Il Documento di fattibilità delle alternative progettuali (Docfap) del collegamento funiviario Cime Bianche è finito al centro di un duro confronto in Consiglio Valle, tra le accuse di opacità sollevate da AVS – Rete Civica VdA e dal Comitato “Ripartire dalle Cime Bianche” e la difesa del Governo, che rivendica la correttezza dell’iter e la volontà politica di portare avanti il progetto.
Cos’è il Docfap e a che punto è il progetto
Il Docfap riguarda il collegamento funiviario tra i comprensori di Valtournenche‑Cervinia e Ayas‑Monterosa Ski attraverso il vallone delle Cime Bianche, area in gran parte interna al sito Natura 2000 “Ambienti glaciali del gruppo del Monte Rosa”. Il documento è stato approvato il 27 febbraio 2025 dai Consigli di amministrazione di Monterosa Spa e Cervino Spa ed è diventato la base tecnica allegata alla delibera di Giunta regionale n. 1164 del 13 agosto 2025, che ha avviato l’accordo di programma con i Comuni di Ayas e Valtournenche per il collegamento intervallivo.
Secondo Chiara Minelli, consigliera regionale di AVS – Rete Civica VdA, però, il cosiddetto Docfap coincide in sostanza con lo studio “Studi propedeutici e preliminari alla valutazione di fattibilità del collegamento intervallivo Cime Bianche”, consegnato nel marzo 2023, che prendeva in considerazione solo soluzioni funiviarie e non sarebbe un vero Docfap perché non analizza alternative non funiviarie, liquida in poche righe l’opzione zero (quella di non realizzare l’impianto) e utilizza dati economici non aggiornati.
Per Luigi Bertschy, assessore regionale ai trasporti, con delega agli impianti a fune, invece, quegli studi propedeutici e preliminari hanno già tutte le caratteristiche richieste dal nuovo Codice dei contratti pubblici per essere qualificati come Docfap (analisi, elaborati grafici, valutazioni ambientali e stima dei costi) e la distinzione tra i due documenti è «fuorviante».

Chiara Minelli in Aula durante la discussione sul Docfap di Cime bianche
Le critiche di Chiara Minelli e del Comitato: «mancano trasparenza e vera valutazione delle alternative»
In aula, Chiara Minelli ha accusato la Regione e le società di aver «riesumato» lo studio del 2023 travestendolo da aggiornamento tecnico, senza nuove analisi e senza una vera discussione in Consiglio, pur trattandosi di un passo che può condurre a un investimento pubblico stimato in oltre 150 milioni di euro e ad «impatti paesaggistici e ambientali enormi» su uno degli ultimi valloni integri della regione, in ZPS e ZSC (Zone di protezione speciale e Zone speciali di conservazione). Il primo grande nodo indicato è la trasparenza: l’approvazione del Docfap nel febbraio 2025 non è stata resa pubblica per un anno e il documento non è mai stato pubblicato sul sito regionale, ma solo reso accessibile su richiesta tramite credenziali sui siti delle società.
Sul merito, Minelli contesta che il Docfap finga di comparare cinque ipotesi di collegamento, mentre le valutazioni di incidenza ambientale risultano negative per tutte e quattro le ipotesi originarie, lasciando solo la cosiddetta “ipotesi 5” (Frachey – Gavine – crinale Cime Bianche) come «teoricamente percorribile». In un vero Docfap, sostiene la consigliera di AVS – Rete Civica VdA, a quel punto avrebbero dovuto essere messe a confronto anche altre soluzioni, a partire dall’opzione zero con scenari di valorizzazione sostenibile del vallone (turismo dolce, ricerca, educazione ambientale, tutela della biodiversità), proposta da CAI (Club Alpino Italiano), Comitato e operatori turistici, che invece resta marginale.
A queste critiche si sommano le “osservazioni procedimentali” del Comitato “Ripartire dalle Cime Bianche”, che ha chiesto formalmente alla Regione la sospensione dell’iter, la pubblicazione integrale del Docfap e una verifica preliminare di compatibilità con il decreto ministeriale 17 ottobre 2007 sui criteri minimi per la tutela dei siti Natura 2000. Secondo il comitato, il procedimento è viziato “ab origine” perché non c’è stata questa verifica preliminare rispetto a un intervento che trasformerebbe stabilmente il territorio con nuove infrastrutture funiviarie in un sito protetto e perché l’Accordo di programma è stato avviato senza che il Docfap fosse reso conoscibile, in violazione dei principi di trasparenza e partecipazione.

