Uno scialpinista lombardo è morto nel primo pomeriggio di domenica 22 febbraio 2026, travolto da una valanga sulle pendici della Becca di Nana, in Val d’Ayas, a circa 3.000 metri di quota. La vittima è Stefano Poli, 66 anni, originario della Bergamasca e residente a Pozzuolo Martesana, docente di Petrologia all’Università degli Studi di Milano.
Poli era partito in solitaria in mattinata da Antagnod. Non rientrando e non rispondendo al telefono, la moglie ha lanciato l’allarme e ha indicato ai soccorritori la zona dell’escursione. L’elicottero del Soccorso alpino valdostano, con le unità del Sagf della Guardia di finanza di Breuil-Cervinia, ha individuato subito una valanga di grosse dimensioni sul versante segnalato e lì ha concentrato le ricerche.
Un sorvolo ha permesso di localizzare il corpo sulla colata; i tecnici lo hanno raggiunto e liberato dalla neve, resa ancora più pesante dalle temperature elevate. Il medico a bordo non ha potuto fare altro che constatare il decesso. La salma è stata trasportata a valle in elicottero; le procedure di identificazione formale e gli accertamenti sull’accaduto sono stati svolti dal Sagf.

Il professor Stefano Poli, la vittima della valanga in Val d’Ayas
Chi era Stefano Poli
Nelle ore successive sono emersi anche dettagli sulla figura dello scialpinista e sul suo profilo accademico. Poli era un volto storico della Statale: 48 anni trascorsi nell’ateneo tra formazione e carriera, fino a diventare professore ordinario nel 2000, a dirigere il dipartimento e a entrare nel Consiglio di amministrazione quattro anni fa. Colleghi e colleghe lo descrivono come uno studioso di respiro internazionale, con collaborazioni in istituzioni come l’ETH di Zurigo e il Bayerisches Geoinstitut di Bayreuth. La direttrice del Dipartimento di geologia, Lucia Angiolini, lo ricorda così: «instancabile e appassionato punto di riferimento a livello internazionale», sottolineandone «onestà intellettuale» e «rettitudine». Un’altra collega, Patrizia Fumagalli, ha parlato di un «punto di riferimento» anche sul terreno: «era uno stambecco: non lasciava indietro nessuno, ma ci metteva sempre alla prova durante le campagne geologiche».
Anche la comunità scientifica nazionale ha diffuso un ricordo molto netto. La Società geologica italiana lo ha definito «molto più di un collega: un amico caro, un maestro illuminato», attribuendogli un ruolo determinante nello sviluppo della petrologia sperimentale in Italia e ricordando sia l’attività di ricerca (oltre un centinaio di pubblicazioni e collaborazioni internazionali) sia l’impegno nella divulgazione e nel trasferimento tecnologico, con la fondazione dello spin-off Petroceramics.
Stefano Poli lascia la moglie e una figlia. Colleghi e amici, nelle testimonianze raccolte in queste ore, parlano di un vuoto «enorme», ma anche della volontà di continuare attività ed escursioni «nel suo nome».










