Il Consiglio Valle ha chiuso, giovedì 18 dicembre 2025 tre giorni di discussione ed ha approvato il Defr, la legge di stabilità ed il bilancio di previsione della Regione per il triennio 2026-2028. La maggioranza composta da Union Valdôtaine, Centro Autonomista e Forza Italia ha portato a casa, con 21 voti, i tre provvedimenti con lo stesso schema: contrari i cinque consiglieri di Fratelli d’Italia e AVS – Rete Civica VdA, astensione degli otto consiglieri di Lega, Partito Democratico, Renaissance Valdôtaine ed Autonomisti di Centro.
La parte tecnica: voti, emendamenti, ordini del giorno e numeri del bilancio
Sulla leggi di stabilità sono stati recepiti sette emendamenti (sei della seconda Commissione consiliare permanente e duno di Luigi Bertschy, assessore allo sviluppo economico) e ne sono stati respinti quattro, presentati da Lega VdA e Renaissance;, che hanno visto la mancata approvazione anche di quello presentato sul bilancio. Complessivamente sono stati presentati 57 ordini del giorno, con un esito politicamente pesante, con 41 respinti e 16 ritirati.
Il bilancio in sintesi
- pareggio complessivo in 2 miliardi e 16 milioni per il 2026, 1 miliardo e 740 milioni per il 2027, 1 miliardo e 662 milioni per il 2028;
- per il 2026, entrate di competenza (senza partite di giro) 1,662 miliardi (+2,16% sul 2025);
- spesa di investimento 2026 in crescita del 15,8%: 459 milioni;
- spesa corrente 2026 a 1,437 miliardi (+3,08%), aumento attribuito soprattutto ai rinnovi contrattuali e quindi al costo del personale.
Tra le principali “quote” 2026:
- sanità 418,1 milioni (21%),
- istruzione 241,5 milioni (13%),
- relazioni con le autonomie territoriali 219,5 milioni (11,34%).
Dentro le voci più visibili:
- trasporti e mobilità oltre 148,5 milioni,
- politiche sociali e famiglia 137,5 milioni,
- ambiente 110,2 milioni,
- politiche giovanili, sport e tempo libero 102,5 milioni (comprendendo anche l’aumento di capitale alla Cervino SpA per il rinnovo del complesso funiviario Breuil – Cervinia – Plateau Rosa),
- soccorso civile 58,5 milioni,
- cultura 49,7 milioni,
- turismo 25,7 milioni.

Mauro Baccega, assessore regionale al bilancio
La parte politica ed il “nodo” del metodo
Il voto finale fotografa più di una semplice divisione maggioranza–opposizione: da un lato chi rivendica solidità e impostazione «di inizio legislatura», dall’altro chi contesta visione e soprattutto chiusura sulle proposte.
- AVS – Rete Civica VdA (contrari): la capogruppo Chiara Minelli ha parlato di manovra «inadeguata rispetto alla capacità di avere una visione di lungo periodo» ed ha attaccato il metodo: «meglio non valutare le proposte ma respingere tutto in blocco».
- Partito Democratico (astenuti): Fulvio Centoz ha messo l’accento sul merito ma soprattutto sul clima in Aula: «profonda delusione… per il metodo», con la bocciatura degli ordini del giorno «per puro calcolo di parte». Clotilde Forcellati ha rivendicato un’astensione «istituzionale» ma ha criticato la scarsa attenzione ai fragili: «questo bilancio non dedica sufficiente attenzione alle persone più fragili». E Jean-Pierre Guichardaz, ex assessore regionale, ha rivendicato il lavoro della precedente legislatura: «non esistono bilanci tecnici, ma di transizione».
- Lega (astenuti): Simone Perron ha rivendicato una lettura alternativa delle priorità ed ha avvertito: «noi vediamo delle criticità… voi non le ascoltate e ne pagherete le conseguenze». Andrea Manfrin ha sottolineato la linea “non pregiudiziale”: «abbiamo valutato tema per tema… e coerentemente ci asteniamo sugli atti nel loro complesso». Corrado Bellora ha aggiunto la stoccata politica su Forza Italia: «diventa un bilancio… approvato da Autonomisti e da Forza Italia che si era opposta con parole di fuoco».
- Fratelli d’Italia (contrari): Massimiliano Tuccari ha sostenuto che la manovra sia «in piena continuità» ed ha criticato lo squilibrio tra spesa corrente e investimenti. Aldo Domanico ha affondato il colpo su Forza Italia: «votarlo significa riconoscere coerenza con il proprio programma». Alberto Zucchi ha insistito su investimenti e avanzi: «un bilancio che non guarda al futuro».
- Autonomisti di Centro (astenuto): Marco Carrel ha descritto un’apertura iniziale seguita da irrigidimento: «poi la discussione si è irrigidita… un “niet” ad ogni proposta», ed ha legato l’astensione alla disponibilità a contribuire «solo se c’è vero confronto».
- Centro Autonomista (favorevoli): Marco Viérin ha parlato di una manovra da “affinare” ma con indicazioni già chiare ed chiesto attenzione su alcuni dossier: «un bilancio che andrà affinato nel 2026 e nel 2027, ma che già oggi dà indicazioni chiare».
- Forza Italia (favorevoli): Marco Sorbara ha chiarito il posizionamento: «siamo a pieno titolo una forza di maggioranza». Pierluigi Marquis ha rivendicato l’ingresso nella manovra post-elettorale e la scelta di governo: «Siamo una forza di governo… il nostro voto a favore è pienamente consapevole».
- Union Valdôtaine (favorevoli): Michel Martinet ha difeso l’impostazione: «questo è un bilancio sano, solido, con i conti a posto». Corrado Jordan, Loredana Petey, Josette Borre, Laurent Viérin e Cristina Machet hanno insistito sugli interventi su sanità, agricoltura, Comuni e autonomia; Aurelio Marguerettaz ha rivendicato il peso politico della maggioranza: «noi abbiamo la forza dei numeri perché abbiamo il consenso popolare».
Le considerazioni finali del Governo
In chiusura, restano le parole pronunciate dai rappresentanti del Governo che avevano spiegano l’impostazione con cui la maggioranza arriva al voto finale.
L’assessore al bilancio Mauro Baccega aveva incorniciato la manovra come un “ponte” verso i prossimi interventi: «questo bilancio tecnico-politico pone le basi per il triennio 2026-2028, in vista delle prossime variazioni di bilancio», rivendicando anche l’orizzonte di una riforma contabile che spinge la Pubblica amministrazione verso una gestione più «aziendale» e definendo l’impianto «solido».
Il presidente Renzo Testolin ha messo al centro due pilastri: risorse certe agli Enti locali e visione basata su accessibilità e collegamenti. «Gli Enti locali rimangono fondamentali nella gestione del territorio», ha dichiarato, rivendicando inoltre che dossier come Cime Bianche, Ente strumentale, Piano trasporti e tunnel del Monte Bianco siano «centrali» per una regione che vive di accesso e collegamenti, e chiudendo sul dato che la maggioranza considera «di garanzia»: la Valle d’Aosta, sostiene, è tra i pochi Enti con un rapporto positivo tra entrate ordinarie e spese correnti, elemento che consente di «guardare con fiducia al futuro».








