Il traforo del Monte Bianco torna a fare i conti con chiusure notturne e senso unico alternato fra gennaio e agosto 2026, mentre lo studio del Centro studi Confindustria avverte che interruzioni prolungate della galleria possono costare alla Valle d’Aosta fino all’8,8% di Pil nel lungo periodo, pari a 11,1 miliardi di euro.
Le chiusure previste fino ad agosto 2026
Il calendario previsionale diffuso dal GEIE-TMB indica una serie di interruzioni totali della circolazione e di notti in senso unico alternato fino al prossimo mese di giugno, con luglio già interessato e nessuna chiusura programmata in agosto. Per le chiusure totali al traffico, queste le principali date (tutte con orario di riferimento tra le 22 e le 6, salvo diversa indicazione):
- 9/10 marzo, lunedì-martedì: chiusura 19:00–6:00 (11 ore);
- 19/20 marzo, giovedì-venerdì: chiusura 23:30–4:00 (4 ore e mezza);
- 13/14 aprile, lunedì-martedì: chiusura 22:00–6:00 (8 ore);
- 14/15 aprile, martedì-mercoledì: chiusura 22:00–6:00 (8 ore);
- 15/16 aprile, mercoledì-giovedì: chiusura 22:00–6:00 (8 ore);
- 16/17 aprile, giovedì-venerdì: chiusura 22:00–6:00 (8 ore);
- 18/19 maggio, lunedì-martedì: chiusura 19:00–6:00 (11 ore);
- 19/20 maggio, martedì-mercoledì: chiusura 22:00–6:00 (8 ore);
- 20/21 maggio, mercoledì-giovedì: chiusura 22:00–6:00 (8 ore);
- 21/22 maggio, giovedì-venerdì: chiusura 22:00–6:00 (8 ore);
- 8/9 giugno, lunedì-martedì: chiusura 22:00–6:00 (8 ore);
- 9/10 giugno, martedì-mercoledì: chiusura 22:00–6:00 (8 ore);
- 10/11 giugno, mercoledì-giovedì: chiusura 22:00–6:00 (8 ore);
- 11/12 giugno, giovedì-venerdì: chiusura 22:00–6:00 (8 ore);
- 25/26 giugno, giovedì-venerdì: chiusura 22:00–6:00 (8 ore);
- 29/30 giugno, lunedì-martedì: chiusura 22:00–6:00 (8 ore);
- 30 giugno/1° luglio, martedì-mercoledì: chiusura 22:00–6:00 (8 ore);
- 1°/2 luglio, mercoledì-giovedì: chiusura 22:00–06:00 (8 ore);
- 2/3 luglio, giovedì-venerdì: chiusura 22:00–06:00 (8 ore).
In parallelo, sono programmati due turni di senso unico alternato per i mezzi oltre 3,5 tonnellate, in notturna:
- 10/11 marzo e 11/12 marzo, 22:30–6:00;
- 24/25 giugno, 22:30–6:00.
Il GEIE-TMB ricorda che il calendario è previsionale e può subire variazioni, aggiornate sull’app TMB Mobility e sul sito ufficiale; sono possibili disagi nell’ora precedente la chiusura totale e in quella successiva alla riapertura, per il transito di veicoli sotto scorta.

L’ingresso del traforo del Monte Bianco dal lato francese
Le chiusure programmate poi annullate
Nel calendario compaiono anche alcune chiusure che sono già state cancellate e non avranno luogo, :
- 12/13 marzo (giovedì 12/03 22:30 – venerdì 13/03 6:00) – senso unico alternato annullato;
- 19/20 febbraio (giovedì 19/02 23:30 – venerdì 20/02 4:00) – chiusura totale annullata;
- 20/21 aprile, 21/22 aprile, 22/23 aprile e 23/24 aprile – quattro notti di chiusura totale previste e poi cancellate.
I numeri del Csc: i rischi di chiusure prolungate
Sul piano economico, il focus del Centro studi Confindustria curato da Stefano Di Colli quantifica gli effetti di scenari di chiusura ben più pesanti rispetto alle finestre notturne oggi in calendario. Nel primo scenario, con 5 mesi di stop all’anno per 30 anni (2025‑2054), la perdita cumulata per il Pil valdostano è stimata in circa il 6,1% in termini reali, pari a 7,8 miliardi di euro, con una riduzione media annua di 262 milioni.
Nel secondo scenario, ancora più severo, con 5 anni consecutivi di chiusura, l’impatto cumulato salirebbe a -8,8% del Pil regionale al 2054, cioè 11,1 miliardi complessivi e una media di 371 milioni l’anno, con effetti strutturali sulla ricollocazione dei flussi verso altri valichi (Frejus, Gran San Bernardo, Piccolo San Bernardo in estate).
Lo studio ricorda che già la chiusura post‑incendio del 1999‑2002 aveva prodotto una perdita strutturale di traffico stimata in circa 1 milione di passaggi annui e uno scostamento negativo del Pil valdostano rispetto alla media nazionale pari a -5,1% nel triennio 1999‑2001, il peggiore in Italia.
Il Monte Bianco viene definito un “fattore di competitività” essenziale: attraverso il traforo transitano quasi 2 milioni di veicoli l’anno (dati 2019, pre‑pandemia), 1,3 milioni tra auto e moto e circa 650 mila tra camion e pullman, oltre al tradizionale flusso turistico dalla Francia e dalla Suisse Romande verso la Valle d’Aosta. Le vie alternative non sono pensate per collegare direttamente la regione alla Francia, e la deviazione dei flussi comporta maggiori costi logistici, tempi di percorrenza più lunghi e minore attrattività per industria e turismo.

La struttura di accesso sul lato italiano al traforo del Monte Bianco
L’allarme delle imprese e il dibattito sul raddoppio
Su queste basi Confindustria Valle d’Aosta e il suo presidente Francesco Turcato sostengono che «ogni ulteriore chiusura del traforo del Monte Bianco determinerà un danno diretto all’economia della Valle d’Aosta, equivalente al 6‑9% del Pil regionale», richiamando proprio le stime del Csc. Per il sistema delle imprese, l’unico modo per evitare anni di cantieri con chiusure ripetute è il raddoppio dell’infrastruttura, con la costruzione di una seconda canna accanto alla galleria inaugurata nel 1965, per un investimento stimato di circa 1,2 miliardi di euro.
Turcato sostiene che una doppia galleria consentirebbe di eliminare le chiusure prolungate, garantendo al gestore un flusso di cassa costante in grado di finanziare i lavori «senza un euro pubblico», e ricorda che la proposta è condivisa da Governo nazionale e regionale, mentre resta forte lo scetticismo francese. Chiede quindi di aprire rapidamente un negoziato a livello europeo per arrivare a una decisione entro l’autunno, ricordando che, anche in uno scenario di intermodalità avanzata, il trasporto su gomma resterà prevalente per molti decenni.
Nel frattempo, per chi viaggia e per chi lavora, il calendario di chiusure notturne e di sensi unici alternati tra gennaio e agosto 2026 è già un primo banco di prova: ogni notte di interruzione va a sommarsi a tre anni (2023‑2025) in cui, per motivi tecnici, il tunnel è rimasto chiuso per circa 3 mesi e mezzo l’anno, con transiti scesi a 1,43‑1,47 milioni, ben sotto i livelli pre‑pandemia.








