Il titolo dell'articolo sul settimanale 'L'Espresso'

“L’Espresso” racconta le attività a Doha dell’agente segreto valdostano Omar Vittone, già amministratore di “Rav” e “Sitrasb”





“Spy story in autostrada. L’Italia va a pezzi? No problem: Anas arruola un uomo di Gladio per investire in Qatar, India e Russia. Totale: 40 milioni persi e un’indagine in Procura”. Questo il titolo di un’inchiesta di quattro pagine, realizzata da Gianfrancesco Turano e pubblicata dal settimanale “L’Espresso” nel numero 49, in edicola domenica 1° dicembre.

“Quando in Anas pensavano di avere visto tutto, fra viadotti crollati, scandali giudiziari, tangenti e nepotismo sistematico, ecco arrivare la spy story – scrive Turano – Lui si chiama Vittone, Omar Vittone, e prima di diventare lo strapagato branch deputy manager di Anas international Qatar con un mensile di 93mila riyal (circa 23mila euro) più alloggio era un veterano delle missioni militari in Iraq, Afghanistan, Libano ed è tuttora il rappresentante per Piemonte e Valle d’Aosta dell’associazione volontari di Stay behind, la rete costituita dai servizi segreti Usa e italiani meglio nota come Gladio, ufficialmente sciolta nel 1990 dopo la storica testimonianza di Giulio Andreotti di fronte alla commissione parlamentare stragi”.

“Il saldo delle escursioni dell’Anas e della controllata “Anas international enterprise – Aie” in nazioni poco note per la loro trasparenza finanziaria è pesante – evidenzia il giornalista de “L’Espresso” – Anas, che è confluita nel gruppo Ferrovie dello Stato alla fine del 2017, ha dovuto creare un fondo rischi da 32 milioni che corrisponde prudenzialmente al buco di Aie. Oltre a questo, per garantire la continuità aziendale, il 18 giugno 2019 ha versato dieci milioni di euro per coprire i 7,5 milioni di perdite e ricostituire il capitale sociale. Il giorno prima, 17 giugno 2019, Pino Zingale, magistrato della Corte dei conti delegato al controllo dell’Anas, ha denunciato «gli elementi di possibile reato e danni erariali» alla Procura di Roma e alla Procura regionale della Corte dei conti. L’esposto è stato inviato anche alla ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli, e all’attuale ad dell’Anas Massimo Simonini, figlio di un dirigente dell’Anas nominato ad dall’ex ministro Danilo Toninelli. Il 24 giugno Toninelli ha chiesto chiarimenti via lettera sull’ammanco principale, quello dell’Anas Tec Gulf del Qatar. Il 25 giugno l’attuale ad Aie, Guido Perosino, subentrato a Bernardo Magri in aprile dopo sei mesi di vacatio, è partito per Doha in cerca di 7 milioni di euro di denaro pubblico che non sono mai più tornati indietro. Quello che ha trovato Perosino in Qatar non deve essergli sembrato gradevole, perché ha aggiunto la sua segnalazione a quella di Zingale e si è messo al lavoro su un piano industriale da ultima spiaggia con l’assistenza di Pwc. Il piano è stato approvato il 20 novembre e spedito per il vaglio definitivo alla holding Ferrovie”.

