Lo ski cross ha regalato all’Italia, sabato 21 febbraio 2026, una doppietta storica a Livigno ed ha portato in alto anche un po’ di Valle d’Aosta: dietro l’oro di Simone Deromedis e l’argento di Federico Tomasoni c’è la regia tecnica di Bartolomeo Pala, direttore tecnico azzurro originario di Courmayeur, che ha costruito passo dopo passo una squadra capace di dominare l’Olimpiade di Milano‑Cortina.
Oro e argento nella neve di Livigno
Nella finale olimpica maschile di ski cross, sotto una fitta nevicata, Deromedis è partito meglio di tutti ed scappato subito al comando, senza lasciare spazio agli avversari fino al traguardo. Alle sue spalle Tomasoni ha firmato l’impresa al fotofinish, beffando sul filo dei centimetri lo svizzero Alex Fiva, che si è dovuto accontentare del bronzo, mentre il giapponese Satoshi Furuno ha chiuso quarto.
Per l’Italia è la prima medaglia di sempre nello ski cross ai Giochi e arriva addirittura con una doppietta, un risultato mai visto nella specialità e rarissimo nella storia olimpica azzurra. La giornata da sogno completa il percorso di Deromedis, già campione del mondo a Bakuriani 2023 e secondo nella Coppa del Mondo dell’anno scorso, e regala a Tomasoni, 28 anni, la prima finale individuale di carriera chiusa con il miglior argento possibile, dopo una vita sportiva segnata anche dal lutto per la fidanzata Matilde Lorenzi, scomparsa nel 2024.

Federico Tomasoni e Simone Deromedis sul podio olimpico dello ski cross, insieme allo svizzero Alex Fiva
Il piano perfetto del quartetto azzurro
La doppietta nasce da un lavoro di squadra studiato nei minimi dettagli. Nei quarti di finale Deromedis, Tomasoni e l’altro italiano Dominik Zuech si sono ritrovati nella stessa batteria insieme al grande favorito Reece Howden, canadese più veloce nelle qualifiche. Il trentino ha preso subito la testa e, dietro di lui, i due compagni hanno chiuso gli spazi, “imbottigliando” Howden e costringendolo all’eliminazione: un copione ripetuto anche in semifinale, con Deromedis e Tomasoni davanti e i rivali Tchiknavorian e Wilmsmann tagliati fuori.
In finale, poi, il piano si compie: Deromedis è scappato come aveva promesso, «meglio fare gara in solitaria per non rischiare contatti», e Tomasoni ha lottato a sportellate per il secondo posto fino a quell’allungo con la mano destra che gli è valso l’argento per pochi millesimi. Quando il bergamasco, convinto di essere terzo, si è tuffato tra i tifosi, è stato proprio Simone a riportarlo davanti al maxischermo e a indicargli il risultato: «sei secondo!».
Il lavoro di Pala: dallo “sport di nicchia” al podio olimpico
«Quando abbiamo visto tre italiani nella stessa heat e il quarto dalla parte alta del tabellone abbiamo detto “peccato”, ma sapevamo che erano tutti e quattro competitivi», ha raccontato Bartolomeo Pala, soddisfatto di un gruppo che ha dimostrato di poter lottare con i migliori in ogni manche. Per il tecnico di Courmayeur questa doppietta è la conferma di un percorso iniziato anni fa, quando lo ski cross italiano era poco più di un’idea da costruire: «non ci sono parole per descrivere quello che abbiamo fatto oggi: è una disciplina spettacolare da vedere, una piccola nicchia nel mondo degli sport invernali, ma oggi si è presa il posto che merita».
Pala è direttore tecnico della Nazionale da due anni, dopo una carriera da allenatore iniziata nel vivaio FISI e un passato da atleta tra sci alpino e prime esperienze nello ski cross internazionale. Con il suo staff ha seguito la crescita di Deromedis, «campione a chilometro zero» che alterna la preparazione sugli sci al lavoro nei meleti di famiglia in Val di Non, e ha accompagnato la rinascita sportiva di Tomasoni, che fino ad oggi non aveva mai assaggiato il podio in Coppa del Mondo.

L’arrivo vincente di Simone Deromedis davanti a Federico Tomasoni
Una disciplina giovane che chiede spazio
La doppietta di Livigno arriva da uno sport con numeri ancora piccoli, che fatica a trovare spazio mediatico tra le grandi discipline dello sci alpino. Ma l’Olimpiade di Milano‑Cortina può essere il punto di svolta: la gara di ski cross ha offerto spettacolo puro, sorpassi, contatti e un finale da brividi, mostrando quanto questa disciplina possa essere attrattiva per il pubblico giovane e per le località che investono in snowpark e tracciati dedicati.
Per Pala, la speranza è che il risultato di oggi si traduca in maggiore attenzione, risorse e programmazione: «è una gran bella disciplina, emozionante, ma resta una nicchia. Ora che ci siamo presi questo spazio, sta a tutti, federazione, comitati, impianti di risalita, aiutarla a crescere». Dietro l’oro e l’argento di Deromedis e Tomasoni c’è dunque anche il sogno di un movimento che, partito quasi in silenzio tra Courmayeur, Passo San Pellegrino e le valli del Trentino, ora parla la lingua dei grandi risultati olimpici e chiede di non tornare più nell’ombra.








