Un anno fa, a maggio 2025, aostapresse.it pubblicava i suoi primi articoli. Dodici mesi dopo, la testata ha superato le 800 notizie pubblicate e registra una crescita costante e significativa dei lettori, mese dopo mese, con i primi mesi del 2026 che segnano i risultati migliori dall’apertura.
Da notiziario a giornale di approfondimento
La traiettoria editoriale di questo primo anno non è stata solo quantitativa. aostapresse è nata come strumento di informazione rapida su ciò che accade in Valle d’Aosta, ma nel tempo ha scelto una direzione più impegnativa: raccontare il territorio in profondità. Leggi e bilanci regionali e comunali, delibere, documenti amministrativi, dibattiti istituzionali, materie che spesso vengono citate en passant qui diventano il cuore del pezzo, spiegati e contestualizzati per un lettore che vuole capire, non solo essere informato.
Non è una scelta neutra. Richiede tempo, competenza e la disponibilità a pubblicare meno ma meglio. È la direzione che abbiamo scelto e che intendiamo mantenere.
Un sito che si legge su tutto, senza ripetizioni
Anche sul piano della presentazione grafica aostapresse ha fatto un percorso. Il design iniziale è stato progressivamente ripensato per garantire una lettura fluida su qualunque dispositivo, smartphone, tablet o desktop, con un’interfaccia responsiva che si adatta senza forzature. La scelta di fondo è stata quella di non cedere alla tentazione delle pagine infinite, dove gli stessi contenuti vengono riproposti a rotazione fino all’esaurimento della pazienza del lettore.
Preferiamo offrire strumenti per orientarsi e scegliere: categorie chiare, ricerca efficace, contenuti che non si ripetono. Meno rumore, più sostanza.

Uno dei registratori di aostapresse che raccoglie dichiarazioni, dati, risposte…
Immagini vere, nessuna scorciatoia artificiale
In un panorama dove l’uso di immagini generate dall’intelligenza artificiale si sta diffondendo anche nel giornalismo locale, con il risultato di restituire una Valle d’Aosta irreale, aostapresse ha scelto di non percorrere quella strada. Ogni immagine pubblicata è reale. È una scelta di rispetto verso i lettori e verso il territorio che raccontiamo.
Stessa coerenza sul fronte dei social: la nostra presenza è volutamente contenuta. Non inseguiamo i like, non costruiamo personaggi, non alimentiamo il rumore di fondo. Chi vuole leggere sa dove trovarci.
Indipendenza senza se e senza ma
aostapresse non è endorsata da lobby, corporazioni, associazioni di categoria o movimenti politici. Non lo è stata in questo primo anno e non intende esserlo. È una condizione che ha un costo, economico prima di tutto, ma che consideriamo non negoziabile. Un giornale che dipende da chi racconta non è un giornale: è una brochure.
Mentre scriviamo, il giornalismo italiano ed internazionale attraversa una fase di ridisegno profondo e non sempre edificante. Il Gruppo GEDI (La Repubblica, La Stampa), è stato smembrato e venduto a imprenditori pugliesi, sardi e greci, con redazioni che si stanno svuotando ed identità editoriali che si dissolveranno. Il Fatto Quotidiano, nato come voce alternativa e indipendente, mostra i segni di un modello che stenta a reggersi. In televisione, il pluralismo è sempre più una formula retorica mentre i canali si colorano di appartenenze politiche trasparenti. Nei giornali di Antonio Angelucci, deputato leghista, editore di Libero, Il Giornale e Il Tempo, e ras delle cliniche private del centro Italia, nonché recordman assoluto di assenteismo parlamentare nel 2025 con zero presenze su quasi cinquemila votazioni, l’informazione e la politica convivono senza imbarazzo.
Oltre Atlantico, Donald Trump ha trasformato le fake news da patologia in strumento di governo, delegittimando sistematicamente la stampa indipendente e affidando «la verità» ai social e ai suoi stessi comunicati. Il risultato è un’opinione pubblica sempre più frammentata, dove la notizia vera e quella falsa competono sullo stesso piano algoritmico.
Eppure il giornalismo non è morto. Il New York Times ha superato i dieci milioni di abbonati digitali: la gente paga per leggere giornalismo di qualità quando sa che lo trova. Non è un paradosso: è la dimostrazione che la crisi non riguarda il mestiere in sé, ma i modelli che lo hanno tradito.
In questo scenario, fare informazione locale indipendente in una regione di 120mila abitanti può sembrare anacronistico. A noi sembra invece più necessario che mai.

Il direttore di aostapresse davanti alle porte chiuse del foyer del Consiglio Valle
La questione economica, con franchezza
Google AdSense ci permette di stare online, ma non di sostenere una redazione. Lo diciamo chiaramente perché crediamo nella trasparenza anche quando fa un po’ male.
Agli inserzionisti che in questo primo anno hanno scelto di investire su aostapresse va un ringraziamento sincero: hanno creduto in un progetto che non chiedeva fiducia cieca, ma la meritava.
Ma per continuare a fare questo lavoro, e farlo bene, serve di più. Serve che chi opera in Valle d’Aosta consideri aostapresse uno strumento utile anche dal punto di vista della comunicazione commerciale. Non chiediamo favori: offriamo lettori reali, in crescita, che leggono davvero.
Cosa ha letto davvero la Valle d’Aosta
La classifica degli articoli più letti in questo primo anno offre uno spaccato onesto e istruttivo su cosa interessa ai valdostani quando cercano informazione online. Accanto ai temi che ci si aspetta la politica regionale e comunale, le elezioni, la viabilità, le calamità naturali, emergono alcune sorprese: la storia di cronaca nera che coinvolge un valdostano a Bologna, un finto ulivo scomparso da un bar del centro di Aosta e l’arrivo dell’escavatore da 200 tonnellate per demolire i grattacieli del Quartiere Cogne.
Non è cinismo: è il pubblico. Le persone leggono ciò che le tocca da vicino, ciò che riconoscono, ciò che le sorprende o le intriga. Il compito di un giornale non è ignorarlo né assecondarlo ciecamente, è costruire intorno a quell’interesse un’informazione che vada più in profondità. Che dietro la notizia sul carabiniere premiato ci sia una storia di competenza e dedizione che merita di essere raccontata. Che dietro al dato sulle elezioni ci sia una legge elettorale da spiegare. Che dietro l’escavatore ci sia una storia di rigenerazione urbana lunga vent’anni.
È questo il giornalismo che vogliamo fare.

I grafici dei numeri di aostapresse, che per cinque volte in un anno sono andati fuori scala
Un mestiere vecchio, strumenti nuovi
Chi scrive e dirige aostapresse porta con sé trent’anni di giornalismo. Sa cosa significa costruire una testata, sa cosa significa vederla crescere, e sa anche cosa significa perderla per ragioni che con la qualità del lavoro non hanno nulla a che fare. Questo bagaglio non è un peso: è la bussola.
Il giornalismo cambia, e chi non cambia con lui si estingue. aostapresse usa l’intelligenza artificiale, la usa ogni giorno, consapevolmente, come strumento di ricerca, sintesi e verifica. Senza esserne succubi: le fonti le controlliamo noi, i giudizi editoriali li prendiamo noi. L’AI è un collaboratore, non un direttore.
Saperla usare senza delegarle il pensiero è oggi una competenza giornalistica a tutti gli effetti.