“A completare il quadro – continua l’inchiesta, in un paragrafo intitolato “Nostalgia Gheddafi” – ci sono due relazioni del collegio sindacale Aie (2017 e 2018) che «ha rilevato gravi criticità» e un parere pro veritate ancora più critico firmato dall’avvocato Mario Bussoletti che l’Anas intende usare contro il suo ex manager Magri. L’ingegnere napoletano, 59 anni, non ha avuto un attimo di tempo per chiamarsi disoccupato visto che appena si è dimesso da Aie (settembre 2018) è diventato uno dei principali dirigenti operativi del gruppo Gavio come amministratore delegato di Satap (Torino-Piacenza), Asti-Cuneo, Siteco e Autofiori, la concessionaria che gestisce la Torino-Savona dove domenica 24 novembre è crollato un viadotto a causa di una frana.
Ma procediamo con ordine. L’idea di trasformare l’Anas in competitor internazionale nasce una decina di anni fa, quando si tenta di lanciare la società sul libero mercato per giustificarne l’uscita dal perimetro del debito pubblico. Il fatidico 30 agosto 2008 il colonnello Muhammar Gheddafi, capo della Jamahiryya libica, pianta le tende a villa Borghese e firma con il premier Silvio Berlusconi l’accordo che prevede, come risarcimento per l’occupazione coloniale, di un’autostrada costiera dal confine tunisino al confine egiziano. L’impegno è affidato all’Anas. Tre anni dopo Gheddafi viene ucciso e la Libia precipita nel caos. Ma a Roma si insiste sul presunto Eldorado delle commesse estere, forse perché in Italia ci si annoia da quanto tutto va bene. Il numero uno dell’Anas, l’ex dell’Iri Pietro Ciucci, costituisce Aie a giugno del 2012. La nuova società apre in pochi anni quattro filiali (Colombia, Georgia, Argentina, Qatar) e nove partecipate fra Libia, Algeria, Russia e India. Nell’autunno del 2015 Matteo Renzi sostituisce il lettiano Ciucci con Gianni Vittorio Armani, figlio di Pietro, anch’egli ex amministratore Iri in quota Alleanza nazionale. Armani si dà da fare. Chiude un accordo con l’Iran a luglio del 2016, alla presenza del ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio e del suo omologo iraniano Abbas Ahmad Akhoundi. Nel 2017 sbarca in Russia per il tracciato Rostov-Krasnodar. Due anni dopo tocca al subcontinente con la costituzione di Anas Tee India e poi all’Armenia, per il corridoio autostradale nord-sud.
Ogni volta si comunica allo spettabile pubblico che si tratta di investimenti stramiliardari (3,6 miliardi in Iran, un miliardo in Armenia, centinaia di milioni in Russia). Queste cifre sono ancora nulla a paragone dell’avventura in Qatar dove l’Anas informa che la famiglia reale, guidata dall’emiro Tamim al Thani, programma investimenti in infrastrutture per 140 miliardi di dollari in vista dei mondiali di calcio del 2022. La manifestazione sportiva è contestatissima ma pecunia non olet e piatto ricco mi ci ficco.
In realtà gli incassi sono ampiamente inferiori agli annunci. In Qatar Anas assiste Ashghal, l’authority dei lavori pubblici locale, nella preparazione dei capitolati di progettazione con una commessa che era già stata firmata nel 2012 e che valeva cinquanta milioni in sette anni. I ricavi Aie del 2018, in aumento rispetto agli anni precedenti, sono poco al di sotto dei nove milioni di euro con perdite per 7,5 milioni sulle quali incidono i costi del personale (3,7 milioni di euro). Nel biennio 2019-2020, sterilizzate le emorragie principali, ci dovrebbero essere perdite aggregate per altri due milioni di euro. Allora perché è stata tenuta in piedi Aie? Armani stesso, in un’intervista all’Espresso dell’ottobre 2015, aveva manifestato perplessità sulla struttura e aveva abolito la figura del direttore generale, occupata da Fabrizio Averardi Ripari coinvolto nell’inchiesta fiorentina sul sistema delle opere pubbliche”.

“La ristrutturazione targata Armani si orienta verso la creazione di società all’estero ma va subito incontro a qualche difficoltà – continua l’articolo di Gianfrancesco Turano, titolando a pagina 36, “Sono Omar, risolvo problemi”, parafrasando Wiston Wolf della pellicola “Pulp Fiction” di Quentin Tarantino, reso molto efficace dall’attore Harvey Keitel – Per l’Atg di Doha Magri decide di ricorrere a Vittone, aostano di 49 anni, che al primo punto del suo curriculum indica appunto «spiccate doti di problem solving». Laureato in scienze politiche alla Cattolica di Milano, Vittone è capo della sicurezza ai Giochi Mondiali militari disputati in Val d’Aosta nel 2010. A marzo del 2012 debutta nel mondo delle concessionarie come amministratore del Rav, il raccordo autostradale della Val d’Aosta gestito da Atlantia. La Stampa titola: alla Rav serve il reduce dell’Iraq, sottolineando che Vittone fa parte dell’associazione volontari di Stay behind definita «discussa formazione paramilitare top secret». Il presidente dell’associazione, Antonio Sanviti, querela il giornale che avrebbe diffamato i gladiatori.
Terminato il mandato in Rav, nel maggio 2015 Vittone diventa presidente della società del traforo del Monte Bianco (Sitrasb), controllata dalla regione. Il consigliere Alberto Bertin trova da eccepire sulle qualifiche professionali nel mondo autostradale dell’esperto di intelligence, tanto più che Vittone ha amministrato Rav vivendo in Guinea Conakry dal 2011 al 2014. Il governatore Augusto Rollandin, condannato in primo grado a quattro anni e sei mesi per corruzione a marzo di quest’anno, risponde che Vittone era nel paese africano «per collaborare a progetti di volontariato». Bertin replica che non dubita delle capacità di Vittone di gestire il traforo: «è stato talmente bravo che l’ha fatto dalla Guinea, un esperto in trasporti, addirittura di teletrasporto».
L’ironia del consigliere non turba Vittone che resta in carica in Sitrasb fino a novembre 2017, poco prima che venga fondata l’Atg a Doha e che l’esperto di intelligence vi venga destinato. Dal parere pro veritate chiesto da Aie risulta però che, a dispetto della retribuzione «Vittone non ha in effetti mai operato in Qatar non avendo conseguito il necessario ID (documento di identità locale)»”.

