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Qualità della vita, la Valle d’Aosta scivola al 27° posto: bene il lavoro, male sicurezza e demografia

redazione aostapresse.it

lunedì 17 Novembre 2025 • h. 17:00

Qualità della vita, la Valle d’Aosta scivola al 27° posto: bene il lavoro, male sicurezza e demografia

di redazione aostapresse.it | Lun 17 Nov 25 – h. 17:00

La Valle d’Aosta perde un pezzo di classifica. L’indagine 2025 di ItaliaOggi e Università Sapienza di Roma, giunta alla 27ª edizione, pubblicata lunedì 17 novembre 2025 piazza la regione al 27° posto su 107, cinque gradini più in basso rispetto al 2024. Per un territorio che di solito veleggia nel “gruppo di testa”, non è un segnale da ignorare.

E sì, lo diciamo subito: non c’entra “la provincia”, che qui è esistita solo nel ventennio fascista, ma il dato è riferito alla regione, l’unica realtà territoriale del Nord-Ovest a statuto speciale. Insomma: quando cade la Valle d’Aosta, si vede.

Il quadro generale: Nord avanti, ma la Vallée frena

La fotografia nazionale è quella di un Paese diviso: centro-nord resiliente, mezzogiorno in affanno. Lo dicono gli stessi autori dell’indagine: «la frattura tra il centro-nord […] e l’Italia meridionale e insulare» resta netta.
In questo scenario, la Valle d’Aosta dovrebbe giocare tra i “buoni”, ma la performance 2025 somiglia più a una frenata che a un passo falso isolato.
Avanza solo in due comparti, regge su alcuni pilastri storici, ma affonda su sicurezza, demografia e salute. E quei numeri pesano.

La classifica: Valle d’Aosta 27ª

Nonostante il calo, la regione resta dentro il gruppo di province con vivibilità “accettabile” o buona, che nel 2025 sono 60 in tutta Italia.
Ma vediamo cosa succede dentro ciascuna dimensione.

Aosta vista dall'alto

Aosta vista dall’alto

Dove la Valle d’Aosta va forte

  • Affari e lavoro (18ª posizione): qui la Valle continua a giocarsela con i “pesci grossi”. È nel gruppo 1 (le eccellenze), con un punteggio di 901,12. Meglio di Torino (32ª) e molto più di Biella (19ª con 899,46). In linea con territori di montagna forti come Trento (3°), Sondrio (9°) e Pordenone (2°). Il tessuto produttivo regge, e si vede.
  • Reddito e ricchezza (18ª): anche qui risultati solidi: 507,65 punti. Le montagne italiane che funzionano, Bolzano, Trento, Belluno, restano avanti, ma la Valle tiene il passo. Torino in questo indicatore è molto più in alto (12°), Biella più in basso (45°): uno scarto che rispecchia una struttura economica più forte del Biellese ma meno diversificata di Torino.
  • Sicurezza sociale (13ª): balzo in avanti: nel 2024 era al 20° posto, oggi al 13°. Il territorio conferma una rete sociale stabile: welfare di prossimità, servizi, assistenza. Poche sorprese, ma buona tenuta.
  • Ambiente (52ª ma in netto recupero): questo è il dato da mettere in vetrina: dalla 76ª posizione del 2024 alla 52ª del 2025. Per un territorio alpino che di “ambiente” dovrebbe vivere, è un rimbalzo atteso e importante.

