All’ospedale “Beauregard” di Aosta il 2025 si è chiuso e il 2026 si è aperto con due nascite a poche ore di distanza: l’ultimo nato del 2025 è Ali Haddad, venuto alla luce martedì 31 dicembre alle 12.57, primo figlio di Imen e Houssine, famiglia residente a Pollein. La prima nata del 2026 è invece Lujain Slama, nata mercoledì 1° gennaio alle 00.59, terza figlia di Nour e Mohamed, famiglia residente ad Aosta.
La fotografia complessiva della natalità regionale, secondo l’Azienda Usl, è in controtendenza: il 2025 si è chiuso con 646 nati, contro i 612 del 2024 (+4%). Un segnale che, nella lettura dell’azienda sanitaria, stona rispetto al quadro nazionale, indicato in calo medio.
A commentare i numeri è stato Livio Leo, direttore della struttura di ostetricia e ginecologia: la crescita, ha sottolineato, è «significativa» e viene collegata anche al lavoro sul percorso nascita (continuità tra territorio e ospedale) e alla presenza di professionalità dedicate, tra cui l’équipe anestesiologica per il parto in analgesia.
Nel dettaglio, nel 2025 sono nati 330 maschi e 316 femmine (nel 2024, 302 maschi e 310 femmine). Un dato curioso, evidenziato dallo stesso Leo: per la prima volta i maschi superano le femmine. Tra le particolarità dell’anno appena chiuso anche cinque parti in casa e un parto in ambulanza durante il trasferimento in maternità.

Lujain Slama, prima nata del 2026, con la mamma Nour ed il papà Mohamed ed il dottor Livio Leo
Il quadro nazionale: meno intenzioni, più rinvii
Sul piano nazionale, però, il clima è decisamente più freddo. Secondo l’Istat, nel 2024 solo il 21,2% delle persone tra 18 e 49 anni dichiara di voler avere un figlio (certamente o probabilmente) nei successivi tre anni.
La quota di chi non intende avere figli entro quell’orizzonte sale al 74,2%, e un terzo di questi (il 32,6%) rimanda comunque “più avanti”, oltre i tre anni.
Sempre l’Istat stima inoltre oltre 10,5 milioni di persone che non vogliono avere figli o altri figli né a breve né in futuro, e tra le motivazioni pesa soprattutto il capitolo economico: circa un terzo cita ragioni economiche, il 9,4% condizioni lavorative inadeguate e l’8,6% la mancanza di un partner.
In un Paese dove le nascite calano da decenni, l’indicatore di fecondità resta basso: 1,18 figli per donna nel 2024.
E quando si chiede quali politiche servirebbero davvero, la risposta è pragmatica: priorità a sostegni economici (28,5%), poi servizi per l’infanzia (26,1%) e agevolazioni abitative (23,1%). Non solo: c’è anche un divario tra desideri e realtà. Guardando alle donne che nel 2016 dicevano di voler avere un figlio entro tre anni, l’Istat rileva che complessivamente solo il 40,4% ha poi realizzato quell’intenzione.

Ali Haddad, ultimo nato del 2025, con la mamma Imen, il papà Houssine ed il dottor Livio Leo
I dati nazionali sulla natalità del 2024 confermano la curva in discesa: in Italia i nati residenti sono stati 369.944, quasi 10mila in meno rispetto al 2023 (-2,6%), con un tasso di natalità sceso a 6,3 nati per mille residenti.
La fecondità ha toccato un nuovo minimo storico: 1,18 figli per donna (da 1,20 nel 2023) e l’età continua a spostarsi in avanti, con 32,6 anni di età media al parto e 31,9 al primo figlio. Nel lungo periodo il dato è ancora più secco: dal 2008 (oltre 576mila nati) l’Italia ha “perso” quasi 207mila nascite (-35,8%).
Insomma: ad Aosta il 2026 è iniziato con Ali e Lujain e con numeri locali in crescita. Ma il quadro italiano, tra rinvii e timori (soprattutto economici), continua a dire che fare figli è sempre più una scelta “in salita”.









