La nuova legge regionale sul Corpo forestale della Valle d’Aosta aggiorna in modo organico l’ordinamento e il funzionamento del Corpo, abrogando la legge del 2002 e ridisegnando la disciplina del personale su 85 articoli. Il provvedimento, approvato dal Consiglio Valle mercoledì 25 marzo 2026 con 28 voti favorevoli e le 6 astensioni dei consiglieri di Lega, AVS – Rete Civica VdA e La Renaissance Valdôtaine, è strettamente collegato alla legge 3/2024 che ha istituito il comparto autonomo “Sicurezza e soccorso Valle d’Aosta”, dove sono ricondotti Vigili del fuoco e forestali. La legge conferma la natura del Corpo forestale come Corpo tecnico con funzioni di polizia, responsabile della prevenzione, sorveglianza, valorizzazione e tutela del territorio agro‑silvo‑pastorale, forestale e montano, del suolo, delle acque e delle risorse naturali, con compiti di polizia giudiziaria e concorso alla pubblica sicurezza, in particolare nelle aree rurali e di montagna.
Il nuovo testo sostituisce, nell’ambito regionale, le funzioni un tempo svolte dal Corpo forestale dello Stato, assorbito a livello nazionale in altre Forze e Amministrazioni, e definisce in modo puntuale i compiti del Corpo valdostano, dalla vigilanza forestale e faunistica alla lotta agli incendi boschivi, dalla polizia ambientale e idraulica al concorso nella protezione civile e nel monitoraggio del rischio idrogeologico. La legge istituisce inoltre una manifestazione celebrativa annuale del Corpo e una Commissione interna incaricata di esprimere pareri su equipaggiamenti, formazione e riconoscimenti al personale, rafforzando anche sul piano simbolico l’identità del Corpo forestale valdostano.

Due agenti del Corpo forestale valdostano
Ordinamento, ruoli e carriere: cosa cambia per i forestali
Sul piano organizzativo, il Corpo forestale viene incardinato presso l’Assessorato regionale alle risorse naturali, con un Comando centrale, una rete di stazioni forestali come unità operative periferiche e quattro unità tecnico‑specialistiche dedicate ad antincendi boschivi, area tecnico‑forestale, vigilanza ambientale e contenzioso, affari generali e gestione del soccorso e delle emergenze. A capo del Corpo è previsto un dirigente con l’incarico di comandante (quello attuale è Luca Dovigo), nominato con decreto del presidente della Regione, mentre le stazioni sono guidate da ispettori forestali in qualità di comandanti di stazione, affiancati da vice comandanti scelti tra i sovrintendenti.
La legge istituisce una nuova architettura dei ruoli tecnico‑operativi: agenti, sovrintendenti, ispettori, funzionari e dirigenti, con articolazioni interne in qualifiche (da “agente” ad “assistente capo coordinatore” per gli agenti, fino a “sostituto commissario coordinatore” per gli ispettori). L’accesso al Corpo avviene per concorso pubblico, con percorsi formativi obbligatori per agenti e funzionari, mentre le progressioni a sovrintendenti e ispettori passano da concorsi interni, corsi di formazione e sistemi di valutazione basati su anzianità, merito e assenza di sanzioni disciplinari rilevanti. Il personale tecnico‑operativo è inquadrato in regime di diritto pubblico all’interno del comparto “Sicurezza e soccorso Valle d’Aosta”, con specifiche tutele, un’indennità pensionabile legata alle funzioni di polizia e una disciplina dettagliata del procedimento disciplinare.
La tabella allegata alla legge stabilisce la dotazione organica iniziale e la corrispondenza tra vecchi e nuovi ruoli: 86 agenti, 39 sovrintendenti e 23 ispettori vengono riallineati in base all’anzianità di servizio, mentre quattro funzionari e due dirigenti compongono i livelli superiori. Per il primo inquadramento sono previste regole transitorie che salvaguardano anzianità e trattamenti economici, compresa l’indennità di bilinguismo, e disciplinano la fase di passaggio dal vecchio ordinamento al nuovo, in attesa dei futuri accordi negoziali del comparto sicurezza.

