Il Castello Gamba di Châtillon è nato oltre di un secolo fa come casa pensata per una donna con difficoltà motorie ed è oggi uno dei cantieri più avanzati di accessibilità culturale della Valle d’Aosta, tra ascensori storici, app inclusive, percorsi tattili e visite pensate anche per chi vive con disabilità sensoriali o cognitive. Un’evoluzione che, grazie a 500mila euro di fondi PNRR, ha trasformato il museo di arte moderna e contemporanea in un luogo “da toccare, vedere e sentire” davvero per tutti, come raccontato anche dalla trasmissione “O Anche No”, andata in onda su Rai3 domenica 29 marzo 2026 alle e disponibile sulla piattaforma Raiplay.
Un castello “antesignano” dell’accessibilità
La storia dell’accessibilità al Gamba non comincia con i bandi europei ma nel 1904, quando il barone Carlo Maurizio Gamba fece costruire la residenza per la moglie Angélique Passerin d’Entrèves, che nacque con una zoppia e faticava a camminare. Nella dimora venne installato il primo ascensore della Valle d’Aosta, con spazio per la persona e uno specchio interno, per consentirle di muoversi agevolmente tra i piani senza rinunciare alla vita familiare e sociale.
Oggi quella scelta viene letta come un “gesto antesignano” di universal design: non chiedere alla persona di adattarsi alla casa, ma progettare la casa intorno ai suoi bisogni. Entrato nel patrimonio regionale nel 1982, il castello è stato trasformato in museo d’arte moderna e contemporanea e sta diventando, nelle parole del responsabile inclusione della Soprintendenza, Marco Vigna, «uno dei primi castelli completamente accessibili della Valle d’Aosta».

La pavimentazione LOGES al Castello Gamba di Châtillon
PNRR e “Cultura senza barriere”: dal bancone alla pavimentazione LOGES
Il progetto “Cultura senza barriere: il Castello Gamba da toccare, vedere e sentire”, finanziato con 500mila euro nell’ambito del PNRR, ha permesso di ripensare in chiave inclusiva tanto gli spazi quanto gli strumenti di visita. Un primo risultato è il completo rinnovamento dell’area di accoglienza e biglietteria secondo i principi dell’universal design: bancone accessibile, guardaroba organizzato e illuminazione migliorata per facilitare l’orientamento delle persone ipovedenti.
Sul fronte della mediazione culturale, il museo si è dotato di un’app multifunzione che offre percorsi nelle collezioni con descrizioni delle opere in più lingue, inclusa la Lingua italiana dei segni (LIS), oltre ad audiodescrizioni dedicate alle persone cieche. Sono previsti anche un modulo di gamification per scoprire museo e edificio in modo ludico, una guida semplificata a stampa in linguaggio chiaro e con grafica intuitiva, nuovi materiali tattili e la posa di pavimentazione LOGES, leggibile con il bastone bianco, per guidare i visitatori non vedenti.
Accessibilità “vera”: ascensore, percorsi in piano e audioguide inclusive
Nel servizio di “O Anche No”, l’accessibilità non resta un concetto astratto ma diventa esperienza raccontata da chi vive la disabilità. Giuseppe Muro, vice presidente dell’Unione ciechi Valle d’Aosta, ha spiegato come l’audiodescrizione lo aiuti «a entrare dentro il quadro»: chiude gli occhi, ascolta, e «a quel punto lo vede», perché la descrizione lo porta dentro l’opera più di quanto permetterebbe il residuo visivo.
Per chi si muove in carrozzina, come la consigliera comunale di Châtillon Hayat Errati, il castello è uno spazio dove «mi sento libera di essere una cittadina e un’appassionata d’arte»: piani in quota serviti da un ascensore «sufficientemente ampio», montacarichi funzionante all’ingresso e sale percorribili senza ostacoli permettono di scegliere il punto di vista da cui guardare le opere, senza dover “ripiegare” sulle immagini online. È la differenza tra un museo che “accoglie” e un museo che, di fatto, scoraggia la visita.

Marco Vigna e Mario Acampa al Castello Gamba
Giornata evento e attività inclusive
La presentazione dei risultati del progetto si è tenuta sabato 21 marzo, accompagnata da una giornata di attività aperte a tutte le fasce d’età, pensate con attenzione alle diverse fragilità, con visite teatralizzate rivolte a famiglie, adulti, persone con disabilità e persone con Alzheimer o Parkinson e sessioni rese accessibili anche a persone cieche, ipovedenti e sorde grazie a LIS e audiodescrizione, sperimentando in pratica quella “cultura senza barriere” che il progetto dichiara nel titolo. L’idea è che il museo non sia solo visitabile da tutti, ma capace di parlare a tutti con linguaggi diversi, dal gioco alla narrazione teatrale, senza separare chi ha una disabilità dal resto del pubblico.
Dal barone Gamba al PNRR: un filo rosso lungo oltre un secolo
«Chi sta con lo zoppo impara ad essere accessibile», ha sintetizza il conduttore Mario Acampa, rovesciando un proverbio antichissimo. La storia del Castello Gamba mostra come una residenza nata per rispondere alle difficoltà di una persona sia diventata, nel tempo, laboratorio di politiche pubbliche sull’accessibilità culturale: prima ascensore privato per una moglie con zoppia, oggi percorsi in piano, app, ausili sensoriali e iniziative pensate insieme alle associazioni di persone cieche, ipovedenti, sorde e con disabilità motoria.
In una regione dove molti castelli storici restano ancora difficili da fruire per chi ha limitazioni motorie o sensoriali, l’esperienza di Châtillon fa intravedere uno standard possibile: non la “deroga” per pochi, ma un museo che assume l’accessibilità come criterio di progetto, dalla biglietteria al terzo piano.
E rilancia una domanda politica più ampia: quanto di ciò che si sta sperimentando al Gamba potrà diventare, domani, requisito per l’intero circuito dei siti culturali valdostani?










