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Aula dedicata a Charlie Kirk, Manfrin parla e ritira: il dibattito resta fuori

scritto da aostapresse.it

mercoledì 25 Febbraio 26 • h. 10

Aula dedicata a Charlie Kirk, Manfrin parla e ritira: il dibattito resta fuori

di aostapresse.it | Mer 25 Feb 26 • h. 10

In Consiglio Valle la mozione per intitolare un’aula dell’Università della Valle d’Aosta a Charlie Kirk è finita come certi “dibattiti sul pluralismo” fatti bene: con un monologo e senza contraddittorio.

L’atto, una mozione presentata il 16 gennaio 2026 e firmato dai consiglieri Andrea Manfrin, Corrado Bellora, Simone Perron e dalla consigliera Eleonora Baccini, chiedeva di intitolare un’aula o uno spazio didattico dell’UniVdA all’attivista americano ucciso in un attentato, “in memoria del suo contributo al dialogo democratico e non violento”.

Il tema era già arrivato sulla scena pubblica a fine gennaio, accendendo reazioni e prese di posizione: da una parte la proposta di Lega e Renaissance, dall’altra le critiche, tra le più nette, della Flc Cgil (“inopportuno e divisivo”, “grave ingerenza della politica nelle scelte dell’ateneo”) e di Arcigay Queer VdA, che ha contestato l’idea di spacciare per “pluralismo” l’intitolazione a una figura ritenuta simbolicamente ostile a inclusione e diritti.

Martedì 24 febbraio la mozione è arrivata in Aula, ma non si è mai arrivati al punto in cui gli altri gruppi potevano dire la loro: dopo aver motivato l’iniziativa, Manfrin ha annunciato il ritiro. Risultato: niente discussione, niente repliche, niente voto. Ufficialmente l’atto risulta “ritirato in aula”.

Nel suo intervento Manfrin ha attaccato i toni della Rete («il dibattito social è diventato una vera e propria fogna»), rivendicando però la libertà di espressione e sostenendo che alcune reazioni «andrebbero studiate» per capire «fino a dove arriva l’odio umano». Ha anche detto di aver trovato «disgustose» le accuse di razzismo e omofobia attribuite a Kirk, citando video e interventi come prova del contrario.
Poi la conclusione politica e procedurale: secondo Manfrin il dibattito sarebbe stato «inquinato» e avrebbe finito per dividere l’aula «pro o contro» Kirk; inoltre, ha riferito che alcuni colleghi gli avevano già anticipato che la mozione non sarebbe passata. Quindi il ritiro, presentato come scelta «per non far perdere il nocciolo» (free speech) dentro una rissa ideologica.

La lettura dell’opposizione di sinistra è molto meno romantica: «quella mozione gridava vendetta – ha raccontato Il consigliere del Partito DemocraticoFulvio Centoz vestita di pluralismo di fatto entrava a gamba tesa nell’autonomia dell’Università. Ma il peggio sta nel fatto che Manfrin, sapendo di avere tutti contro, ha usato il palco, ha fatto la sua perorazione della causa ad uso e consumo della sua claque e poi ha ritirato, così nessuno ha potuto replicare. Per carità, legittimo, così prevede il regolamento, però…».

L'Università della Valle d'Aosta

L’Università della Valle d’Aosta

Cosa torna e cosa “balla” nelle cose dette da Manfrin

  • «Macron ha detto che la libertà di parola è una stronzata». Il presidente della Franca, Emmanuel Macron ha effettivamente usato l’espressione «free speech is pure bullshit», ma in un contesto preciso: criticava la “difesa del free speech” delle piattaforme social quando gli algoritmi, opachi, guidano gli utenti «da un hate speech all’altro». Quindi sì: la frase esiste, ma la traduzione «la libertà di parola è una stronzata» è un riassunto molto aggressivo (e molto comodo) di un ragionamento più articolato;
  • «A Ferrara hanno intitolato un’aula a Kirk». A Ferrara la proposta c’è stata davvero e ha fatto discutere, ma l’Università ha chiarito che non era stato avviato alcun iter formale e che il Consiglio degli studenti non può decidere da solo una cosa del genere. Insomma: non è la “prova” che si può fare ovunque senza problemi; è semmai l’esempio di quanto la miccia sia facile da accendere;
  • «La regola dei 10 anni vale per vie e monumenti, non per le aule». La faccenda è meno netta: la legge sulla toponomastica prevede il divieto (con possibilità di deroga) per “vie, piazze o altri luoghi pubblici” dedicati a persone morte da meno di dieci anni; e una circolare del Ministero dell’Interno richiama esplicitamente anche “scuole” ed “aule scolastiche”. Dire “non si applica alle aule” è, quantomeno, una semplificazione ardita. Il paragone con l’aeroporto di Malpensa intitolato a Silvio Berlusconi prima dei dieci anni è vero (ed infatti ha generato polemiche e ricorsi), ma non è automaticamente un lasciapassare per qualunque intitolazione “creativa” in qualsiasi contesto.

La mozione ha fatto rumore fuori, ha garantito un intervento in aula dentro, e ha spento sul nascere la parte scomoda, cioè la discussione pubblica e la replica. Se l’obiettivo dichiarato era “dialogo aperto”, la dinamica finale è stata l’esatto opposto: microfono a uno solo, poi sipario.