La Stampa ha cambiato proprietario, ma nel frattempo si è fermata: dopo la firma del contratto preliminare tra GEDI e Gruppo SAE, i giornalisti hanno proclamato l’assemblea permanente. Risultato pratico (e simbolico): giovedì 5 marzo 2026 il quotidiano non è uscito in edicola ed il sito non è stato aggiornato fino alle ore 7 del mattino.
L’operazione, comunicata il mercoledì 4, non riguarda solo “il giornale”: dentro il perimetro della cessione entrano anche testate collegate, attività digitali, centro stampa, raccolta pubblicitaria locale e strutture di supporto. Il closing è previsto entro il primo semestre 2026, dopo procedure sindacali e passaggi burocratici.
Perché interessa la Valle d’Aosta
la Valle d’Aosta non è una notizia da salotto torinese: La Stampa ha una redazione ad Aosta, che lavora su un territorio piccolo ma complesso e che ruota attorno a circa una decina di persone. È proprio il tipo di presidio che, in una riorganizzazione, rischia di finire sotto la lente: pochi numeri, copertura locale essenziale, costi che in un bilancio “a sinergie” possono diventare un bersaglio facile.
Nel dibattito nazionale c’è anche un’altra trattativa, parallela, che riguarda La Repubblica e le radio di Elemedia, che, secondo varie ricostruzioni, sarebbe in fase avanzata con il gruppo greco Antenna della famiglia Kyriakou. All’inizio di febbraio aveva cambiato proprietà La Sentinella del Canavese.

La targa della redazione aostana della ‘Stampa’
Perché i giornalisti hanno alzato il muro
La linea del Comitato di redazione e del sindacato Fnsi è che la cessione arriva con troppe incognite: chiedono garanzie su occupazione, organizzazione, accordi e autonomia, e contestano la mancanza di informazioni preventive alla redazione.
Il punto non è (solo) contrattuale: è politico-editoriale. La Stampa è una testata “storica” del nord ovest e per molti il rischio è che diventi un’ennesima ristrutturazione con tagli sparsi, soprattutto dove i numeri sono piccoli.
Qui entra la domanda che ad Aosta si fanno in tanti: SAE è un editore che negli anni recenti è finito più volte al centro di vertenze sindacali nelle sue testate locali, con scioperi e contestazioni sul modello di gestione. Nel 2025, al Tirreno ci sono stati scioperi e una durissima polemica su provvedimenti disciplinari verso un componente del Cdr, con la Fnsi che ha parlato di comportamento antisindacale e di ricorso contro la sospensione. Sul Tirreno, inoltre, una parte della stampa nazionale ha raccontato una fase di crisi fatta di tagli, tensioni interne e scontro con la redazione.
Non è un processo alle intenzioni: è il “precedente” che pesa quando una testata come La Stampa, con molte redazioni territoriali e costi di struttura, passa di mano. In una realtà come la Valle d’Aosta, dove la redazione è piccola e il bacino pubblicitario è limitato, il timore è che un modello basato su compressione dei costi e accentramenti finisca per colpire prima i presìdi periferici.








