Joël Créton, sindaco di Ollomont e presidente dell'Unité Grand-Combin

Joël Créton, a nome delle Unités, gestori delle microcomunità, conferma le assenze “strategiche” di «pochi profittatori di diritti»





«Si dirà di tutto e di più su questa emergenza “Sars-Covid”, parleranno solo esperti, ci saranno solo eroi, solo defunti, solo incapaci, regole sbagliate, decisioni sbagliate, e dall’altra parte di questo fossato i paladini della Giustizia, i veri esperti, quelli che la mascherina la mettono per uscire sul balcone, quelli che si sono opposti per principio ad un minimo di razionalizzazione quando si voleva creare una “Rsa” a Variney, quelli che protestavano perché non potevano entrare nelle microcomunità all’inizio della pandemia, che continuano ad andare in giro, a fare la spesa nel loro negozio abituale a venti chilometri da casa perché la loro marca non c’è nel negozio sotto casa».

Inizia così uno sfogo di Joël Créton, ingegnere, maestro sci, sindaco di Ollomont e presidente dell’Unité des Communes “Grand Combin” e coordinatore della Conferenza dei presidenti, diffuso nella giornata di martedì 31 marzo, «a nome di tutti i presidenti» delle otto Unités che, complessivamente gestiscono 17 microcomunità per anziani: «”Le persone perfette non combattono, non mentono, non commettono errori e non esistono”, diceva Aristotele – continua – e così una frase pronunciata dal presidente (della Regione, Renzo Testolin, n.d.r.), inserita in un contesto di totale emergenza, diventa l’occasione per cercare di fare propaganda, polemica, farsi rappresentanti di una categoria oggi in prima linea, improvvisati paladini di tutte le giustizie, affamati di visibilità, questi si sono scagliati contro i soliti nemici del popolo: politicanti, affaristi e professionisti facendosi passare per la parte seria, competente e preparata, quelli buoni».

«Non accettiamo che oggi tutti questi signori diventino i difensori dei deboli e degli eroi – ribatte Joël Créton – perché fino a ieri sulle barricate c’eravamo noi e sempre noi a ricordare le criticità di un sistema, la carenza di personale, il peso della formazione e della responsabilità della professione di “oss”, noi che come datori di lavoro ci assumiamo da anni la responsabilità di far funzionare i servizi assistenziali nonostante i tagli, noi che ci mettiamo la faccia con i nostri dipendenti quando si parla di riforme puntualmente oggetto di ricatto politico e di scambio. Noi in questi giorni ci siamo messi a disposizione e a confronto per trovare soluzioni e far fronte alle necessità, noi abbiamo per primi ed in silenzio elogiato ed incoraggiato i nostri dipendenti “oss”, referenti di struttura, uffici amministrativi per l’impegno mostrato in questi giorni di grande e inaspettata emergenza».

«Non siamo noi però che abbiamo difeso a spada tratta e a scapito della stragrande maggioranza degli operatori, quei pochi, per fortuna, profittatori dei diritti ma senza doveri – ribadisce il presidente dell’Unité “Grand Combin” – quanto detto dal presidente non crediamo sia una cosa sconosciuta a nessuno, sono i nostri stessi operatori a segnalarci le distorsioni del sistema, la presenza di assenti strategici, magari assolutamente “coperti” dai loro diritti, ma guarda caso sempre assenti nei momenti critici, assenze che in un contesto come quello attuale fanno certo sorgere dei grossi interrogativi a chi magari, essendo reperibile, deve entrare in servizio per sostituire questi soggetti, accollandosi turni su turni. Chi è presente oggi perché il proprio lavoro lo richiede: le “oss”, le cuoche, le addette alle pulizie, le referenti ma anche il personale addetto alle forniture, ai provvedimenti sul personale, alle manutenzioni che assicurano i servizi essenziali, è da premiare non solo in questo momento ma prestando attenzione sempre al loro lavoro».

«Nel 2000 erano gli operai, i palisti, che operavano sotto la minaccia delle frane e delle inondazioni per liberare i ponti e i corsi d’acqua dai detriti – ricorda Créton, sindaco di Ollomont dal maggio 2005 – ogni inverno sono i soccorritori del Soccorso alpino che intervengono sotto una valanga, oggi sono gli operatori socio-sanitari e socio assistenziali, gli addetti a trasporti, le cassiere, i commercianti, i farmacisti, le Forze dell’ordine, le assistenti sociali eccetera. Tanti rischiano la propria vita, chi più chi meno, per garantire quella degli altri, l’importante è che ognuno faccia il proprio lavoro, fornendo il proprio apporto indispensabile nel rispetto dei diritti di tutti ma anche in onore dei propri doveri».

«A chi si tira indietro, perché qualcuno c’è – conclude Joël Créton – non mi resta che augurare che quando avranno bisogno loro di aiuto, incontrino qualcuno che sta dalla parte giusta del fossato».

Fonte: Unité des Communes valdôtaines Grand-Combin

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