Il profilo Instagram “Visit La Thuile”, che per settimane ha promosso la località con video di donne in bikini sulle piste e contenuti a sfondo sessuale, è finito al centro di uno scontro politico in Consiglio Valle dopo la segnalazione della consigliera regionale di parità Katya Foletto. Dopo le polemiche l’account è stato ribattezzato “visit_lathuile_larosiere”, ma la vicenda resta aperta sul piano dell’immagine turistica, dei ruoli istituzionali e dell’uso dei social.
La segnalazione della Consigliera di parità
Con una lettera inviata il 21 gennaio a Comune e Pro Loco di La Thuile, Katya Foletto aveva definito «in netto contrasto con l’immagine di decoro e l’offerta turistica di una prestigiosa località montana» i contenuti del profilo Instagram “Visit La Thuile”, richiamando foto e video con «donne in costume da bagno in atteggiamenti palesemente provocatori» ed «esplicite allusioni sessuali», fino alla simulazione dell’urinare sulla neve.
La consigliera di parità aveva chiesto se il profilo fosse conosciuto dall’Amministrazione, se vi fosse un legame con Comune, Pro Loco o altre realtà turistiche e, in caso contrario, ha invitato ad attivarsi presso Instagram o le autorità competenti per tutelare il nome della località da «un uso improprio e lesivo del marchio territoriale».
Il sindaco di La Thuile, Mathieu Ferraris, ha riferito in aula l’assessore regionale Luigi Bertschy, ha poi provveduto a far rimuovere dal profilo le immagini ritenute non corrette e ha precisato che il profilo non è collegato al Comune. Nelle ore successive l’account è stato comunque rinominato in “visit_lathuile_larosiere”, mantenendo molti contenuti promozionali e lo stesso logo, ma con un naming meno facilmente confondibile con i canali istituzionali del territorio che puntano su un altro tipo di comunicazione e posizionamento pubblicitario.

Le immagini dei video a sfondo sessuale su ‘visit_lathuile’
Lo scontro in Consiglio Valle: Manfrin all’attacco, Bertschy frena
La segnalazione è approdata in Consiglio regionale mercoledì 28 gennaio 2026, con un question time del capogruppo della Lega, Andrea Manfrin, che ha accusato «il consigliere di parità», riferendosi a Katya Foletto al maschile, «di esondare dalle proprie competenze», nate per tutelare la parità uomo‑donna nel lavoro, intervenendo «sulla comunicazione social di un Comune» e diffondendo la lettera ai media prima che al sindaco.
Manfrin, non nuovo ad azioni di questo tipo, ha parlato di «valutazioni di tipo femminista» e di «uso politico» dell’incarico, sottolineando il doppio ruolo di Foletto, eletta lo scorso settembre in Consiglio comunale ad Aosta per AVS – Rete Civica VdA. Nel mirino sono finite anche le newsletter dell’ufficio di parità, arrivate «perfino sul registro di classe scolastico» e piene, secondo il consigliere leghista, di «slogan femministi, temi di politica dall’aborto al Ddl sulla violenza sessuale e perfino un oroscopo femminista 2026», contenuti ritenuti non attinenti al mandato di garanzia.
L’assessore Bertschy, da parte sua, ha ricordato che la legge regionale 53/2009 e il Codice delle pari opportunità definiscono «la consigliera di parità» (nella sua definizione corretta) come organo di garanzia dotato di autonomia funzionale: la Giunta regionale ha margini di intervento limitati e il controllo politico passa soprattutto attraverso la relazione annuale al Consiglio Valle ed alla Commissione competente. Ha però ammesso «una criticità nel flusso delle informazioni» con il sindaco di La Thuile che ha dichiarato di essere venuto a conoscenza della lettera «prima dai media e solo il giorno dopo dalla comunicazione ufficiale», ed ha scritto a Foletto per chiedere spiegazioni, senza ricevere ancora risposta.
Sul piano politico, Bertschy ha definito «quantomeno dubbia» l’opportunità del doppio ruolo istituzionale della consigliera, annunciando nel contempo la pubblicazione, proprio il giorno precedente, dell’avviso per la designazione della nuova consigliera di parità regionale, un ruolo pagato 390 euro lordi al mese se dipendente, che salgono a 780 euro se non dipendente.
Il profilo Instagram nel mirino: immagine turistica o sessismo?
Al centro del caso resta il profilo Instagram, che, come mostrano le schermate, alternava video di sci notturni, après‑ski e panorami con contenuti di forte richiamo sessuale, come una sciatrice in bikini sulle piste o sketch a tema esplicito. La denominazione originaria “Visit La Thuile” lo rendeva facilmente assimilabile a un canale ufficiale di promozione turistica, tanto da spingere la consigliera di parità a parlare di possibile «utilizzo improprio e lesivo del marchio territoriale» ed a chiedere un intervento a tutela dell’immagine della stazione.
Il sindaco, secondo quanto riferito in aula, ha chiarito che il Comune non aveva alcun rapporto con il profilo e si è mosso per far rimuovere i contenuti più discussi. Il cambio di nome in “visit_lathuile_larosiere” sembra andare nella direzione di una maggiore separazione rispetto ai canali istituzionali, ma la vicenda pone comunque un tema più ampio: fino a che punto soggetti privati possono richiamarsi a un brand territoriale senza coordinarsi con Enti e uffici turistici?
E quali strumenti hanno Amministrazioni e organi di garanzia per intervenire quando la promozione di una località passa attraverso immagini che molti giudicano sessiste o comunque in contrasto con il posizionamento desiderato?

il profilo rinominato in ‘visit_lathuile_larosiere’
Il nodo del ruolo di garanzia e del doppio incarico
La lettera di Katya Foletto, pur limitandosi a chiedere chiarimenti e a sollecitare eventuali segnalazioni alla piattaforma, ha riacceso un dibattito mai sopito sulla natura e sui limiti dell’ufficio di parità. L’assessore Luigi Bertschy ha ricordato che l’invio di newsletter alle scuole rientra, nelle intenzioni della consigliera di parità, in un lavoro di educazione all’uguaglianza e di sensibilizzazione contro le discriminazioni di genere, con le Istituzioni scolastiche libere di decidere se e come rilanciare i contenuti a docenti e studenti.
Per la Lega, però, quella che dovrebbe essere una figura «esterna alle dinamiche dei partiti» finisce per utilizzare strumenti, mailing list e simboli istituzionali per veicolare messaggi politici, in particolare su temi sensibili come aborto, violenza di genere e parità, e per intervenire su scelte comunicative di soggetti locali che non rientrano, a loro giudizio, nel perimetro stretto della parità nel lavoro.
La maggioranza regionale, pur difendendo la legittimità formale dell’azione della consigliera di parità, sembra voler chiudere il ciclo puntando sul “rinnovamento” dell’incarico, con un bando che dovrà individuare una nuova figura di garanzia per i prossimi anni.








