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Telecontact, dopo la vertenza Dna esplode lo scontro sul contratto

scritto da aostapresse.it

venerdì 3 Aprile 26 • h. 17

Telecontact, dopo la vertenza Dna esplode lo scontro sul contratto

di aostapresse.it | Ven 3 Apr 26 • h. 17

La vertenza Telecontact si riaccende. Dopo i mesi di tensione del 2025 legati al progetto di cessione del ramo d’azienda alla nuova società Dna, ora lo scontro tra azienda e sindacati si è spostato sul terreno contrattuale: al centro c’è la decisione di applicare ai dipendenti di Telecontact la parte speciale del contratto delle telecomunicazioni riservata al comparto CRM-BPO, cioè quello pensato per i servizi di customer care in appalto.
Per i sindacati è un declassamento mascherato; per l’azienda è una scelta necessaria per rendere più sostenibile l’organizzazione.

Il 1° aprile 2026 lavoratrici e lavoratori hanno scioperato con un presidio a Ivrea che ha coinvolto anche il personale di Aosta. Secondo Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, l’adesione media nazionale ha superato l’80%, con punte del 95%. La contestazione nasce da un punto preciso: Telecontact, sostengono le sigle, non è una società che lavora in outsourcing per commesse esterne, ma una realtà del gruppo TIM controllata al 100% ed operante in monocommittenza sulle sole attività della casa madre. Per questo, a loro giudizio, l’inquadramento nel perimetro CRM-BPO non sarebbe coerente con la natura dell’azienda né con il rinnovo del contratto nazionale.

Tradotto in termini pratici, la posta in gioco non è teorica: dal 1° aprile niente più buono pasto, smart working ridisegnato con tre o quattro giorni obbligatori in presenza a partire dal 20 aprile e possibilità di sospenderlo del tutto con 15 giorni di preavviso, obbligo di videocamera attiva nelle riunioni e condivisione dello schermo su richiesta, più una turnazione con l’80% di turni serali e un aumento del lavoro nei weekend e nei festivi di oltre il 30%. A questo si aggiunge, secondo i sindacati, l’azzeramento di oltre vent’anni di contrattazione integrativa, con effetti su salario, organizzazione del lavoro e conciliazione tra vita e lavoro.

Qui sta il nodo vero della vertenza. I sindacati sostengono che TIM stia trattando come personale di un appalto esterno lavoratori che da anni sono “la voce” interna del gruppo nel rapporto con i clienti. E ricordano che, proprio nell’autunno scorso, il progetto Dna era stato presentato come un’aggregazione industriale che avrebbe portato fuori dal gruppo 1.599 persone, tra cui decine di addetti delle sedi di Aosta e Ivrea.
A fine ottobre, risultavano circa 40 addetti ad Aosta e 90 a Ivrea coinvolti nel riassetto territoriale e, dopo il fallimento del progetto di cessione, la riorganizzazione è tornata dalla finestra sotto forma di peggioramento del quadro contrattuale.

Lavoratori Telecontact in sciopero ad Ivrea

Lavoratori Telecontact in sciopero ad Ivrea

La replica dell’azienda: «serve continuità»

L’amministratore delegato di Telecontact, Giacomo Solfanelli, ha però respinto questa lettura. In una comunicazione ai dipendenti ha sostenuto che l’obiettivo è «garantire sostenibilità e continuità aziendale, rafforzando sinergie interne, fluidità dello scambio informativo e trasferimento di competenze». Secondo Solfanelli, le decisioni non sarebbero state assunte all’improvviso, ma al termine di un confronto andato avanti fino al 19 marzo; inoltre «il welfare aziendale non ha subito variazioni», perché restano fruibili TIM Estate (i campi estivi per bambini), Assilt (l’associazione per l’assistenza sanitaria integrativa ai lavoratori delle aziende del Gruppo Telecom Italia), e CralT (il Circolo ricreativo aziendale lavoratori telecomunicazioni, l’associazione che promuove attività culturali, turistiche, sportive e ricreative per i dipendenti e gli ex dipendenti del gruppo TIM, Fibercop e altre aziende del settore TLC), mentre il lavoro agile non sarebbe stato cancellato ma «aggiornato» in funzione delle nuove esigenze operative.
Quanto ai buoni pasto, l’ad sostiene che il loro superamento sia «diretta conseguenza della disdetta degli accordi di secondo livello», a sua volta frutto di una «precisa dinamica relazionale» con le organizzazioni sindacali.

La distanza, insomma, è totale. Da una parte Cgil, Cisl e Uil chiedono il ritiro dell’applicazione della parte speciale CRM-BPO, il ripristino integrale della contrattazione di secondo livello e la riapertura di un tavolo vero sulle prospettive industriali, minacciando nuove giornate di sciopero e anche iniziative legali. Dall’altra l’azienda rivendica una scelta necessaria per tenere in piedi Telecontact dopo una fase già segnata da perdite e da un tentativo di ristrutturazione non andato in porto.

Il risultato è che la vertenza non è affatto chiusa: semplicemente ha cambiato forma. E per i lavoratori di Aosta questo conta parecchio, perché il rischio non è solo perdere salario o giorni di lavoro agile, ma vedere ulteriormente indebolito uno dei pochi presidi occupazionali rimasti in un settore che in Valle d’Aosta non offre molte seconde possibilità.