“Forse a San Marino non lo sanno – si legge su “L’Espresso” nel paragrafo intitolato “Il Console onorario” – perché il 14 maggio 2018 il Congresso di Stato della Repubblica del Titano nomina Vittone console onorario in Qatar e la Camera di commercio locale lo delega agli affari internazionali con l’obiettivo di partecipare agli appalti del Mondiale 2022. A San Marino Vittone, che fa parte dell’Icrim, il centro di ricerca sul management della Cattolica, organizza incontri tra l’ateneo e il segretario di Stato allo sport per inserire la piccola repubblica nella Summer school in football stadia management, non proprio una priorità visto che l’impianto maggiore del Titano, ribattezzato San Marino Stadium, ha una capienza intorno ai cinquemila posti.
Il rapporto di lavoro fra l’esperto di intelligence e Aie si conclude il 30 maggio 2018 su decisione di Magri al quale oggi Anas rimprovera di non avere osservato «le procedure interne di selezione del personale». Ne consegue «la responsabilità risarcitoria di Magri» verso la capogruppo.
A dispetto delle critiche sulla sua gestione di Aie, Magri è ancora direttore generale di Sitaf, la società concessionaria del traforo del Frejus dov’è entrato nel 1996 come direttore tecnico. Il padre Ennio, classe 1933, è uno dei più noti avvocati amministrativisti d’Italia con lo studio Msa (Magri Sersale Ambroselli) fondato a Napoli nel 1960. Nel 1970 lo studio ha aperto una sede a Roma dedicata ai rapporti con la pubblica amministrazione e un’altra nel 2000 a Milano con specializzazione nel project financing. Padre e figlio sono soci di una srl, la Servizi legali. Magri senior, che era in ottimi rapporti con lo storico numero uno di Sitaf, Felice Santonastaso, ex Iri-Italstat scomparso nel 2014, ha patrocinato Sitaf almeno fino al 2017 in una causa civile definita dalla Cassazione”.

“Il groviglio di interessi familiari e societari è complicato dalla situazione particolare della società che gestisce il traforo del Frejus e la Torino-Bardonecchia – sottolinea ancora Turano nell’ultimo paragrafo, intitolato “Braccio di ferro con Gavio” – Al momento, il controllo è dell’Anas, e dunque delle Fs guidate da Gianfranco Battisti, perché la società pubblica ha rilevato le quote del Comune e della provincia di Torino per un complessivo 19 per cento del capitale alla fine del 2014. Il gruppo Gavio, azionista di minoranza, ha contestato l’acquisto al Tar, che ha bocciato il ricorso due volte. Il consiglio di Stato, invece, ha dato ragione a Beniamino Gavio e, alla fine di ottobre, ha ordinato alla città metropolitana di Torino di revocare la cessione e mettere a gara il 19 per cento del capitale Sitaf, con la possibilità che il gruppo di Castelnuovo Scrivia, forte di 850 milioni incassati dai francesi di Ardian in cambio della maggioranza, faccia un’offerta vincente e si garantisca il controllo del Frejus. La situazione sembra intricata? Lo è. Ricapitolando, Magri è figlio di un legale difensore della controllata Anas Sitaf di cui è direttore generale. Ma è anche manager del gruppo Gavio che è in contenzioso con Anas per strapparle il controllo di Sitaf.
Fino ad aprile del 2019 il manager napoletano è stato anche ad di Tecnositaf Gulf che è stata la prima società del gruppo Anas-Sitaf ad aprire bottega in Qatar (2016) in partnership con una società locale (Gulf business development). Tecnositaf Gulf partecipa alla realizzazione del tunnel Dukhan in Qatar e del tunnel Saadiyat che collega il centro di Abu Dhabi con l’isola dove sorgono il Louvre e il Guggenheim degli Emirati. Amministratore delegato di Tecnositaf Gulf è Raymond Mikhael, cittadino libanese e fratello di Georges, azionista di Defendini logistica, presidente dell’aostana Sav (gruppo Gavio), consigliere di amministrazione di Terna interconnector e di Transenergia insieme allo stesso Bernardo Magri oltre che della Ragusa-Catania di Vito Bonsignore, recentemente statalizzata con un versamento che si aggirerebbe intorno ai quaranta milioni di euro.
Secondo un’interrogazione parlamentare grillina del 18 novembre 2018, è grazie alle conoscenze di Georges e Raymond Mikhael che Paolo Massimo Armani, fratello maggiore dell’ex ad Anas, è arrivato alla guida della società libanese Scale up del gruppo Al Yafi.
Insomma, non è tanto che il mondo è piccolo. E’ che è pieno di fratelli”.

Fonte: L’Espresso di domenica 1° dicembre

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