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Per Don Alì fuori chiesta la sorveglianza speciale e stop ai video

scritto da aostapresse.it

mercoledì 25 Febbraio 26 • h. 14

Per Don Alì fuori chiesta la sorveglianza speciale e stop ai video

di aostapresse.it | Mer 25 Feb 26 • h. 14

Don Alì, il sedicente “capo dei maranza”, che sta scontando una pena di cinque anni presso la Casa circondariale di Brissogne , quando tornerà in libertà, dovrà rispettare un “pacchetto” di prescrizioni pensato per togliere ossigeno al personaggio: la Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Torino ha disposto la sorveglianza speciale per tre anni, con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza e, punto centrale, il divieto di “comunicare o diffondere audio o video tramite Internet, anche per interposta persona”.

Sul fronte social, qualche effetto si era già visto prima ancora del provvedimento: ad inizio gennaio il suo principale profilo sui social media risultava non più visibile, mentre un altro profilo risultava ancora esistente ma senza nuovi contenuti da settimane. La misura di prevenzione arriva dopo la ricostruzione, ada parte della Questura di Torino, di condotte ritenute violente e intimidatorie e amplificate online, con un rischio di emulazione tra giovanissimi.

La misura nasce da una proposta dello stesso questore di Torino, Massimo Gambino, utilizzando una misura che, normalmente, viene applicata per chi viene considerato una minaccia per la sicurezza pubblica. Il capo della Polizia del capoluogo torinese ha evidenziato il percorso di comportamenti violenti e minacciosi, spesso esibiti online: bersagli indicati come “vulnerabili” (minorenni, anziani e piccoli commercianti), verso le quali Don Alì sistematicamente usava frasi di scherno come «a me non mi arresta nessuno! Io sono come un grillo!» oppure «vai a chiamare la Polizia che se ti prendo da solo…», nonché inviti ai follower alla sfida verso le Forze dell’ordine e “tutorial” per eludere i controlli.

Il questore ha citato anche un episodio inedito avvenuto durante un viaggio in treno, con minacce al controllore che gli aveva chiesto il biglietto, colpito con uno schiaffo al volto («se continui così stasera non torni a casa da tua moglie, non mi interessa che sei un pubblico ufficiale, chiama pure chi vuoi»), facendogli cadere il cellulare dalle mani, oltre al famigerato video del 21 ottobre 2025 (“aspettando la preda”) legato alla “spedizione punitiva” contro un insegnante dell’Istituto delle Immacolatine del quartiere Barriera di Milano, accusato falsamente di maltrattamenti, che aveva portato all’apertura dell’inchiesta su atti persecutori e minacce ed il conseguente arresto.
Per questa vicenda il ragazzo potrebbe dover risarcire sia il maestro e la figlia, vittime dell’aggressione, sia le suore che gestiscono la scuola, le quali, costituite come parte civile, hanno chiesto un milione di euro di danni.

L'arresto di Don Alì nelle immagini della Polizia di Torino

L’arresto di Don Alì nelle immagini della Polizia di Torino

Il trasferimento nella Casa circondariale di Brissogne era stato motivato da ragioni di sicurezza: il giovane, all’anagrafe Ali Said, di 25 anni, era stato spostato dal carcere torinese, dove era stato tradotto il 22 novembre 2025, arrestato dopo una rocambolesca fuga, proprio per tutelarne l’incolumità. La sua avvocata, Federica Galante, aveva chiesto il giudizio abbreviato (che avrebbe automaticamente decurtato la condanna di un terzo della pena) condizionato a una perizia psichiatrica così da verificare la capacità di intendere e di volere al momento dei fatti, richiesta che non è stata accettata.

La vicenda giudiziaria non si esaurisce con la sorveglianza speciale: nei confronti di Don Alì pendono condanne definitive per oltre cinque anni di reclusione per rapina, resistenza a pubblico ufficiale, furto aggravato e sostituzione di persona. Il cumulo pene è partito dalla procura di Rimini ed è stato trasmesso a Torino, dove è finito sulla scrivania del pm Roberto Furlan, che lo ha già indagato per il caso del maestro.
I due co-indagati, i giovani di 24 e 27 anni che lo accompagnavano e lo riprendevano, risultano invece sottoposti, dopo la pronuncia del Tribunale del Riesame, alla misura dell’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria, il classico “obbligo di firma”, tuttora in vigore.

La procura di Torino, martedì 3 marzo, dopo il processo con rito immediato, ha chiesto per don Alì, una pena di un anno e 8 mesi di reclusione e di un anno per i due complici, situazione aggravata dalla falsa accusa di pedofilia nei confronti de maestro, dalle dichiarazioni rese in televisione e dalla diffusione in rete delle immagini del volto del figlia della vittima, che non era stato oscurato.

In pratica, non è solo un giro di vite giudiziario, è un tentativo di togliere carburante al “personaggio” e ridurre il rischio di emulazione.

articolo modificato dopo la pubblicazione iniziale