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La Lega e Renaissance chiedono di un intitolare un’aula dell’UniVdA a Charlie Kirk

redazione aostapresse.it

mercoledì 21 Gennaio 26 • h. 10

La Lega e Renaissance chiedono di un intitolare un’aula dell’UniVdA a Charlie Kirk

di redazione aostapresse.it | Mer 21 Gen 26 • h. 10

Una mozione di Lega Vallée d’Aoste e La Renaissance Valdôtaine chiede alla Giunta regionale di “sostenere e promuovere” presso l’Università della Valle d’Aosta l’intitolazione di un’aula studio o spazio didattico a Charlie Kirk, in memoria del suo “contributo al dialogo democratico e non violento”. Il testo è firmato dal consigliere Andrea Manfrin (primo firmatario), che non ha mai fatto mistero del suo supporto al movimento MAGA (Make America great again, lo slogan di Donald Trump) insieme a Corrado Bellora, Simone Perron ed Eleonora Baccini.
Nella mozione Kirk viene descritto come fondatore di Turning Point USA, promotore di libertà di espressione e attivismo giovanile, ucciso il 10 settembre 2025 durante un evento pubblico alla Utah Valley University; si richiama anche la proclamazione di un “National Day of Remembrance” in suo onore negli Stati Uniti.

“Pace e libertà” (e “dialogo non violento”): quanto regge la narrazione della mozione

Kirk è stato sì un paladino della “free speech” nella versione MAGA, ma presentarlo come figura di “dialogo democratico e non violento” è una forzatura politica, perché la sua notorietà era costruita anche su retorica provocatoria e polarizzante.
Reuters, ad esempio, lo descrive come un attivista dalla retorica provocatoria che ha ispirato i sostenitori e “infurIato” gli avversari, con polemiche legate a attacchi a comunità LGBTQ, immigrazione, affirmative action, e accuse di misinformazione e uscite incendiarie.
Sul piano dei “valori”, FactCheck.org ricorda che Kirk disse che fu un “enorme errore” approvare il Civil Rights Act del 1964 (legge cardine contro la discriminazione): non proprio un biglietto da visita “trasversale” quando parli di libertà come valore comune.
E Turning Point USA è stata spesso contestata nel mondo universitario anche per strumenti come la Professor Watchlist, considerata da molte organizzazioni accademiche una leva di pressione/bersaglio sugli insegnanti.

Morale: “libertà” può essere (per alcuni) un’etichetta coerente con il personaggio; “pace” e soprattutto “non violenza” come tratto identitario sono invece molto contestabili se si guarda al profilo pubblico e al tipo di comunicazione che lo ha reso famoso.

Charlie Kirk

Charlie Kirk

La reazione di Guichardaz: «una schifezza inopportuna, propaganda e pressione sull’Università»

Durissima la presa di posizione di Jean-Pierre Guichardaz, consigliere regionale del Partito Democratico ed ex assessore all’istruzione. Il suo ragionamento parte da un punto netto: la violenza politica va condannata sempre, ma proprio per questo, sostiene, la morte di Kirk è diventata carburante per una narrazione identitaria.
Secondo Guichardaz, la mozione tenta di «importare» in Valle d’Aosta quella narrazione, arrivando a presentare Kirk come figura di «dialogo democratico e non violento». E qui, dice, sta il punto «più grave»: non una provocazione social, ma un atto formale che coinvolge un’Istituzione accademica.
Il secondo affondo riguarda l’autonomia dell’Ateneo: l’ex assessore contesta l’idea che Regione e politica possano “promuovere” un’intitolazione universitaria, richiamando lo Statuto e gli organi dell’Università come sedi decisionali. Sullo sfondo, la domanda politica: quanto è sano il rapporto tra governance universitaria e rappresentanza istituzionale se qualcuno prova a usarlo per un’operazione simbolica.

Chi decide davvero su un’intitolazione in UniVdA

Al di là della polemica, il nodo tecnico è reale: l’Università è un’Istituzione con autonomia, nel quadro dell’articolo 33 della Costituzione e delle proprie norme statutarie.
E la governance dell’Ateneo prevede organi propri; il Consiglio dell’Università include anche componenti istituzionali (ad esempio, presidente della Regione, sindaco di Aosta, rappresentanti regionali, CELVA), ma questo non significa che Consiglio o Giunta regionale possano “decidere” un’intitolazione come atto politico.

La mozione, che risulta iscritta all’ordine della riunione del Consiglio Valle convocata per mercoledì 28 e giovedì 29 gennaio 2026, rischia di diventare un test politico su tre piani:

  • merito: Kirk è davvero una figura “esemplare” per pluralismo e non violenza, come sostiene il testo? (molti diranno no, e con ragioni documentabili);
  • metodo: è corretto che la Regione “promuova” scelte simboliche dentro l’Università?
  • messaggio: in una Valle d’Aosta che vive già di fratture politiche, ha senso importare una bandiera culturale ultra-polarizzante?

Se l’obiettivo era “dialogo”, l’effetto probabile è l’opposto: un’altra miccia.