La Valle d’Aosta punta a mettere ordine, e massa critica, nel suo ecosistema della conoscenza: venerdì 13 febbraio 2026 al Forte di Bard è stata presentata la collaborazione tra Regione e Fondazione CRT per accompagnare la nascita di un Centro unificato per la ricerca scientifica, sostenuto da un contributo di tre milioni di euro. L’obiettivo è superare la frammentazione dei centri oggi attivi e costruire un hub unico, capace di tenere insieme ricerca, trasferimento tecnologico e imprese nelle traiettorie della Strategia di specializzazione intelligente 2021‑2027, dalla “Montagna intelligente” alla salute, dall’energia ai big data.
Che cos’è il Centro unificato per la ricerca
La Giunta regionale ha inserito per la prima volta la creazione del Centro unificato tra gli obiettivi strategici del DEFR 2024‑2026, confermandolo nei documenti finanziari 2025‑2027 e 2026‑2028 come tassello del Programma di governo. L’idea di fondo è semplice: concentrare competenze, infrastrutture e risorse in un’unica struttura, così da superare i limiti di un territorio piccolo e di centri di ricerca troppo dispersi e di dimensioni ridotte, che oggi faticano a fare massa critica e a dialogare con il sistema produttivo.
Secondo la Strategia di specializzazione intelligente (S3), la ricerca e l’innovazione sono leve decisive per la competitività valdostana, ma la spesa in R&S resta sotto la media italiana e del Nord‑Ovest, e la presenza di attività ad alta intensità di conoscenza è inferiore rispetto ad altri territori alpini. Il Centro dovrà diventare lo strumento operativo per attuare la S3: rafforzare i collegamenti tra centri di eccellenza, università e imprese, attrarre nuovi progetti, ricercatori e investimenti in aree come industria 4.0, energia verde, salute digitale, monitoraggio del territorio e turismo “intelligente”.

Anna Maria Poggi, presidente della Fondazione CRT e Renzo Testolin, presidente della Regione
Il ruolo della Fondazione CRT e il recupero di un’area industriale
La Fondazione CRT sostiene il percorso con un contributo di tre milioni di euro e lega la collaborazione non solo al rafforzamento dell’“ecosistema della conoscenza”, ma anche a un intervento di riqualificazione urbana. Il progetto prevede infatti di trasformare un’area di passato industriale in un hub della ricerca e dell’innovazione, capace di ospitare laboratori, spazi per i giovani ricercatori e funzioni di raccordo tra i diversi “player” del territorio.
Nelle parole della presidente Anna Maria Poggi, il Centro dovrà mettere in relazione soggetti diversi, valorizzare eccellenze già presenti, favorire il trasferimento di conoscenze e integrare ricerca, formazione e innovazione, consolidando un legame con la Valle d’Aosta che la Fondazione definisce già “profondo”. La riconversione dell’area industriale, sottolinea la stessa Strategia S3, è coerente con le traiettorie di una “montagna sostenibile”, che punta sulla rigenerazione di spazi, sulla green economy e su nuovi usi ad alto contenuto tecnologico.
Un percorso avviato nel 2024: studi, tavoli tecnici e ora una legge
Il cantiere amministrativo è partito nel settembre 2024, con il coinvolgimento diretto dei centri di ricerca valdostani e l’affidamento a Deloitte della consulenza per lo studio “Evoluzione organizzativa dei centri di ricerca scientifica operanti in Valle d’Aosta”, approvato dalla Giunta regionale nell’aprile 2025. Il documento fotografa lo stato dell’arte, ne evidenzia potenzialità e limiti e indica gli elementi chiave per arrivare alla creazione di un Centro unico, dalla governance alle possibili forme giuridiche, fino alla gestione degli organici e dei rapporti con il sistema produttivo.
Parallelamente, il Governo ha istituito un Tavolo tecnico con le strutture regionali competenti e gli enti di ricerca, per progettare in modo condiviso le modalità operative e l’iter amministrativo, valorizzando le specificità di ciascun soggetto e rafforzando le competenze esistenti. Proprio venerdì 13 febbraio, l’Esecutivo ha approvato le linee di indirizzo per la predisposizione del disegno di legge regionale che dovrà istituire il Centro unificato, dando una cornice normativa stabile a un progetto che la S3 indica come prioritario per “rafforzare i centri di ricerca” e consolidare le relazioni con le imprese.

Amministratori e rappresentanti di Enti pubblici alla presentazione dell’accordo tra Regione e Fondazione CRT
Ricerca, imprese e talenti: cosa cambia per la Valle d’Aosta
Nelle dichiarazioni congiunte, il presidente Renzo Testolin e l’assessore Luigi Bertschy hanno parlato di «percorso di lungo periodo» e di uno strumento «fondamentale» per rendere l’ecosistema valdostano più strutturato, competitivo e orientato all’innovazione. Il Centro dovrà diventare la cabina di regia per mettere in rete i poli già presenti, dall’IIT di Aosta al CMP3, dai centri sull’agricoltura di montagna a quelli sulla conservazione dei beni culturali, e per accompagnare le PMI nella transizione digitale e verde, in linea con le sfide individuate dalla S3 2021‑2027.
Per un territorio che soffre di calo demografico, invecchiamento, bassa presenza di settori ad alta tecnologia e difficoltà di attrarre studenti universitari e ricercatori, la scommessa è anche di attrattività: la Strategia parla esplicitamente di “zona franca per la R&S” e di pacchetti di incentivi per richiamare talenti e investitori in alcune aree vocate all’innovazione. Testolin e Bertschy rivendicano la volontà di «mettere in rete competenze, infrastrutture e opportunità», creando un contesto che favorisca sviluppo tecnologico, sostenibilità e competitività, ma anche una maggiore diffusione dei risultati della ricerca verso cittadini e imprese, grazie a tecnologie avanzate e a un’adeguata attività di comunicazione.
Se la collaborazione con la Fondazione CRT è la scintilla finanziaria e simbolica, la riuscita del progetto passerà però dalla capacità di tenere vivo il processo di “scoperta imprenditoriale” previsto dalla S3: coinvolgere stabilmente imprese, università, centri di ricerca e amministrazione nella definizione dei progetti, monitorare risultati e correggere la rotta quando serve.
In questo senso, il Centro unificato per la ricerca viene presentato come il tassello mancante di un mosaico già avviato, chiamato ora a trasformare analisi e strategie in laboratori, dottorati, prototipi e nuove filiere capaci di dare alla piccola regione alpina un posto stabile nella geografia europea dell’innovazione.








