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Acqua, clima e parità di genere: la Giornata mondiale vista dalla Valle d’Aosta

scritto da aostapresse.it

mercoledì 25 Marzo 26 • h. 17

Acqua, clima e parità di genere: la Giornata mondiale vista dalla Valle d’Aosta

di aostapresse.it | Mer 25 Mar 26 • h. 17

In Valle d’Aosta la Giornata mondiale dell’acqua 2026, che si è celebrata domenica 22 marzo non è rimasta solo uno slogan. Tra il ciclo di eventi promossi dal BIM, il focus sul legame tra acqua e parità di genere, i dati ISPRA sul calo della risorsa e il dibattito in Consiglio Valle, il tema è entrato nel merito delle scelte concrete. A completare il quadro, le Case dell’acqua di Aosta, con numeri che mostrano come anche i gesti quotidiani possano fare la differenza.

Per la Giornata mondiale dell’acqua, il Consorzio dei Comuni della Valle d’Aosta – Bacino Imbrifero Montano (BIM) ha promosso un ciclo di iniziative rivolte a cittadini, famiglie, studenti ed Amministratori locali, con l’obiettivo di riflettere sul valore della risorsa idrica. Il programma ha intrecciato linguaggi diversi e si è chiuso lunedì 23 marzo all’Università della Valle d’Aosta con il convegno “Dove scorre l’acqua cresce l’uguaglianza”, dedicato al tema scelto dalle Nazioni Unite per il 2026: acqua e parità di genere. Dopo i saluti della professoressa Consuelo Rubina Nava e del presidente del BIM, Vittorio Stefano Anglesio, sindaco di Introd, che hanno richiamato il ruolo dell’Ente nella gestione del servizio idrico integrato, sono intervenute la direttrice del BIM Sara Salvadori e la direttrice generale di SEV Michela Catozzo, illustrando le sfide della governance dell’acqua in Valle d’Aosta. La proiezione del docufilm “Where life flows”, legato al progetto SeTe – Sécheresse et Territoire del programma Interreg Alcotra, ha offerto uno sguardo sulle conseguenze del cambiamento climatico sulle risorse idriche alpine.

Il tavolo del convegno del BIM organizzato all'UniVdA

Il tavolo del convegno del BIM organizzato all’UniVdA

Katya Foletto: acqua, innovazione e giustizia sociale

Al convegno la consigliera regionale di parità, Katya Foletto, ha proposto una lettura dell’acqua come leva di giustizia sociale, con l’idea che «l’innovazione non è mai neutra». Secondo Foletto, tecnologie e dati riflettono le priorità di chi li progetta e oggi permettono di mappare i divari di genere e sociali nell’accesso ai servizi idrici, rendendo visibili disuguaglianze finora poco considerate. L’uso del territorio e delle risorse idriche non è uniforme: occorre chiedersi chi paga il prezzo delle inefficienze delle reti e quali gruppi risultano più vulnerabili quando l’acqua manca o è di scarsa qualità.
Guardando ai Paesi in via di sviluppo, Katya Foletto ha parlato di «femminilizzazione della povertà idrica»: la siccità costringe spesso le donne a percorsi quotidiani fino a sei ore per raggiungere i pozzi, con effetti diretti sull’istruzione delle ragazze, sulla sicurezza personale e sul tempo disponibile per lo studio o il lavoro. Ha citato progetti di mappatura partecipata in Kenya ed Etiopia, dove semplici app permettono alle donne di segnalare in tempo reale guasti ai pozzi, riducendo del 70% i tempi di riparazione, e le esperienze di pompe solari nel Sahel, gestite da cooperative femminili che, grazie a sistemi di micro‑irrigazione, hanno trasformato l’efficienza idrica in autonomia economica.

La riflessione si è estesa anche al contesto europeo, dove la disuguaglianza si manifesta nella gestione domestica dell’acqua e nella cosiddetta “povertà idrica urbana”. Le donne italiane dedicano in media circa cinque ore al giorno al lavoro non retribuito che implica un uso intenso della risorsa, contro meno di due ore degli uomini, mentre l’aumento delle tariffe colpisce in modo particolare i nuclei monoparentali, per l’80% guidati da donne. Nel settore idrico la presenza femminile resta minoritaria sia nella forza lavoro (17‑22%) sia nei vertici aziendali, con il rischio che le infrastrutture continuino a essere progettate senza considerare le esigenze specifiche di tempi, spazi e sicurezza. Da qui l’avvertimento: se non si progetta pensando anche alle donne, si rischia di costruire sistemi idrici per un mondo «che non esiste» in un contesto di crescente scarsità.

ISPRA: risorsa rinnovabile in calo, priorità nazionale

Sul piano dei dati, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) ha pubblicato un aggiornamento del bilancio idrologico nazionale per il 2025, delineando un quadro complesso. Le precipitazioni totali sono state pari a 963,4 millimetri, circa 291 miliardi di metri cubi d’acqua: un valore inferiore del 9% rispetto al 2024, anno particolarmente piovoso, ma ancora superiore del 2% rispetto alla media del trentennio 1991‑2020. La risorsa idrica rinnovabile, ovvero le precipitazioni al netto dell’evapotraspirazione, è stata stimata in 128 miliardi di metri cubi, oltre il 7% in meno rispetto alla media storica e il 19% in meno rispetto al 2024, confermando la tendenza negativa osservata dal 1951 a oggi.

