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Capodanno in Valle d’Aosta tra alcol, botti vietati e il dramma di Crans‑Montana

redazione aostapresse.it

giovedì 1 Gennaio 2026 • h. 15:00

Capodanno in Valle d’Aosta tra alcol, botti vietati e il dramma di Crans‑Montana

di redazione aostapresse.it | Gio 1 Gen 26 – h. 15:00

La notte di capodanno 2026 in Valle d’Aosta si è chiusa con un bilancio relativamente contenuto al Pronto soccorso di Aosta, ma ancora segnato da alcol e botti.
La Centrale unica del soccorso 118 ha ricevuto 110 chiamate tra le ore 20 di mercoledì 31 dicembre 2025 e le 8 di giovedì 1° gennaio 2026, mentre il Pronto soccorso dell’ospedale regionale ha preso in carico 42 pazienti, di cui 22 nella fascia più critica tra la mezzanotte e le ore 6.

Secondo i dati ufficiali, nella notte di capodanno non si è registrato alcun accesso per incidente stradale, ma sono arrivati due pazienti per rissa o aggressione (tutti maggiorenni), sette per abuso di sostanze alcoliche, con due minorenni coinvolti, ed un paziente per lesioni da petardi con un’ustione lieve.

Meno alcol tra i minorenni rispetto a un anno fa

Il confronto con la notte di capodanno 2024/2025 mostra un quadro in parte diverso: allora gli accessi in Pronto soccorso tra mezzanotte e le 6 erano stati 39, con un accesso per incidente stradale, nessun ferito da petardi, due accessi per rissa e ben 13 accessi per abuso di alcol, di cui otto minorenni.
Il nuovo bilancio evidenzia quindi una riduzione dei casi legati all’alcol, soprattutto tra i più giovani, ma conferma come l’abuso di bevande alcoliche resti una componente strutturale dei festeggiamenti di fine anno, con sette persone finite in ospedale in poche ore nella sola Aosta.

Nel resto d’Italia il Capodanno è stato segnato da un bilancio più pesante, con un morto e 283 feriti per l’uso di botti e per i festeggiamenti, 50 dei quali con prognosi superiore ai 40 giorni e 68 minorenni coinvolti, comunque in leggero calo rispetto ai 309 feriti dell’anno precedente.
I Vigili del fuoco hanno effettuato 770 interventi collegati ai festeggiamenti di capodanno, in gran parte per incendi provocati da fuochi d’artificio e petardi, con numeri particolarmente elevati in Emilia‑Romagna (114 interventi), Lombardia (113) e a seguire in altre regioni del Nord e del Centro‑Sud.

La festa di capodanno a La Thuile

La festa di capodanno a La Thuile

Ordinanze in vigore, botti usati lo stesso

Ad Aosta e in diversi Comuni valdostani sono in vigore fino al 6 gennaio le ordinanze che vietano l’uso di petardi e fuochi d’artificio rumorosi, adottate per ragioni di sicurezza pubblica, tutela degli animali e riduzione dell’impatto ambientale, in coerenza con la scelta del Comune di puntare su un capodanno “senza botti”.
​Nonostante i divieti e i richiami alla prudenza da parte delle Istituzioni e degli artificieri, nella notte non sono mancati i botti sia nel capoluogo sia nei centri della regione, come dimostra almeno un accesso al Pronto soccorso per ustione da petardo e le numerose segnalazioni di rumori e disagi, soprattutto per gli animali domestici.​

Il sindaco di Aosta, Raffaele Rocco, ha espresso delusione per il comportamento di chi ha ignorato i divieti sui botti: «non posso nascondere il mio rammarico per il mancato rispetto dell’ordinanza comunale sul divieto di utilizzo dei botti, che in più occasioni sono stati comunque esplosi» ha osservato Rocco, ricordando che il divieto non è un pezzo di carta ma uno strumento di tutela concreta.
«Il rispetto di queste regole non è una formalità. È una scelta di responsabilità verso le persone, in particolare i residenti, e verso gli animali, che subiscono forti disagi a causa dei botti. Una festa è davvero tale solo se è sicura, rispettosa e vissuta serenamente da tutti», ha aggiunto il sindaco del capoluogo regionale, rilanciando la linea di un capodanno senza esplosioni e più attento alla qualità della vita in città.

L’inferno nel seminterrato di Crans‑Montana

Il contrasto con quanto accaduto poche decine di chilometri oltre il confine è drammatico: nella località sciistica vallesana di Crans‑Montana un incendio esploso nel seminterrato del bar‑ristorante “Le Constellation”, durante una festa di Capodanno frequentata da giovanissimi, ha provocato 47 morti e 112 feriti, in una delle peggiori tragedie recenti della Svizzera.

