La crisi della Cogne Acciai Speciali entra in una nuova fase, segnata dall’avvio dei contratti di solidarietà per 166 addetti dell’acciaieria e della colata continua e dall’appello politico di Uniti a Sinistra, Area Democratica, Movimento 5 Stelle, Rifondazione Comunista e Risorgimento Socialista che accusano Regione e Governo di “inerzia” di fronte a una situazione che non può diventare la nuova normalità produttiva di Aosta.
Contratti di solidarietà e prospettive industriali
Dal 19 febbraio al 30 maggio la Cas farà ricorso ai contratti di solidarietà per far fronte al calo degli ordini, con l’obiettivo di evitare, almeno per ora, ulteriori interventi pesanti sulla struttura occupazionale. Lo strumento, concordato con i sindacati, coinvolge 166 lavoratori dei reparti acciaieria e colata continua: è prevista una riduzione del monte ore e della retribuzione, teoricamente fino all’80% dell’orario, anche se l’utilizzo effettivo non dovrebbe superare, nella pratica, circa una settimana al mese.
Per gli altri circa 1.100 dipendenti del gruppo non sono al momento previste misure analoghe, ma il quadro resta appesantito da mesi di cassa integrazione e da un’incertezza crescente sulle prospettive industriali.
Alla base delle difficoltà ci sono fattori ormai strutturali: l’alto costo delle materie prime e dell’energia, i dazi statunitensi sull’acciaio, l’arrivo sul mercato europeo di prodotti a basso prezzo da Paesi come l’India, che comprimono i margini delle acciaierie speciali.
Le aziende del settore guardano alle misure di salvaguardia europee annunciate per l’estate, che dovrebbero rafforzare la protezione dell’industria siderurgica comunitaria, ma la politica locale teme che la Valle d’Aosta non possa “limitarsi ad attendere il decorso del 2026” nell’attesa di interventi UE.
L’accusa: “inerzia” di Regione e Governo
Nella loro nota congiunta UaS, AD, M5Sm RC e RS parlano di “scenario sempre più critico” per la Cogne e di “inerzia” da parte del Governo regionale e di quello nazionale.
Secondo le cinque sigle, la crisi era “ampiamente prevedibile” in un comparto strategico per l’economia nazionale ed europea e oggi si manifesta con tutta la sua forza, mentre i lavoratori “tirano avanti con contratti di solidarietà dopo mesi di cassa integrazione”.
I movimenti chiedono al presidente della Regione Renzo Testolin ed all’assessore allo sviluppo economico Luigi Bertschy di sollecitare un intervento immediato del Governo italiano a sostegno dell’intero comparto siderurgico strategico, mettendo la vertenza Cogne dentro un quadro nazionale, non solo locale.
In parallelo, viene chiesto al Consiglio Valle di andare oltre le visite nello stabilimento (“le gite in fabbrica”, riferendosi al sopralluogo dello scorso giovedì 22 gennaio della quarta Commissione del Consiglio Valle e di tutti i consiglieri, accompagnati dall’assessore Bertschy), e di approvare misure regionali straordinarie a tutela del reddito delle famiglie coinvolte, ad esempio un bonus semestrale di solidarietà per chi è in cassa o nei contratti di solidarietà.
Per le cinque forze politiche, che martedì 17 febbraio hanno volantinato all’ingresso dello stabilimento siderurgico, la crisi della Cas non è solo un dossier di politica industriale, ma una questione sociale e politica che riguarda l’intera comunità: ogni giorno perso nell’attesa, sostengono, è un giorno in meno per costruire una risposta credibile e duratura, e il rischio è che l’eccezione si trasformi in routine di precarietà.

Un momento del volantinaggio davanti all’ingresso della Cogne acciai speciali
Tra siderurgia e ricerca: il futuro di via Paravera
Sul fondo di questa fase delicata, si muove anche un altro tassello simbolico: l’ala dismessa della palazzina direzionale Cas di via Paravera ospiterà il futuro Centro unico regionale per la ricerca scientifica, il nuovo hub che dovrebbe rafforzare il sistema valdostano dell’innovazione con 3 milioni della Fondazione Crt e ulteriori fondi regionali.
Mentre una parte della fabbrica storica si prepara a cambiare pelle, trasformandosi in polo di ricerca, lo stabilimento produttivo affronta l’ennesimo passaggio difficile, tra turni accorciati, redditi ridotti e un orizzonte internazionale dell’acciaio ancora tutto da chiarire.
Il paradosso è tutto lì: in pochi isolati, l’ex “città nella città” dell’acciaio diventa, contemporaneamente, luogo di contrazione industriale e laboratorio della nuova economia della conoscenza.
Sta ora alla politica, locale e nazionale, dimostrare che le due immagini non sono il simbolo di un semplice passaggio di consegne dal vecchio al nuovo, ma possono convivere in una strategia che difenda lavoro e competenze industriali mentre costruisce, davvero, nuove opportunità per chi in questi mesi vede il proprio futuro giocarsi tra una settimana di lavoro in meno e un cedolino alleggerito.