Le maggiori criticità si registrano nei distretti dell’Appennino meridionale e centrale, con deficit sia di precipitazioni sia di risorsa rinnovabile, e nei bacini di Sardegna e Sicilia, dove si sono protratte condizioni di siccità con ripercussioni sulla severità idrica e sulla capacità di soddisfare le richieste umane ed ecologiche. Per il Nord Ovest, dove rientra la Valle d’Aosta, il comunicato non fornisce dettagli, ma il modello BIGBANG utilizzato dall’Istituto viene presentato come strumento per individuare le criticità su scala nazionale e supportare le politiche di prevenzione e adattamento. La presidente Maria Alessandra Gallone ha definito l’acqua «una priorità nazionale», richiamando l’urgenza di ridurre sprechi, promuovere l’uso sostenibile e il riutilizzo delle acque reflue, e rafforzare la cultura della gestione della risorsa.

La Dora di Verney a La Thuile

La Dora di Verney a La Thuile

Consiglio Valle: acqua tra clima, energia e qualità

In apertura del Consiglio Valle di mercoledì 25 marzo la Giornata mondiale dell’acqua è stata l’occasione per un confronto che ha intrecciato emergenza climatica, gestione energetica e qualità delle reti. Il consigliere Andrea Campotaro ha ricordato la frase del docufilm “Where life flows”: “sono ciò che vi tiene in vita, proteggermi non è una scelta”, per rimarcare che l’acqua non è una risorsa come le altre, ma la base della nostra esistenza, e che nei territori alpini si è a lungo dato per scontato un bene che oggi mostra segnali di fragilità. Ha richiamato gli effetti già visibili del cambiamento climatico, dalle precipitazioni più irregolari e violente alla neve che arriva tardi o non arriva, fino al ritiro dei ghiacciai, con il rischio di dover affrontare nello stesso anno siccità e alluvioni, meno neve e meno accumulo naturale.
Per Campotaro non basta evocare la crisi climatica nei programmi elettorali: serve ripensare produzione energetica e turismo, costruire sistemi più resilienti e investire su pianificazione, monitoraggio e controllo, come illustrato anche dalla direttrice generale di SEV nel convegno del BIM. Ha insistito inoltre sulla qualità dell’acqua, ricordando che l’acqua del rubinetto è più controllata di quella in bottiglia, ma che le analisi segnalano anche in Valle d’Aosta criticità legate a nichel, arsenico e tracce radioattive, elementi che richiedono maggiore responsabilità nella tutela delle fonti.

L’assessore regionale all’ambiente, Davide Sapinet, ha inquadrato il tema nella cornice ONU “acqua e parità di genere”, sottolineando gli impatti diseguali della crisi idrica a livello globale e il lavoro in corso in Valle d’Aosta per una gestione più sostenibile. Ha richiamato l’approvazione del Piano territoriale delle acque 2030 come «punto di partenza essenziale» per affrontare le sfide future, ricordando l’avvio del comitato di pilotaggio e la necessità di tenere insieme acqua potabile, irrigazione, idroelettrico, tutela ambientale e gestione del territorio. Nel dibattito altri consiglieri hanno insistito sulla riduzione delle perdite in rete, ancora intorno al 25‑30% in Valle d’Aosta, contro il 40% nazionale, e sulla necessità di privilegiare l’acqua del rubinetto rispetto a quella in bottiglia, anche alla luce dei controlli più severi sulla risorsa pubblica.

Aosta e le Case dell’acqua: 3.000 litri in un giorno

Sul fronte dei comportamenti quotidiani, il Comune di Aosta ha celebrato la Giornata mondiale dell’acqua garantendo l’accesso gratuito alle tre Case dell’acqua cittadine, dove recentemente il costo al litro è salito a 10 centesimi, a fronte dei 7 precedenti o dei 5 che si pagano in altri Comuni della Plaine. Nella giornata di domenica 22 sono stati distribuiti gratuitamente oltre 3.000 litri di acqua naturale e gasata, con una buona partecipazione dei cittadini e l’obiettivo di ridurre l’uso di bottiglie in plastica.

I dati annuali confermano la diffusione dello strumento: nel 2025 le Case dell’acqua del capoluogo regionale hanno erogato oltre 225mila litri, evitando l’utilizzo di più di 153mila bottiglie in PET, mentre dall’attivazione degli impianti si è superata la soglia dei 3,7 milioni di litri. Luca Tonino, assessore comunale alla pianificazione, Innovazione e transizione ecologica, ha definito le casette «uno strumento semplice ma efficace» per favorire comportamenti responsabili e ha ringraziato gli aostani per la partecipazione, ricordando che la riduzione della plastica e il consumo di acqua di rete sono scelte quotidiane che incidono sulla qualità dell’ambiente urbano.

Il riempimento di una bottiglia in una Casa dell'acqua

Il riempimento di una bottiglia in una Casa dell’acqua

L’acqua in 5 numeri

  • 963,4 mm: precipitazioni totali in Italia nel 2025 (circa 291 miliardi di m³), –9% rispetto al 2024;
  • 128 miliardi di m³: risorsa idrica rinnovabile nel 2025, –7% rispetto alla media storica e –19% rispetto al 2024;
  • 225.000 litri: acqua erogata nel 2025 dalle tre Case dell’acqua di Aosta, con oltre 153mila bottiglie di plastica evitate;
  • 3,7 milioni di litri: acqua complessivamente distribuita dalle casette cittadine dall’attivazione del servizio;
  • 5 ore vs 2 ore: tempo medio giornaliero dedicato al lavoro domestico non retribuito da donne e uomini in Italia: un divario che rende le donne le principali “manager dell’acqua” in casa.