La targa commemorativa del primo Consiglio Valle

Mattarella celebra i Consigli regionali: «il principio di autonomia, delle Regioni e degli Enti locali, è alle fondamenta della costruzione democratica»





«Cinquant’anni or sono i cittadini delle Regioni a statuto ordinario vennero chiamati per la prima volta alle urne per eleggere i loro rappresentanti nei Consigli regionali. Si completava così il disegno dei Costituenti e la democrazia nel nostro Paese compiva un ulteriore, significativo passo in avanti, ampliando le sue basi e rafforzando il carattere pluralista delle sue istituzioni».
Inizia così il messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, diffuso domenica 7 giugno in occasione del 50esimo anniversario delle prime elezioni regionali nelle regioni a statuto ordinario, che si tennero il 7 ed 8 giugno 1970, insieme alle elezioni amministrative provinciali e comunali.

In Valle d’Aosta, regione a statuto Speciale, la prima elezione del Consiglio Valle si tenne ventun anni prima, il 24 aprile 1949, con un sistema elettorale “ipermaggioritario” risalente alle elezioni provinciali del 1924, che prevedeva l’assegnazione dei quattro quinti dei 35 seggi alla lista che avesse ottenuto il maggior numero dei voti ed il resto alla seconda, con esclusione di tutte le altre e con la possibilità di votare disgiuntamente, dando la propria preferenza a candidati di due liste contrapposte. Il risultato premiò la coalizione tra Democrazia Cristiana ed Union Valdôtaine, che raccolse il 43,6% dei voti e portò nell’Assemblea tutti i 28 candidati mentre i sette restanti posti andarono alle liste della sinistra con il 33,2 per cento, mentre quella “del Campanile” con il 16,6% e quella “italiana” con il 6,6% restano fuori. Presidente della Giunta regionale venne eletto l’unionista Severino Caveri, mentre Vittorino Bondaz, esponente della DC, ricoprì il ruolo di presidente del primo Consiglio Valle (i cui membri percepivano un gettone di presenza di cinquemila lire per ogni seduta mensile), che nei successivi cinque anni, non riuscì ad approvare neppure una legge regionale, con la coalizione DC-UV che si sfasciò nel mese di luglio del 1954 ma riuscì, con l’appoggio esterno delle sinistre ad arrivare alla scadenza naturale, prevista a dicembre dello stesso anno.

«La Repubblica nasce nel rifiuto del carattere autoritario e centralista dello Stato – ha ricordato il Capo dello Stato, nel suo messaggio – inasprito dal regime fascista, contro la tradizione dei liberi Comuni e delle identità dei territori, ricchezza della civiltà dell’Italia. Il principio di autonomia, delle Regioni e degli Enti locali, è alle fondamenta della costruzione democratica, perché appartiene al campo indivisibile delle libertà e costituisce un regolatore dell’equilibrio costituzionale. L’esperienza delle Regioni ha attraversato diverse stagioni, è stata oggetto di confronti molto intensi, e di riforme che hanno modificato non solo il profilo legislativo e amministrativo degli enti, ma anche il funzionamento complessivo dei poteri democratici della Repubblica».

«Dopo mezzo secolo di esperienza la riflessione è ancora aperta – ha evidenziato Mattarella – e la stessa lotta alla pandemia ci ha posto di fronte a nuovi interrogativi su come rendere migliore il servizio ai cittadini ed evitare che conflitti e sovrapposizioni tra istituzioni possano creare inefficienze paralizzanti o aprire pericolose fratture nella società. La libertà dei territori e l’autonomia delle comunità sono un contributo all’unità nazionale, nel quadro di una leale collaborazione tra i diversi livelli istituzionali. Le intese tra Stato, Regioni, Comuni, Province sono parte qualificante dell’azione di governo. Le diversità, se non utilizzate in modo improprio, sono un moltiplicatore di crescita civile, economica, culturale. L’Europa stessa è chiamata a valorizzare la dimensione regionale, come vettore di integrazione. Affinché il pluralismo e la sussidiarietà assumano il valore che è loro proprio, è necessario che questi concorrano alla realizzazione dei principi fondamentali di solidarietà e di uguaglianza sanciti dalla Costituzione».

«Le Regioni e le autonomie degli enti locali accresceranno le opportunità del Paese – ha concluso il Presidente della Repubblica – anche in questa stagione di ripartenza, se sapranno contribuire a garantire e rendere effettivo il carattere universale dei diritti sociali e di cittadinanza del popolo italiano, al cui servizio tutte le istituzioni democratiche sono poste. Siamo chiamati a una prova impegnativa: l’Italia ha le carte in regola per superare la sfida. Non vincerà da solo un territorio contro un altro, non prevarrà una istituzione a scapito di un’altra, ma solo la Repubblica, nella sua unità. Decisiva sarà la capacità di tenere insieme pluralità e vincolo unitari».

Fonti: Ufficio stampa Quirinale e Consiglio regionale della Valle d’Aosta
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