L’assessore Luigi Bertschy in Consiglio Valle
La risposta del Governo: «Docfap già accessibile, percorso trasparente e mandato elettorale chiaro»
Nella sua risposta in Consiglio Valle, Luigi Bertschy ha replicato che studi propedeutici, studio preliminare e Docfap «non presentano sostanziali differenze» di contenuto e che entrambi i documenti, per finalità, si soffermano sulle diverse soluzioni progettuali, «compresa l’ipotesi di non realizzazione e quella del tunnel stradale», risultata molto più costosa rispetto al collegamento funiviario. La soluzione “sub 5”, deliberata dai Consigli di amministrazione delle società, è ritenuta la migliore dal punto di vista tecnico, funzionale e ambientale e con minore interferenza su habitat e specie faunistiche.
Sul fronte della trasparenza, l’assessore ha ricordato che il documento è stato trasmesso a tutti i consiglieri regionali e che, dal 10 maggio 2025, le società lo hanno messo a disposizione sui propri siti, accessibile a chiunque previa richiesta di credenziali, rilasciate «a più di 200 persone» fino ad oggi. Una scelta, ha spiegato, concordata con la Regione proprio per dare risposta alle richieste di piena accessibilità e che, insieme agli incontri con le popolazioni interessate e ai confronti nelle sedi istituzionali, dimostrerebbe la volontà di un dibattito aperto sul progetto.
Bertschy ha assicurato che il Docfap è scaricabile dal sito di Monterosa (in realtà sul sito il titolo del documento è “Studi propedeutici e preliminari alla valutazione di fattibilità del collegamento intervallivo Cime Bianche”) e che la Regione è «a disposizione di un confronto trasparente e di un lavoro sul territorio», in un percorso di analisi ancora in corso che dovrà portare tutti i portatori di interesse a contribuire.
Sul piano politico, l’assessore ha rivendicato anche il mandato elettorale: l’Union Valdôtaine, ha ricordato, ha dichiarato in campagna elettorale di voler realizzare il collegamento delle Cime Bianche e nelle vallate interessate ha ottenuto oltre 7.700 voti, contro i 1.260 degli oppositori; per il Governo, dunque, proseguire sull’opera significa dare seguito a un impegno preso con i propri elettori.

La pagina del sito di Monterosa SpA dove si accede ai documenti su Cime bianche
E adesso? Iter avanti, ma la partita su ambiente e trasparenza resta aperta
Dalla discussione in Consiglio emerge un quadro in cui l’iter amministrativo procede, con il Docfap posto a base dell’Accordo di programma e l’impegno dell’Esecutivo a portare avanti l’analisi e il confronto, ma restano aperti nodi pesanti su metodo e merito: dalla richiesta di una pubblicazione integrale e semplice del Docfap, senza filtri o credenziali, alla necessità di una valutazione piena dell’opzione zero e della compatibilità con il decreto del 2007 sui siti Natura 2000, considerato anche che l’opzione 5, negli studi del 2023, presentava una valutazione di incidenza negativa.
Il comitato ambientalista, forte anche delle tutele europee sull’area interessata, chiede di sospendere l’iter e di ricominciare da una verifica giuridica e ambientale di base, l’opposizione di Chiara Minelli contesta l’uso di uno studio del 2022‑2023 come Docfap senza aggiornamenti economici e senza un vero processo partecipato; la maggioranza rivendica invece la coerenza con il Codice dei contratti, l’accessibilità già garantita e un mandato politico chiaro a favore del collegamento intervallivo.
I prossimi passaggi, dalla pubblicazione degli atti richiesti alle eventuali verifiche di compatibilità ambientale e alla definizione del progetto di fattibilità tecnico‑economica, diranno se il confronto sul Cime Bianche resterà confinato allo scontro tra Comitato e Giunta o se si aprirà davvero una fase di discussione pubblica capace di misurare, dati alla mano, costi, benefici e alternative di uno degli interventi più controversi sulle montagne valdostane degli ultimi anni.








