Uno scialpinista lombardo è morto nel primo pomeriggio di domenica 22 febbraio 2026, travolto da una valanga sulle pendici della Becca di Nana, in Val d’Ayas, a circa 3.000 metri di quota. L’uomo, Stefano Poli, 66 anni, originario di Bergamo e residente a Pozzuolo Martesana, era partito in solitaria in mattinata da Antagnod e non aveva fatto rientro a casa: è stata la moglie, non riuscendo più a contattarlo al telefono, a dare l’allarme e a indicare ai soccorritori la zona dove aveva programmato l’escursione.
L’elicottero del Soccorso alpino valdostano, arrivato in quota insieme alle unità del Sagf della Guardia di finanza di Breuil-Cervinia, ha individuato subito una valanga di grosse dimensioni nel versante indicato e ha concentrato lì le ricerche. Un sorvolo ha permesso di localizzare il corpo dello scialpinista sulla colata nevosa; i tecnici, sbarcati sul posto, lo hanno raggiunto e liberato dalla neve, ormai pesante per le temperature elevate di queste ore. Il medico a bordo dell’elisoccorso non ha potuto fare altro che constatare il decesso.
Terminate le operazioni di recupero, la salma è stata trasportata a valle in elicottero; le procedure di identificazione formale e di ricostruzione dell’accaduto sono state svolte dal Sagf.
Secondo il bollettino nivologico, nella giornata di domenica 22 febbraio, il pericolo valanghe sulle Alpi valdostane era di grado 3 (“marcato”) e, nel corso della giornata, è salito a 4 (“forte”) oltre i 2.200 metri lungo l’arco di confine dalla Valtournenche alla Valgrisenche: condizioni che, unite al rialzo termico, rendono particolarmente instabili i pendii in quota e moltiplicano i rischi per chi si muove fuoripista o in ambiente scialpinistico.








