Il Consiglio Valle ha approvato mercoledì 28 gennaio 2026 la modifica alla legge regionale 11/2018 sulle prove di francese all’esame di Stato: 28 voti a favore (Union Valdôtaine, Centro Autonomista, Forza Italia, Lega, Partito Democratico, La Renaissance e Autonomisti di Centro) e 5 astensioni (Fratelli d’Italia e AVS – Rete Civica VdA). Il punto è tutto qui: dopo la riforma nazionale che riduce le commissioni d’esame a massimo quattro commissari e rimette al Ministero la scelta delle materie, la Regione ha scelto di blindare comunque un docente di francese dentro ogni commissione, senza aumentare i numeri.
La modifica è tecnica ma politicamente delicata: il nuovo articolo 8 impone “la presenza di un docente di lingua francese” in sostituzione di uno dei membri legati alle discipline scelte ogni anno dal Ministero dell’istruzione e del merito, salvo i percorsi dove il francese è già previsto (ad esempio Esabac). E sarà un decreto dell’assessore regionale a indicare, indirizzo per indirizzo, quale materia “ministeriale” viene sostituita dal francese.
Che non sia un dettaglio lo si capisce da due righe della legge: la norma si applica a partire dall’anno scolastico 2025/2026, non comporta nuovi costi e viene dichiarata urgente (entra in vigore il giorno dopo la pubblicazione sul Bollettino ufficiale).
In Aula, la relatrice Cristina Machet (UV) l’ha messa sul piano identitario: il francese «non è una materia come le altre», ma parte della storia e dell’autonomia valdostana. Dall’opposizione, però, è arrivato l’avviso: sostituire una materia caratterizzante con il francese può pesare soprattutto su tecnici e professionali. È la critica del capogruppo leghista Andrea Manfrin, che parla di squilibrio rispetto al resto d’Italia e di intervento arrivato tardi.
Sul fronte AVS – Rete Civica VdA, Chiara Minelli ha confermato il giudizio negativo sulla riforma nazionale (meno commissari, materie decise a Roma, colloquio impoverito) e ha difeso la richiesta di una norma esplicitamente limitata al solo 2025/2026. Il vice capogruppo Eugenio Torrione ha insistito sullo stesso punto: una transitorietà scritta in legge sarebbe stata, a loro dire, una garanzia più forte.
E infatti il passaggio politico vero è stato quello: il Consiglio ha respinto l’emendamento di AVS – Rete Civica VdA che voleva limitare la modifica al solo anno scolastico 2025/2026, ma ha approvato un ordine del giorno di sintesi (30 voti a favore, con le 3 astensioni di FdI) che impegna la Giunta ad aprire un confronto con Roma appena superata la fase emergenziale di quest’anno, per arrivare a un accordo istituzionale che tuteli la specificità linguistica valdostana e punti a commissioni più eque e complete.

Fulvio Centoz durante la discussione in Consiglio Valle sulla modifica della legge regionale 11/2018
Nel dibattito, Fulvio Centoz (PD) ha spiegato perché una transitorietà “secca” rischia di essere un boomerang: se l’anno dopo non c’è già una soluzione pronta, si riapre lo stesso caos, con in più il tema del valore legale del titolo di studio su base nazionale. Marco Carrel (AdC) ha votato “sì” ma con la faccia di chi ingoia un rospo: «subiamo» la riforma, e ora serve una prospettiva politica vera. Da Clotilde Forcellati (PD) è arrivato un affondo sul cortocircuito politico: autonomia proclamata, ma poi “uniformità nazionale” subita senza ottenere margini. Massimo Lattanzi (FdI) ha spinto la discussione su un altro nervo scoperto: studenti più “caricati” rispetto alle altre regioni e richiesta crescente di inglese.
La risposta della Giunta è stata netta. L’assessore regionale all’istruzione Erik Lavevaz ha detto chiaramente che l’obiettivo iniziale era aggiungere un commissario di francese, non sostituirlo, ma che un parere ministeriale formale (arrivato il 12 gennaio) avrebbe reso l’impugnativa praticamente certa: approvare una legge destinata a saltare sarebbe stato, parole sue, «creare una grave incertezza» a pochi mesi dall’esame. E ha aggiunto un punto chiave: una norma transitoria, senza definire già il “dopo”, non sarebbe ammissibile.
In chiusura, il presidente della Regione, Renzo Testolin, ha rivendicato il voto larghissimo come segnale politico: priorità agli studenti (certezza delle regole) e mandato a fare fronte comune nel negoziato con il Ministero.
In pratica, cosa cambia per la maturità 2026 in Valle d’Aosta? La commissione resta “da riforma nazionale”, ma dentro ci sarà comunque un docente di francese. Il prezzo è che, da qualche parte, una materia scelta dal Ministero verrà sostituita. Quale, lo sapremo con il decreto regionale per i singoli indirizzi.








