assessorato regionale all’agricoltura, dopo l’intervento di bonifica, effettuato dai Vigili del fuoco insieme al veterinario del Dipartimento di prevenzione della Struttura di igiene allevamenti dell’Azienda Usl che, di comune accordo, non potendo incenerire i favi abbandonati, hanno deciso di interrarli: “il timore è che i favi rinvenuti siano stati smaltiti illecitamente in quanto provenienti da alveari ammalati – spiegano dall’Assessorato – alcuni campioni sono attualmente all’analisi dell’Istituto zooprofilattico sperimentale di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta per una valutazione dell’eventuale contagiosità. Qualora fosse rilevata la presenza di patologie, esiste il grave rischio di diffusione di un’infezione negli alveari dei comuni limitrofi”.

I favi in mezzo al legname invaso dalle api alla discarica di Brissogne

I favi in mezzo al legname invaso dalle api alla discarica di Brissogne

«Questa è soltanto incoscienza – commenta Charrence – certamente è più facile sbarazzarsi del problema in questo modo, c’è mancanza di senso civico, è come chi non raccoglie le deiezioni del proprio cane, ma in questo caso i risvolti sono molto più gravi, visto che la malattia è così contagiosa e pericolosa. Bisognerebbe mettersi nei panni di chi la subisce».

Nel caso di favi ed arnie infestati dalla peste americana «la cosa migliore che si può fare è ammazzare tutte le api che ci sono dentro con dei sali di zolfo – raccomanda Damien Charrence – e poi bisogna sanificare tutte le arnie, immergendole prima in un bagno di soda caustica e poi è necessario passarle con una fiamma, bruciandole dentro per essere sicuro che la malattia non torni più».

Il batterio sporigeno della peste americana, il “Paenibacillus larvae”, può infatti resistere per diversi minuti alla temperatura di 100° C ed ha un ampia capacità di propagazione nell’ambiente: da una sola spora che si può installare nell’intestino delle larve, dopo soli trenta minuti si forma il bacillo che, moltiplicandosi, dopo 24 ore riesce ad originare altri 250 milioni di nuovi bacilli. In un’arnia che ha ospitato una famiglia infetta, le spore della peste americana possono rimanere vitali per oltre trent’anni, infettare così le api che vi sono immesse.
Il favo colpito dalla peste americana è più scuro della norma e la larva morta, dopo circa sei settimana, si presenta essiccata sulla parete della celletta sotto forma di piccole scaglie nerastre che contengono una grande quantità di spore, superiore a tre miliardi: «un conto se ne hai due o tre arnie – sottolinea ancora Charrence – ma se devi bonificarne una ventina è un bel lavoro e quindi spesso e volentieri si butta via tutto. Il danno c’è, visto che una famiglia con favo di mieli e di covava costa intorno ai 120 euro, mentre bastano un centinaio di euro per l’arnia, anche se per l’hobbista è più di natura affettiva, visto ci va tanto lavoro per far crescere le api ed andare avanti e poi, se succede una cosa del genere non è detto che ti riprendi. Un professionista, invece, si mette una mano sulla coscienza e riparte».

Damien Charrence al lavoro sulle sua arnie a Cogne

Damien Charrence al lavoro sulle sua arnie a Cogne

In Valle d’Aosta gli apicoltori professionali sono relativamente pochi mentre gli hobbisti sono parecchie centinaia, tanto che, indicativamente, ci sarebbero sparsi nel territorio regionale tra i cinque ed i seimila alveari: «è molto difficile identificare il proprietario dell’arnia gettata via – rimarca Damien Charrence – c’è chi scrive il suo nome sui favi, per evitare i furti, dato che capitano anche quelli, ma è improbabile che chi abbia agito in questo modo abbia un atteggiamento professionale».

Infatti, dopo il ritrovamento dell’arnia nella discarica, l’Assessorato all’agricoltura invita “gli apicoltori interessati a prestare la massima attenzione alla salubrità dei propri alveari, verificando se appaiono sintomi di malattie. Nel qual caso, per riuscire a circoscrivere e limitare il diffondersi di infezioni, devono contattare con tempestività l’Ufficio apicoltura, al contatto telefonico 0165.275.298, o il veterinario referente per l’apicoltura del Dipartimento prevenzione dell’Azienda Usl, al numero 335.087.250.13”.

La peste americana, che non è stata importata dall’America, ma è stata studiata ed identificata in quel continente, è infatti soggetta a denuncia e a misure di Polizia veterinaria: “ai sensi del Regolamento di Polizia veterinaria numero 320/1954 e dell’ordinanza del presidente della Regione numero 178/2016 – ribadiscono dall’Assessorato – è severamente vietato l’abbandono di arnie, favi e altro materiale apistico, in quanto possibile fonte di contagio e disturbo per gli alveari presenti in zona, che tale comportamento è sanzionabile ai sensi della legge 218/1988 e che possono anche ricorrere i presupposti per l’applicazione di norme penali per la diffusione di epidemie”.

Fonti: Ufficio stampa Regione autonoma Valle d’Aosta, Damien Charrence, Ministero della Salute, Istituto zooprofilattico sperimentale del Lazio e della Toscana

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