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Lorenza Scarpante torna libera: le perizie ribaltano il caso dell’aostano morto a Bologna

redazione aostapresse.it

lunedì 26 Gennaio 26 • h. 10

Lorenza Scarpante torna libera: le perizie ribaltano il caso dell’aostano morto a Bologna

di redazione aostapresse.it | Lun 26 Gen 26 • h. 10

Lorenza Scarpante è tornata libera dopo otto mesi di carcere: giovedì 23 gennaio 2026 il gip del Tribunale di Bologna Claudio Paris ha disposto la sua scarcerazione per “insussistenza della gravità indiziaria”, accogliendo l’istanza degli avvocati Chiara Rizzo e Guido Todaro e con il parere favorevole della stessa Procura. La 56enne aostana era accusata dell’omicidio del marito Giuseppe Marra, 59 anni, trovato morto nella notte tra il 26 e il 27 maggio 2025 nell’abitazione di via Zanolini a Bologna, dove i due vivevano e gestivano un negozio di cannabis light in via Indipendenza.

Le perizie che hanno ribaltato il quadro

A cambiare radicalmente lo scenario sono state le consulenze tecniche depositate il 20 gennaio: la relazione medico-legale, gli esami tossicologici, i rilevamenti delle impronte digitali, l’analisi della scena del crimine e soprattutto la Bloodstain Pattern Analysis (Bpa), cioè lo studio delle macchie di sangue. I consulenti hanno concluso che «non emergono evidenze tecnico-scientifiche idonee a sostenere, con adeguato grado di probabilità, l’intervento di soggetti terzi nella genesi delle lesioni riscontrate», indicando che il quadro appare «maggiormente compatibile con una dinamica autolesiva o, comunque, con un evento non riconducibile a un’azione violenta esterna».

Messo insieme, questo quadro ha portato a formulare almeno quattro ipotesi diverse su quanto accaduto quella notte, nessuna delle quali prevale sulle altre:

  • l’omicidio (la tesi iniziale degli inquirenti);
  • l’incidente domestico con cadute accidentali (sostenuto dalla difesa);
  • l’intervento di una terza persona (di cui però non c’è traccia);
  • il suicidio (con modalità ritenute anomale).
La casa di via Zanolini, a Bologna, dove è morto Giuseppe Marra

La casa di via Zanolini, a Bologna, dove è morto Giuseppe Marra

La posizione della Procura

La stessa Procura, rappresentata dalla procuratrice aggiunta Morena Plazzi e dalla pm Giulia Mingozzi, ha espresso parere favorevole alla scarcerazione, riconoscendo che il quadro indiziario «è oggettivamente mutato» e che le ulteriori indagini richiederanno tempi lunghi, «incompatibili con il mantenimento dell’attuale assetto cautelare». La Procura aveva chiesto almeno l’allontanamento dal territorio di Bologna, ma il gip ha optato per nessuna misura cautelare.

Le indagini non sono però concluse: i pm intendono interrogare nuovamente Scarpante per approfondire le plurime ipotesi proposte dai consulenti e arrivare a una ricostruzione «il più aderente possibile alla realtà».

La tesi della difesa e il ritorno alla vita

La difesa ha sempre sostenuto che si sia trattato di un incidente: Marra sarebbe caduto accidentalmente, forse in preda a convulsioni o perdita di equilibrio legata all’assunzione di stupefacenti, nel corso di una serata in cui entrambi i coniugi avevano bevuto alcol e fatto uso di droghe. Lorenza Scarpante si è sempre dichiarata innocente, affermando di essere andata a dormire e di aver trovato il marito a terra, in una pozza di sangue, solo al risveglio, quando è corsa in strada a chiedere aiuto.
«È la fine di un incubo, un ritorno alla vita», ha commentato l’avvocata Rizzo. Giovedì sera, all’uscita dal carcere della Dozza, Scarpante piangeva di felicità: ad attenderla c’erano i due figli, che l’hanno portata a Torino, dove entrambi risiedono. I figli si erano trovati improvvisamente senza il padre e con la madre in carcere, ma hanno sempre creduto nella sua innocenza.

Otto mesi di battaglie legali

Il percorso giudiziario di Scarpante è stato segnato da ripetuti dinieghi: a fine giugno 2025 aveva chiesto i domiciliari ad Aosta, a casa della madre, ma il Tribunale del Riesame aveva respinto la richiesta ritenendo concreto il pericolo di fuga. A inizio dicembre, anche la Cassazione aveva confermato il carcere, respingendo il ricorso della difesa. Solo le nuove perizie, depositate a gennaio, hanno ribaltato completamente la situazione.
La donna, originaria di Aosta dove ha vissuto a lungo con il marito, anch’egli valdostano, sta valutando se tornare nella sua città natale. È ancora senza telefono, perché le è stato sequestrato, ma per la prima volta dopo otto mesi può guardare al futuro senza le sbarre della Dozza.