La Giunta regionale ha deciso di schierare la stessa Amministrazione nel procedimento giudiziario sull’elezione di Renzo Testolin, incaricando un legale esterno per resistere al ricorso presentato dai consiglieri regionali Chiara Minelli ed Eugenio Torrione che contestano l’ineleggibilità del presidente della Regione.
Il procedimento, incardinato davanti al Tribunale civile di Aosta ex articolo 281 decies c.p.c., punta a far dichiarare che Testolin non poteva essere eletto per l’attuale XVII legislatura in base all’articolo 3, comma 3, della legge regionale 21/2007 sui limiti di mandato del presidente.
La mossa della Giunta: la Regione si costituisce in giudizio
La delibera approvata all’unanimità dalla Giunta venerdì 27 marzo 2026 affida la difesa della Regione al professor avvocato Marcello Cecchetti, costituzionalista del foro di Firenze, affiancato dall’avvocato regionale Riccardo Jans, dirigente dell’Avvocatura. L’incarico, che potrà essere svolto congiuntamente o disgiuntamente, vale 14.500 euro di compenso professionale più accessori (spese generali, Cpa, Iva), per una spesa stimata complessiva di 21.157,24 euro a carico del capitolo “Spese e oneri di legge per contenzioso che coinvolgono l’ente”. La Giunta autorizza anche eventuali integrazioni future per spese vive e oneri aggiuntivi che dovessero maturare in corso di causa.
Nella relazione illustrativa, firmata dal vice presidente Luigi Bertschy, in assenza di Renzo Testolin, l’Esecutivo sostiene che il ricorso non riguarda solo la posizione personale del presidente, ma “investe la legittimità” della delibera del Consiglio regionale che lo ha proclamato eletto e, di conseguenza, la stabilità degli organi di vertice della Regione. In caso di accoglimento, si legge, la decadenza di Testolin comporterebbe la necessità di eleggere un nuovo presidente e una nuova Giunta, con effetti “rilevanti sulla stabilità istituzionale e sulla continuità dell’azione amministrativa”, motivo per cui la Regione rivendica un interesse “proprio, attuale e distinto” a prendere parte al giudizio.

Chiara Minelli ed Elio Riccarand
Dai tre pareri al ricorso di AVS – Rete Civica VdA
Il ricorso di Chiara Minelli ed Eugenio Torrione, depositato lo scorso ottobre, arriva al termine di un confronto politico e giuridico iniziato alla fine della passata legislatura, quando Minelli aveva sollevato il tema dei limiti di mandato per Testolin e per Bertschy, richiamando la legge sull’elezione del presidente della Regione.
Contro il parere pro veritate del giurista Andrea Morrone, che aveva sottolineato il fatto che “avendo già ricoperto per tre volte consecutive una carica interna alla Giunta regionale, in tre legislature successive gli attuali titolari della carica di presidente e vice presidente della Regione non sono rieleggibili, nella prossima legislatura, per una quarta volta ad una carica interna alla Giunta”, sul quale si basa il ricorso di AVS – Rete Civica VdA, gli stessi Testolin e Bertschy avevano chiesto un parere al professor Enrico Grosso, che aveva dato una lettura restrittiva della possibilità di un “nuovo giro” per la stessa maggioranza, confermata dal terzo parere, richiesto (e pagato) dal Consiglio Valle al costituzionalista Nicola Lupo, favorevole alla continuità.
Alla luce di quel parere, la maggioranza dell’Assemblea consiliare aveva confermato la legittimità dell’elezione di Testolin a presidente della Regione, respingendo le pregiudiziali sollevate da AVS – Rete Civica VdA in Aula. Minelli e Torrione sono quindi passati al contenzioso civile, presentato al tribunale di Aosta, e non al Tar, perché la riguarda un caso di ineleggibilità. Potenzialmente il ricorso riguardava anche Luigi Bertschy, ma poi è stato limitato al solo Renzo Testolin, in quanto il suo accoglimento provocherà un “effetto domino” immediato sul resto dell’Esecutivo. Il Tribunale ha fissato la prima udienza per mercoledì 22 aprile 2026, con termine per la costituzione di parte convenuta dieci giorni prima.

L’ingresso del tribunale di Aosta
Spese legali pubbliche per una causa politica
Dal punto di vista politico, il punto più sensibile della delibera riguarda la scelta di utilizzare risorse pubbliche per difendere in giudizio la posizione di Testolin su un tema, quello dell’ineleggibilità, che andrebbe inquadrato come una questione di responsabilità personale e politica, non di interesse dell’Ente.
A differenza della Giunta regionale, AVS – Rete Civica VdA si fa infatti carico internamente dei costi del proprio ricorso, finanziato con i contributi versati dagli eletti, mentre il presidente, pur percependo un’indennità più alta e una diaria legata all’esercizio del mandato, si avvale della copertura economica dell’Amministrazione regionale per la propria difesa. Non è escluso però che Renzo Testolin nomini, personalmente, un ulteriore legale che si affiancherebbe al consulente ed al dipendente regionale.
La Giunta, nella delibera, ha provato a rovesciare la prospettiva: la notifica del ricorso alla Regione come denuntiatio litis “facoltizza espressamente” la partecipazione al giudizio e giustifica il coinvolgimento diretto dell’Avvocatura e di un legale esterno. La tesi è che in discussione non ci sia solo la permanenza di Testolin in carica, ma la regolarità degli atti del Consiglio Valle che lo hanno proclamato presidente e l’intero equilibrio tra organi, a partire dalla possibilità per la legislatura in corso di arrivare a fine mandato.
Sarà il Tribunale di Aosta a decidere se la lettura “costituzionalmente coerente” proposta da Nicola Lupo e fatta propria dall’Avvocatura regionale regge al vaglio del giudice, o se le ragioni di Minelli e Torrione sui limiti di mandato troveranno conferma in una sentenza destinata a pesare non solo sul futuro politico di Testolin, ma anche sul modo in cui la Valle d’Aosta interpreta le regole del proprio Statuto nella stagione dei presidenti eletti direttamente dagli elettori.