Dalle prime ricostruzioni emerge che le fiamme sarebbero partite da candeline pirotecniche inserite su bottiglie e portate in alto, probabilmente da una ragazza a cavalcioni sulle spalle di un giovane, fino a toccare il soffitto: il controsoffitto e i materiali combustibili avrebbero preso fuoco in pochi secondi, innescando un “flashover”, cioè il passaggio rapidissimo da un focolaio limitato a un incendio generalizzato che investe l’intero ambiente chiuso e rende quasi impossibile la fuga.​

Al locale sono confluiti complessivamente circa 150 soccorritori, con 10 elicotteri e 40 ambulanze impegnati tra il recupero dei feriti, il trasporto verso gli ospedali e la gestione di una scena definita dalle autorità svizzere come «tra le peggiori» degli ultimi decenni.

Su richiesta delle autorità elvetiche, la Centrale unica del soccorso valdostana ha attivato poco dopo le ore 6 l’elicottero della Protezione civile con a bordo tecnici del Soccorso alpino valdostano e due medici rianimatori, impiegato in particolare per il trasferimento di feriti verso l’ospedale di Ginevra, prima del rientro alla base una volta completata la missione.

L'elicottero del Soccorso alpino valdostano a Crans-Montana

L’elicottero del Soccorso alpino valdostano a Crans-Montana

Italiani dispersi e feriti

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato un forte coinvolgimento italiano nella tragedia, parlando di 16 italiani dispersi e 15 ricoverati, alcuni in condizioni molto gravi, tra la Svizzera e i centri grandi ustioni in Italia, mentre il numero complessivo degli italiani coinvolti viene stimato intorno alle trenta persone tra dispersi, feriti e scampati.

Le autorità precisano che il bilancio delle vittime e dei dispersi, così come l’identificazione delle persone decedute, è ancora in evoluzione, anche perché il locale ospitava centinaia di ragazzi e ragazze e molti familiari sono in attesa di notizie definitive dai consolati e dagli ospedali.​

Il cordoglio di Courmayeur e della Regione

Il sindaco Roberto Rota e l’Amministrazione comunale di Courmayeur hanno espresso «il più sincero cordoglio e la propria vicinanza al sindaco, alle Istituzioni e all’intera comunità di Crans‑Montana», ricordando come la tragedia abbia trasformato «un momento di festa» in «un dramma che tocca profondamente le comunità alpine e tutte le famiglie coinvolte».
«Nel segno dei valori condivisi e della collaborazione che unisce le località di “The best of the Alps” – ha commentato Rota – rinnoviamo la nostra solidarietà e partecipazione al lutto della comunità di Crans‑Montana e a tutti coloro che in queste ore si trovano ad affrontare l’incertezza e la sofferenza», sottolineando il legame tra le stazioni turistiche dell’arco alpino anche nei momenti più difficili.

Il presidente della Regione, Renzo Testolin, a nome del Governo regionale e «di tutta la Valle d’Aosta», ha espresso «profonda vicinanza e sentito cordoglio alla comunità di Crans‑Montana e del Cantone Vallese, alle autorità locali e a tutte le famiglie colpite dalla gravissima tragedia», ricordando i legami storici, geografici e di collaborazione che uniscono i due territori.
«Un momento di festa per l’arrivo del nuovo anno si è improvvisamente trasformato in un dramma di proporzioni immense», ha dichiarato Testolin, ringraziando la Protezione civile regionale per la «tempestività e professionalità» dimostrate e confermando che la Regione continua a monitorare la situazione, mantenendo la disponibilità a ulteriori interventi a supporto dei soccorsi se richiesto dalle autorità elvetiche.

La festa di capodanno ad Aosta

La festa di capodanno ad Aosta

Un capodanno tra ordinanze e realtà

Il capodanno valdostano mostra così un doppio volto: da un lato un bilancio sanitario contenuto e segnali di miglioramento, come la riduzione degli accessi per alcol tra i minorenni; dall’altro la persistenza di comportamenti rischiosi, con botti usati nonostante i divieti e l’eco di una tragedia, quella di Crans‑Montana, che dimostra quanto un uso superficiale di fuochi e artifici pirotecnici possa trasformare in pochi secondi una festa in una strage.

Per le Istituzioni locali, i numeri della notte al “Parini” e le immagini arrivate dal Vallese diventano un nuovo argomento a favore di un capodanno più sobrio e consapevole, in cui la sicurezza delle persone e il rispetto dell’ambiente prevalgano sull’illusione effimera del botto, dell’esplosione e della scintilla.

articolo aggiornato dopo la pubblicazione iniziale