Il Consiglio comunale di Aosta ha approvato, nella serata di giovedì 22 gennaio 2026 la mozione “Salario minimo comunale: tutela del lavoro e valorizzazione dei servizi”, presentata dalla consigliera di minoranza Katya Foletto (Alleanza Verdi Sinistra – Reti civiche) votata da 19 consiglieri e con le 6 astensioni dei gruppi di centrodestra (Forza Italia, Fratelli d’Italia e Renaissance Valdôtaine).
Il testo impegna sindaco e Giunta a formalizzare l’obiettivo che tutti i lavoratori impiegati negli appalti e subappalti del Comune ricevano almeno i minimi previsti dai CCNL delle organizzazioni comparativamente più rappresentative, a indicare nei bandi il contratto più attinente e a usare, nelle gare aggiudicate con l’offerta economicamente più vantaggiosa, criteri premiali per le imprese che garantiscono condizioni salariali migliorative, fino ad arrivare ad almeno 9 euro l’ora come trattamento di favore rispetto ai minimi tabellari.
Gli emendamenti concordati tra maggioranza e consigliera proponente hanno trasformato l’obbligo secco dei 9 euro orari, previsto nella versione originaria, in una premialità all’interno dei punteggi tecnici, per restare nel perimetro del nuovo Codice appalti ed evitare contenziosi: la mozione chiede inoltre di privilegiare i CCNL che offrono le migliori tutele economiche e normative e di proseguire i controlli sulla regolare esecuzione dei contratti ad alta intensità di manodopera, anche attraverso report utili a orientare i futuri bandi.

Valeria Fadda, vice sindaca di Aosta, mentre spiega gli emendamenti alla mozione
Le ragioni di Katya Foletto
Katya Foletto, consigliera di parità uscente e con un passato sindacale, ha rivendicato la mozione come «scelta politica, scelta di campo» per garantire «un salario minimo comunale» in grado di avvicinare le retribuzioni, almeno negli appalti, a una soglia di 9 euro l’ora, citando in particolare i lavoratori del settore multiservizi, come il personale delle pulizie, che oggi stanno sotto quella cifra. Ha ricordato che il Comune può intervenire su bandi e contratti, verificando l’applicazione dei CCNL di settore e scoraggiando «i contratti spia» firmati da sigle poco rappresentative, che nascondono paghe molto basse.
L’obiettivo, ha spiegato, è collegare salario minimo e qualità del lavoro nei servizi pubblici, anche rispetto a stress lavoro-correlato e condizioni organizzative, attraverso un confronto periodico con le organizzazioni sindacali: «parliamo di retribuzioni idonee a garantire un’esistenza libera e dignitosa a lavoratrici e lavoratori impiegati nei servizi pubblici», ha ribadito, richiamando l’articolo 36 della Costituzione e le pronunce della Cassazione sul «giusto salario».
Il lavoro di Timpano sugli emendamenti
La vice sindaca Valeria Fadda ha ringraziato espressamente Katya Foletto e la consigliera Sara Timpano del Partito Democratico, riconoscendo «il bellissimo lavoro di squadra» sugli emendamenti e sottolineando che la maggioranza ha fatto propria un’iniziativa nata dall’opposizione, perché «il diritto al lavoro dignitoso è un tema caro a tutti». Fadda ha spiegato che le modifiche sono state introdotte «prevalentemente per questioni giuridiche», per non vincolare l’Ente su formule che oggi vengono spesso contestate nei tribunali, ma mantenendo intatto l’obiettivo politico: usare tutti gli strumenti consentiti agli Enti locali per rafforzare la tutela del lavoro negli appalti.
In aula, Sara Timpano ha ricostruito la “doppia anima” della mozione: una valoriale, che ribadisce il principio costituzionale di una retribuzione sufficiente, rimasto invariato nelle premesse, e una amministrativa, resa più robusta dagli emendamenti per «mettere al sicuro l’Ente» dal punto di vista giuridico. Ha chiarito che gli indirizzi non cambiano i contratti in essere, ma danno una linea agli uffici: mappare gli appalti, verificare i CCNL applicati, usare le leve del codice appalti per valorizzare chi investe sul lavoro di qualità, anche tramite punteggi premiali legati al rapporto ore di lavoro/retribuzione.

Manuel Cipollone evidenzia le sue obiezioni sulla mozione
Le perplessità di Cipollone, Mehmeti e Chuc
Dai banchi dell’opposizione di centrodestra non sono arrivati emendamenti, ma un lungo elenco di dubbi, culminato in un voto di astensione. Il capogruppo di FdI Manuel Cipollone ha contestato il metodo, definendo «non normale» che un testo così tecnico non passasse prima in Commissione, ed ha chiesto ripetutamente pareri di chi «tiene i conti» su possibili impatti economici e sugli effetti sulle future gare. A suo dire, senza una “fotografia” degli appalti in essere, fissare soglie come i 9 euro può creare «incidenti» sulle gare in corso e scoraggiare la partecipazione di imprese, paventando «paradossi» come la riduzione delle ore per compensare l’aumento delle paghe.
Il vicepresidente del Consiglio, Refat Mehmeti di Forza Italia ha portato esempi concreti di lavoratrici con contratti da 45 minuti o un’ora e 45 al giorno, soprattutto nelle pulizie, ricordando che in passato aumenti salariali sono stati accompagnati da tagli alle ore, con il risultato di non migliorare il reddito mensile, e ha detto di non sentirsi «garantito» sul fatto che questo non accada di nuovo. Anche il collega di movimento, Christian Chuc ha parlato di «arma a doppio taglio», sostenendo che il tema meritasse un passaggio preliminare in Commissione. Cipollone, pur riconoscendo che «se il Comune se lo può permettere può anche chiedere 9 o 10 euro», è rimasto fermo sulla richiesta di ulteriori approfondimenti e sulla prudenza, fino a rivendicare l’astensione come atto di responsabilità.
La risposta della maggioranza e il significato politico
Foletto ha replicato ricordando che l’iter è stato rispettato, che la mozione era depositata nei tempi, a disposizione di tutti per lettura ed eventuali proposte e che le gare d’appalto vengono comunque calibrate sulle ore di servizio necessarie, evitando l’effetto «stesso budget, meno ore» che ha generato distorsioni in passato. Fadda e Timpano hanno ribadito che la mozione non impone cambi unilaterali nei contratti in corso, ma orienta i futuri affidamenti, valorizzando chi offre salari sopra i minimi e garantendo piena coerenza con il D.lgs. 36/2023, le clausole sociali e le indicazioni ANAC.
Il voto finale, con la maggioranza compatta a favore e il centrodestra in astensione, segna comunque un passaggio politico non banale: l’opposizione porta in aula un atto sul salario minimo comunale che viene fatto proprio e rafforzato dalla maggioranza, anche grazie alle competenze maturate da Foletto come Consigliera di parità e già sindacalista, abituata a maneggiare le materie del lavoro e dei contratti. Per il Consiglio comunale Aosta, l’impegno preso trasforma il dibattito nazionale sul salario minimo in una serie di scelte concrete sugli appalti, a partire da quei servizi, pulizie, assistenza, cura, che reggono la vita quotidiana della città ma spesso restano in fondo alle buste paga.







