Luigi Bertschy e Pierluigi Marquis

Pierluigi Marquis giudica «incredibile e vergognoso» il metodo per gli indennizzi per gli autonomi. «Grottesco» aggiunge Massimo Lévêque





«E’ incredibile e vergognoso che la Pubblica amministrazione lavori in questo modo». Lo scrive, su “Facebook”, Pierluigi Marquis, consigliere regionale della Stella Alpina, ex presidente della Regione, presidente della seconda Commissione consiliare, in merito all’indennizzo a favore dei lavoratori autonomi e liberi professionisti previsto dall’articolo 5 della legge regionale 5 del 2020, sulle “Ulteriori misure regionali urgenti di sostegno per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da covid-19”, approvata dal Consiglio Valle il 21 aprile scorso e formata da 22 articoli.

La possibilità di chiedere l’indennizzo per i mesi di marzo ed aprile, riservata dei lavoratori autonomi e liberi professionisti valdostani, per cercare di ottenere 400 euro al mese, è stata aperta alle ore 12 di giovedì 14 maggio sulla piattaforma (questa) già attivata il 29 aprile dalla Regione per il “bonus a favore dei soggetti con figli a carico” (articolo 10 della legge). Successivamente, il 6 maggio è stata aperta la possibilità di presentare le domande per il “contributo studenti universitari” (articolo 7 della legge) ed il 12 quelle per il “contributo contratto di locazione ad uso non abitativo” (articolo 6).

Luigi Bertschy, assessore regionale agli affari europei, politiche del lavoro, inclusione sociale e trasporti, esponente dell’Union Valdôtaine Progressiste, lo scorso 11 maggio aveva dichiarato che «quando mi sono assunto la responsabilità politica di gestire la struttura amministrativa che ha cominciato la propria attività il 27 aprile per erogare gli indennizzi previsti nella legge regionale numero 5 ero consapevole delle difficoltà e dei problemi che ci sarebbero stati a gestire questa sfida. Per l’Amministrazione regionale questa è una rivoluzione e portarla avanti in un regime di ordinaria amministrazione rende tutto ancora più difficile. È davvero una rivoluzione amministrativa ma anche di approccio culturale nei rapporti tra Regione e cittadini».

«I problemi non devono però essere un alibi perché ci sono cittadini e imprese che vivono una crisi economica senza precedenti e attendono risposte – si leggeva, ancora, nella nota della Regione – le critiche non possono che essere uno stimolo per fare meglio e per dare, tutti, ancora di più. A soli quindici giorni dall’inizio del lavoro della nuova struttura oggi sono in corso i pagamenti della prima misura e credo che questo sia un dato positivo da segnalare. Ribadisco quindi il mio impegno affinché #nessunosaraescluso# (#sic!) rinnovando il mio contributo al superamento delle difficoltà create dall’epidemia “covid–19”, nella consapevolezza che è con serietà e con umiltà che potremo affrontare questa terribile emergenza economica e sociale».

«Purtroppo oltre alla lentezza già evidenziata la scorsa settimana di approntamento della piattaforma – ha evidenziato Marquis, che tecnicamente, fa parte della maggioranza che ha portato Bertschy a sedersi sulla poltrona da assessore – segnalo che nelle istruzioni online risulta impedita la possibilità di richiedere il beneficio a soggetti che ne hanno diritto (soci lavoratori di società con posizione previdenziale attiva), sono anche solo indicati una parte dei “codici Ateco” con attività sospesa per legge. Tutto ciò a fronte della costituzione da parte della Giunta di un’apposita struttura a questo dedicata. In questo momento bisognerebbe essere più attenti perché questi pasticci aumentano confusione e tensione tra la gente già di per se in grande difficoltà. C’è differenza tra legislatore e potere esecutivo, per quanto mi concerne ho votato la legge e il mio ruolo non si spinge a livello gestionale. Il Consiglio è decaduto proprio perché non c’era più un maggioranza quindi non capisco come potrei esserne parte. Per il resto sono “basito” che sia stata interpretata la legge regionale con questa modalità escludente».

Inoltre, la compilazione della domanda è piuttosto complessa: nonostante sia stato dichiarato più volte che “gli uffici” procedono ai controlli prima di erogare le somme (si parla, comunque, di poche centinaia di euro), le responsabilità giudiziarie ed amministrative sono sempre in capo al richiedente, che deve effettuare dichiarazioni complesse che vengono richieste anche se sono dati già in mano alla Pubblica amministrazione.
«Capisco che il fatto che sia stata affidata a “In.Va.” costituisca un’attenuante (spero sia chiaro il sarcasmo) – ha commentato Luca Poggianti, studioso e consulente fiscale – ma che questi ci mettano quasi un mese per partorire un errore così allucinante (i soci lavoratori delle società non sono esclusi dalla legge) dovrebbe far cadere qualche testa. Ma tanto non capita mai nel pubblico e dintorni».

