Il Premio Letterario Valle d’Aosta arriva al suo rettilineo finale. La seconda edizione del riconoscimento, nato per mettere in evidenza narrativa italiana contemporanea e, più in generale, libri capaci di ragionare sul tema del “confine”, ha definito la terna dei finalisti e assegnato le due menzioni speciali previste dal regolamento. La cerimonia conclusiva è in programma ad Aosta sabato 11 aprile 2026, mentre da giovedì 9 a domenica 12 sono annunciati incontri pubblici con autori e lettori.
I tre finalisti
La giuria di selezione, presieduta da Paolo Giordano e composta anche da Laura Marzi, Stefano Petrocchi, Veronica Raimo e Simonetta Sciandivasci, ha scelto questi tre titoli:
- “Donnaregina” di Teresa Ciabatti (Mondadori);
- “Lo sbilico” di Alcide Pierantozzi (Einaudi);
- “8.6 gradi di separazione” di Giulia Scomazzon (Nottetempo).
Giordano, nel commento della giuria, ha insistito su un tratto comune: libri centrati su qualcosa di intimo e “bruciante” (dipendenza, diagnosi psichiatrica, rapporto genitore-figlio), raccontati senza autocommiserazione e con uno sguardo spoglio, diretto, più interessato a togliere retorica che a costruire alibi.

Teresa Ciabatti, Alcide Pierantozzi e Giulia Scomazzon
Le menzioni speciali: opera prima e saggistica sul “confine”
Sul fronte dei riconoscimenti paralleli, la menzione “opera prima” è stata assegnata a “Mentre tutto brucia” (Nutrimenti) di Paulina Spiechowicz. Nella motivazione si parla di forza narrativa, originalità del punto di vista e di un romanzo che, invece di insistere solo sul dolore dello sradicamento, mette al centro la ricerca del piacere e della libertà.
La menzione speciale per la saggistica dedicata al tema del confine è andata invece a “Il Paese che conta. Come i numeri raccontano la nostra storia” di Linda Laura Sabbadini (Marsilio). La giuria ha premiato un libro che usa i dati come chiave di lettura sociale e politica, con un registro divulgativo che punta a rendere “leggibili” numeri e percentuali senza trasformarli in slogan.
Il ruolo della “giuria popolare”
Come nella prima edizione, è prevista anche una giuria popolare composta da 100 “grandi lettori” valdostani (mondo culturale locale, gruppi di lettura del sistema bibliotecario e delle librerie, studenti delle superiori). Il suo compito è assegnare una menzione speciale a una delle opere finaliste: un modo per tenere insieme il giudizio “tecnico” della giuria e l’esperienza reale dei lettori.
Il Premio, per come è costruito, prova a ritagliarsi uno spazio in un panorama già affollato: non tanto “celebrare la letteratura”, quanto creare un’occasione di confronto tra autori, pubblico e territorio.