Luca Dovigo, comandante del Corpo forestale valdostano
Maggioranza: «un atto di autonomia che rafforza il Corpo tecnico della Regione»
Nel corso del dibattito, Michel Martinet (Union Valdôtaine), relatore del provvedimento, ha definito la riforma «un intervento normativo di grande rilievo», che aggiorna un impianto ormai superato e colma il vuoto lasciato dall’assorbimento del Corpo forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri. Martinet ha sottolineato come il nuovo ordinamento avvicini il Corpo valdostano ai modelli delle forze di polizia a ordinamento civile, in particolare la Polizia di Stato, con l’obiettivo di creare le condizioni per l’equiparazione previdenziale dei forestali valdostani ai loro omologhi nazionali. Ha ribadito la natura del Corpo come «struttura tecnica con funzioni di polizia e non viceversa», vocata alla prevenzione, alla gestione del territorio e alla tutela dell’ecosistema alpino.
Dalla maggioranza, Corrado Jordan (UV), presidente della terza Commissione, ha parlato di «vero atto di autonomia valdostana», che riafferma le prerogative dello Statuto speciale e riconosce al Corpo forestale un ruolo cruciale non solo nella tutela dell’ambiente, ma anche nella sicurezza e nella conservazione dell’identità del territorio, come «custode dell’ecosistema alpino» più che semplice organo sanzionatore. Marco Viérin (Centro Autonomista) ha rimarcato il «passo concreto verso una nuova legge sul Corpo forestale», migliorabile nel tempo ma già orientata a un equilibrio tra esigenze del territorio e ruolo del Corpo come presidio tecnico e riferimento per cittadini e imprese. Marco Sorbara (Forza Italia) ha inquadrato il provvedimento come scelta di modello di comunità: il Corpo forestale, ha detto, è presidio della nostra autonomia e «presenza concreta» nei boschi e nelle montagne, chiamato a fronteggiare cambiamenti climatici, dissesto idrogeologico e nuove forme di illegalità ambientale.
Opposizioni: «riforma necessaria, ma restano nodi su profilo, catena di comando e metodo»
All’opposizione, Chiara Minelli (AVS – Rete Civica VdA) ha ricordato che il percorso della riforma era nato in condivisione con sindacati e componenti del Corpo, ma che le modifiche introdotte dalla maggioranza non sono state concordate ed «incidono su punti fondamentali», a partire dal profilo del Corpo e dall’ampiezza delle funzioni di polizia giudiziaria. Minelli ha giudicato insufficiente la valorizzazione del ruolo di ufficiali e agenti di polizia giudiziaria, attivi su reati non solo ambientali, e ha indicato tra i nodi critici la gestione degli incendi boschivi, dove il riferimento alle “infrastrutture” e il rinvio a una delibera di Giunta rischiano di generare incertezze nella catena di comando.
Andrea Manfrin (Lega) ha espresso un giudizio complessivamente positivo sull’aggiornamento dell’ordinamento, ma ha annunciato l’astensione per il mancato accoglimento degli emendamenti del suo gruppo, mirati, ha spiegato, a rafforzare l’organizzazione interna, la tutela legale del Corpo e il ruolo dei nuovi funzionari, oltre a chiarire competenze e parametri di carriera.
Alberto Zucchi (Fratelli d’Italia) ha riconosciuto la necessità della riforma e la volontà di rafforzare l’efficacia del Corpo, ma ha richiamato il rischio di sconfinamento nelle funzioni di pubblica sicurezza riservate allo Stato, chiedendo basi giuridiche più solide e competenze definite direttamente in legge; ottenuto un emendamento di coordinamento con l’ordinamento statale, il suo gruppo ha votato a favore.
Marco Carrel (Autonomisti di Centro), pur preannunciando voto favorevole per coerenza con il disegno di legge del 2025 cui aveva lavorato da assessore, ha criticato duramente il metodo seguito dall’attuale maggioranza, parlando di «mancanza di visione», di concertazione con le organizzazioni sindacali interrotta e di Commissioni ridotte a passaggi formali.
Fulvio Centoz (Partito Democratico ‑ Federalisti Progressisti) ha rivendicato il contributo dato nella precedente legislatura, definendo la legge la prosecuzione di un percorso «in larga parte costruito» quando il suo gruppo era in maggioranza, e ha lamentato il mancato recepimento degli emendamenti su comando e distacco in Procura, pur confermando il voto favorevole sull’impianto complessivo.
In chiusura, il presidente della Regione, Renzo Testolin, ha sottolineato che la legge «chiude un percorso importante» insieme a quella sui Vigili del fuoco, conferendo al Corpo forestale un’identità chiara all’interno del sistema di Protezione civile e di tutela del territorio. Sul fronte previdenziale ha ricordato che le decisioni non dipendono solo dalla Regione e richiedono dati, quantificazioni e condivisione con lo Stato, assicurando che il Governo regionale sta lavorando sul tema «con serietà».

La sede del Corpo forestale valdostano, a Saint-Christophe
Dotazione, risorse e prossimi passi
La legge individua anche le risorse necessarie per l’attuazione della riforma: l’onere complessivo è stimato in 348.065 euro per il 2026, 501.202,50 euro per il 2027 e 518.840 euro a decorrere dal 2028, a carico del bilancio regionale nella missione “Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente” e in un fondo specifico della missione “Fondi e accantonamenti”. Le risorse finanziano sia la nuova struttura del Corpo, alloggi di servizio, equipaggiamenti, formazione e corsi, sia gli effetti del passaggio del personale tecnico‑operativo al regime di diritto pubblico e alla nuova griglia di ruoli, indennità comprese.
Sul piano operativo, la legge prevede l’adozione entro un anno del nuovo regolamento di servizio, chiamato a dettagliare aspetti chiave come l’organizzazione dei turni, la reperibilità, la disciplina degli alloggi di servizio, le uniformi e l’armamento. Nei prossimi mesi la Giunta dovrà inoltre approvare la delibera che definisce nel dettaglio gli ambiti e i modelli organizzativi di intervento, in particolare per gli incendi boschivi, testo che, per un ordine del giorno approvato all’unanimità, dovrà essere illustrato in Commissione insieme ai vertici del Corpo forestale e dei Vigili del fuoco prima del varo definitivo.
Nel complesso, la riforma ridisegna il “contratto” tra Regione e Corpo forestale: riconosce formalmente ai forestali una funzione tecnica e di polizia che li avvicina ai modelli nazionali, ne rafforza l’incardinamento nell’Amministrazione regionale e ne consolida il ruolo di presidio ambientale e di protezione civile, ma lascia aperte alcune partite, dal nodo previdenziale alla catena di comando sugli incendi, che richiederanno ancora confronto politico e scelte attuative.









