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Topolino in patois esaurito in poche ore: richiesta una nuova distribuzione

redazione aostapresse.it

mercoledì 14 Gennaio 2026 • h. 10:00

Topolino in patois esaurito in poche ore: richiesta una nuova distribuzione

di redazione aostapresse.it | Mer 14 Gen 26 – h. 10:00

Il numero 3660 di Topolino, distribuito in edicola mercoledì 14 gennaio 2026, annunciato da aostapresse.it lo scorso novembre, è andato esaurito in poche ore ad Aosta nonostante una distribuzione rinforzata di 50 copie contro le sei abituali: a fare la differenza è stata la versione in francoprovenzale valdostano della storia “Paperino lucidatore a domicilio”, scritta da Vito Stabile e disegnata da Francesco D’Ippolito.​

L’iniziativa di Panini Comics

Il numero si inserisce nella terza edizione dell’“Operazione dialetti”, lanciata da Panini Comics in occasione della Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali del 17 gennaio: oltre al francoprovenzale valdostano, la storia è stata tradotta in bolognese, genovese e catanzarese.
Le copie in dialetto sono state distribuite esclusivamente nelle edicole della zona regionale di competenza linguistica, mentre nel resto d’Italia e per gli abbonati è arrivata la versione in italiano; chi non ha trovato l’albo può ordinarlo in fumetteria o su panini.it.

Il direttore Alex Bertani ha commentato nell’editoriale, ricordando i due numeri precedenti: «il successo è stato debordante. Siamo stati assediati dalle richieste di chi non era riuscito ad accaparrarsi la propria copia. Siamo dovuti correre ai ripari andando in ristampa, credo non accadesse da decenni».​

Un dettaglio della storia in francoprovenzale di Topolino 3660 (© Disney/Panini Comics)

Un dettaglio della storia in francoprovenzale di Topolino 3660 (© Disney/Panini Comics)

La traduzione di Fabio Armand

A curare l’adattamento valdostano è stato Fabio Armand, professore associato in antropologia e linguistica all’Université catholique de Lyon, per il quale il francoprovenzale è lingua materna.
Armand ha utilizzato una grafia storica ed etimologica ispirata al Dictionnaire du patois valdôtain di Jean-Baptiste Cerlogne (1907) e al Nouveau dictionnaire di Aimé Chenal e Raymond Vautherin (1997), basata in larga parte sull’ortografia francese.
​Nella sua nota introduttiva, il linguista ha spiegato che il francoprovenzale «è una lingua transfrontaliera» parlata tra Francia (Auvergne-Rhône-Alpes), Svizzera romanda e Italia (Valle d’Aosta, alcune valli piemontesi e due comuni pugliesi), formatasi lungo le antiche vie che collegavano Roma a Lione attraverso i colli del Grande e del Piccolo San Bernardo.

I nomi dei personaggi sono stati “valdostanizzati”: Paolino Paperino è diventato Petsou Paul Papereun, Paperon de’ Paperoni è diventato Paperon di Grou Canar, mentre l’affarista Bob McLishop si è trasformato in Robert Quatseute-tot (“che compra tutto”).
Paperopoli si chiama Canarveulla (da Veulla, il nome francoprovenzale di Aosta), mentre il Picco Tallero è diventata la Becca Croson, dal nome di una moneta in uso in Valle d’Aosta tra il XVII e il XVIII secolo.​

Armand ha spiegato di aver voluto dimostrare che il francoprovenzale «è una lingua viva, capace di stare anche dentro un fumetto popolare e contemporaneo», con l’obiettivo di avvicinare le nuove generazioni a un idioma che soffre di una trasmissione familiare sempre più rara.

Alcune vignette della storia in francoprovenzale di Topolino 3660 (© Disney/Panini Comics)

Alcune vignette della storia in francoprovenzale di Topolino 3660 (© Disney/Panini Comics)

Le precedenti edizioni

L’Operazione dialetti era stata avviata con il numero 3608 del 15 gennaio 2025 con la storia “Zio Paperone e il PDP 6000” in milanese, fiorentino, napoletano e catanese sceneggiata da Niccolò Testi e disegnata da Alessandro Perina, e proseguita con il numero 3619 del 2 aprile 2025 con “Topolino e il ponte sull’oceano” in torinese, veneziano, romanesco e barese, scritta da Alessandro Sisti e disegnata da Marco Gervasio.

Alex Bertani ha promesso che arriveranno altre traduzioni per le regioni ancora scoperte, confermando che «fumetto e cultura pop possono diventare importanti vettori di trasmissione del nostro patrimonio culturale».