Dove la Valle d’Aosta soffre (e tanto)

  • Reati e sicurezza (76ª posizione), il tonfo dell’anno: è la caduta libera più evidente, lo scorso anno era 43ª, ora è 76ª. Tra le peggiori flessioni dell’intera indagine. L’indicatore è costruito su diversi parametri (furti, rapine, truffe, violenze, minacce, ecc.) e la valutazione 2025 segnala un peggioramento significativo. Non drammatico, ma pesante.
    Il confronto regionale è impietoso, Trento 8ª, Bolzano 1ª come sempre, Udine 24ª, Biella 27ª e Torino 32ª. La Valle è nettamente sotto tutti i territori alpini e prealpini comparabili.
  • Popolazione (65ª): l’indice di dipendenza strutturale e quello di “invecchiamento” colpiscono duramente: la Valle è 106ª per età mediana e struttura demografica con punteggio 42,58. Significa una popolazione anziana, pochi giovani, e un equilibrio demografico fragile. Torino va un filo meglio (77ª), Biella peggio (107ª, ultima). Ma rispetto a aree montane virtuose la distanza è siderale: Bolzano 15ª, Trento 3ª.
  • Istruzione e formazione (31ª, in calo): era 22ª lo scorso anno, scende a 31ª. Non è un tracollo, ma il segnale è chiaro: tassi di laureati, formazione continua e istruzione superiore perdono terreno rispetto ad altri territori. Trento (3°) e Bolzano (2°) qui giocano in un altro campionato.
  • Sistema salute (24ª, giù dal 12° posto): questo pesa, la sanità regionale era un punto di forza, ora arretra di 12 posizioni. Resta nella fascia medio-alta, ma dietro rispetto a quasi tutte le regioni alpine comparabili.
  • Turismo (26ª): dal 21° posto scende al 26°, non un tracollo, ma un segnale. Mentre il Trentino vola (5°) e Bolzano resta nel top nazionale, la Valle rallenta. Il problema? Probabilmente più di percezione che di numeri assoluti, ma l’indicatore parla chiaro.
Un'aula di una scuola di Aosta

Un’aula di una scuola di Aosta

I confronti: Torino, Biella, Trentino, Friuli, Bolzano

  • Torino: il capoluogo piemontese è in evidente risalita in molti indicatori, ma resta indietro in sicurezza sociale e popolazione. Nel complesso non è un territorio paragonabile per dimensioni, ma è interessante che nel 2025 molte sue performance superino quelle valdostane, un segnale che il Nord-Ovest “urbano” sta ripartendo più forte del Nord-Ovest “alpino”.
  • Biella: è una delle province “sconfitte” dell’indagine: ultima in popolazione, penultima in reati e sicurezza, molto indietro in reddito. La Valle, pur in calo, resta decisamente sopra.
  • Trentino: La combo tra Trento e Rovereto continua a essere un benchmark impossibile: Trento è 3ª in affari e lavoro, 3ª in istruzione, 8ª in sicurezza, 1ª in salute. Il confronto è impari: il Trentino resta una delle regioni europee più performanti.
  • Friuli: Pordenone vola in affari e lavoro (2ª) e tiene in quasi tutti gli indicatori, Udine è più in linea con la Valle, ma comunque avanti su sicurezza e popolazione.
  • Bolzano: non serve nemmeno dirlo: Bolzano è 1ª per l’undicesimo anno consecutivo in molte dimensioni e resta un modello di qualità della vita in Italia .
    La distanza con la Valle d’Aosta è notevole soprattutto in demografia, sicurezza e salute.
Piazza Vittorio Veneto a Torino

Piazza Vittorio Veneto a Torino

Il punto: una Valle d’Aosta che regge, ma non brilla

L’indagine 2025 non racconta un declino, ma una fine della comfort zone. La Valle resta un territorio con buoni redditi, un solido mercato del lavoro, servizi sociali efficaci e un ambiente in risalita.

Però mostra:

  • fragilità demografica,
  • vulnerabilità crescente sulla sicurezza,
  • qualche scricchiolio nell’istruzione,
  • un sistema sanitario in affanno,
  • un turismo che non tiene il ritmo delle aree alpine concorrenti.

È un quadro realistico, che non fa sconti ma neanche drammi. Un territorio che funziona, ma che rischia di non funzionare più “meglio degli altri” come ha fatto per anni. E nel contesto competitivo delle regioni alpine questo è un campanello d’allarme da non ignorare.

articolo modificato dopo la pubblicazione iniziale