«E’ comunque grottesco che, oltre a impiegare più di tre settimane a mettere a punto la piattaforma per le domande online – ha aggiunto Massimo Lévêque, professore universitario, già direttore di “Finaosta”, la finanziaria della Regione – le domande di indennizzo non siano tutte disponibili. Articolo 5 e articolo 7? Ma dove sta il problema? Se in un caso c’è un documento in più da presentare (“Unico2019”) è un motivo valido per fare aspettare ulteriormente più della metà della platea dei potenziali beneficiari? Poi c’è il delirio dei documenti sul de-minimis (inconcepibili e incomprensibili). Una procedura con cinque campi da compilare (un compito in classe di uno studente di informatica ai primi anni delle scuole superiori) che ci mette un mese a essere pronta? Complimenti a “In.Va.” e a chi le è stata dietro per “fare bene e in fretta”».

Lévêque, che parla di «disastro di Amministrazione regionale. Riescono a far fare miglior figura all’Inps», chiarisce anche il fatto che «il contributo deve essere dato alla persona che deve avere la sua posizione previdenziale, come per i 600 euro statali. L’unica differenza è se l’attività è stata obbligata a chiudere (articolo 5) o meno (articolo 7), nel qual caso deve aggiungere alla domanda “Unico 2019”. La società non c’entra e non è il soggetto richiedente/beneficiario».
«Sulla piattaforma della Regione hanno scritto cose non previste dalla legge – aggiunge ancora l’ex direttore di “Finaosta” – i destinatari dell’indennizzo, regionale come quello statale, sono lavoratori autonomi (la partita IVA che hanno introdotto non c’entra nulla), residenti in Valle e “titolari di posizione previdenziale obbligatoria”. Se svolgono una attività sospesa per decreto, rientrano nell’indennizzo dell’articolo 5, altrimenti in quello dell’articolo 7. Le società e le partite IVA non c’entrano nulla e chi ha scritto quel testo ha messo dei paletti non previsti dalla legge regionale né da quella dei 600 euro statali a cui la legge regionale fa riferimento».

«In merito alle problematiche relative agli aiuti per i lavoratori autonomi – spiega, sempre su “Facebook”, Roberto Cognetta, consigliere regionale di “VdAlibra” – chiariamo che questo è il frutto di una assurda e incredibile interpretazione della legge fatta con la delibera numero 384 di venerdì 15 maggio dal dirigente responsabile della struttura aiuti che fa capo all’assessore Bertschy. In pratica con una interpretazione personale e contraria ai dettami del Codice civile ha di fatto escluso tutti i soci di società di persone dalla possibilità di ricevere aiuti. Perché una interpretazione così restrittiva se non errata della legge? Il Codice civile non conta? No, qui la questione è un’altra la burocrazia uccide più del “covid-19”. Lunedì in seconda Commissione chiederò ufficialmente di modificare tale delibera che, di fatto non è collegata alla legge approvata e quindi è nulla».

“Si tratta di un indennizzo di 400 euro al mese, per i mesi di marzo e aprile 2020, a favore dei lavoratori autonomi e dei liberi professionisti iscritti alle professioni ordinistiche, residenti in Valle d’Aosta, che hanno sospeso l’attività – si legge nel comunicato della Regione che annuncia l’apertura della possibilità di presentare le domande – secondo quanto disposto dal decreto del presidente del Consiglio dei Ministri 11 marzo 2020 (Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da “covid-19″, applicabili sull’intero territorio nazionale) e non compresi nell’allegato 1 e nell’allegato 2 del medesimo dpcm. I beneficiari dovranno inoltre essere titolari di una posizione previdenziale obbligatoria. La misura è riservata a coloro che, in base al proprio inquadramento previdenziale, non possono accedere a specifici istituti di tutela quali gli ammortizzatori sociali”.

«Non finiremo mai di stupirci dei membri della maggioranza che hanno dato vita alla Giunta Testolin e ora, anche con ruoli apicali, picchiano duro su ritardi e inefficacia della loro Giunta – ha commentato Elso Gerandin, consigliere regionale di Mouv’ – Caso di scuola di voler tenere il piede in due scarpe: Governo e protesta! Nel mentre, metà del mondo partite Iva non viene considerato, nonostante la legge regionale approvata il 21 aprile è stata fatta per sopperire alle mancanze statali».

Fonti: profili “Facebook” di Pierluigi Marquis, Massimo Lévêque ed Elso Gerandin e Ufficio stampa Regione autonoma Valle d’Aosta

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