La Corte dei conti della Valle d’Aosta lancia un doppio allarme: la riforma nazionale che restringe la responsabilità amministrativa e la carenza di personale rischiano di indebolire il presidio della giustizia contabile proprio mentre aumentano le segnalazioni di danno e i casi simbolici, come la citazione milionaria per la frana di Pontboset.
«Rischio paralisi» negli uffici di Aosta
«Permangono in Sezione le criticità riguardanti la grave carenza di personale amministrativo» ha denunciato la presidente della Sezione giurisdizionale della Valle d’Aosta, Maria Riolo, nella cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario che si è tenuta nell’aula di Palazzo Ollietti venerdì 27 febbraio 2026. Con un imminente pensionamento e due posti da funzionario scoperti, la magistrata parla esplicitamente di «rischio di paralisi del funzionamento della Sezione stessa», con la concreta impossibilità di mandare avanti in particolare il settore dei conti giudiziali.
Al 1° gennaio 2026 i giudizi di conto giacenti sono 3.516, a fronte di 75 sentenze emesse nel 2025 in materia di contabilità, di cui 62 per giudizi di conto e 13 per responsabilità amministrativa. Le udienze per giudizi di responsabilità sono state sette, cinque quelle in materia pensionistica, per condanne complessive pari a 188.508 euro. Riolo auspica una modifica della pianta organica che consenta di avere «almeno un magistrato oltre al presidente in assegnazione piena», segnalando che la questione organici non è più un tema interno alla Corte, ma un fattore che incide direttamente sulla capacità di garantire controllo e giurisdizione sul territorio.
La riforma 2026 e il “freno” ai controlli
Sul piano politico-istituzionale, è stato il procuratore regionale Quirino Lorelli a mettere nel mirino l’impianto culturale che ha ispirato la nuova legge n. 1/2026 sulla responsabilità amministrativa, approvata a gennaio e destinata a ridisegnare i margini d’intervento della Corte dei conti. «Negli anni si è fatta l’idea di una funzione giurisdizionale e in particolare quella contabile, nonché dell’esistenza di una rete di controlli amministrativi, che frenerebbe le decisioni pubbliche e impedirebbe scelte rapide e sollecite. La medesima idea è chiaramente alla base dell’ultima legge del 2026» ha affermato il magistrato contabile.
Per Lorelli si tratta di «un’idea sbagliata e fallace, quanto perniciosa per la stessa nozione di democrazia e di necessario bilanciamento dei poteri», perché alimenta la narrazione di una Corte dei conti come intralcio sulla strada delle “amministrazioni efficienti”, e non come baluardo contro sprechi e cattiva gestione delle risorse. In questo quadro, il procuratore sottolinea le conseguenze di una riforma che comprime la responsabilità amministrativa, modifica prescrizione e quantificazione del danno, introduce tetti rigidi alle condanne e spinge, di fatto, parte del contenzioso sul piano civile ordinario, con il rischio di lasciare più scoperte le finanze pubbliche.

Il pubblico presente alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 della Corte dei conti della Valle d’Aosta
«Presidio territoriale da mantenere»
Un segnale opposto, a difesa del ruolo “di frontiera” delle sedi regionali, è arrivato dal procuratore generale Pio Silvestri, presente ad Aosta per l’inaugurazione: «crediamo che sia necessario mantenere il presidio territoriale della Corte dei conti su tutte le regioni» ha affermato, rivendicando la centralità delle articolazioni locali in una fase di ridefinizione delle competenze e degli strumenti della magistratura contabile.
Silvestri ha ricordato che «la nuova legge ora va applicata» ma è già al lavoro un tavolo tecnico per affrontare le criticità emerse; obiettivo, spiega, è fare in modo che l’equilibrio tra esigenze di semplificazione e tutela delle finanze pubbliche non si traduca in un arretramento dei controlli. «Per noi è essenziale mantenere il nostro ruolo sui territori e lo vogliamo continuare a svolgere. Le segnalazioni di danno sono in aumento e questo attesta che la Corte dei conti è vista come un baluardo per contrastare gli sprechi al bilancio pubblico» ha sottolineato il procuratore generale.
Pontboset, il caso-simbolo che arriva in giudizio erariale
Dentro questo quadro, la Procura regionale ha portato in tribunale uno dei casi più simbolici per la tenuta finanziaria dei piccoli comuni: la frana di Pontboset del 26 novembre 2000, costata la vita al trentenne torinese Ilario Favretto, la cui auto fu travolta da uno smottamento sulla strada che collega il capoluogo alle frazioni Biel e Courtil; la moglie rimase gravemente ferita. La giustizia civile, con sentenza definitiva, ha condannato l’Amministrazione comunale a risarcire gli eredi: nel 2016 il Comune, in esecuzione di pronunce amministrative e civili, ha dovuto reperire circa 1,884 milioni di euro da versare alla famiglia.
Per far fronte al debito è intervenuto anche lo Stato: il Ministero dell’Interno ha trasferito 728 mila euro attingendo al Fondo per i contenziosi connessi a calamità o cedimenti, a sostegno di un Ente di montagna oggettivamente fragile. Ora la Procura contabile cita a giudizio l’ex sindaco e l’ex segretario comunale, contestando un presunto danno erariale di circa due milioni di euro, con udienza fissata a maggio ad Aosta.
Nella ricostruzione della magistratura contabile non c’è solo la mancata manutenzione della strada e il peso delle sentenze di condanna, ma anche una serie di scelte successive: la comunicazione tardiva del sinistro all’assicurazione, l’avvio nel 2017 di una vertenza civile contro la compagnia, ritenuta foriera di ulteriori spese inutili, e una causa del 2022 contro il legale del Comune stesso, anch’essa considerata produttiva di costi non dovuti per l’Ente. La citazione chiede agli amministratori e ai tecnici coinvolti di rifondere le somme che la Corte ritiene indebitamente pagate dal Comune, mettendo in discussione, a distanza di oltre vent’anni, non solo il comportamento dell’amministrazione dell’epoca del sinistro, ma anche la gestione successiva del contenzioso.
La vicenda arriva in aula mentre Pontboset è attraversato da un terremoto politico, con le dimissioni di vicesindaco, tre assessori e due consiglieri, e riapre a livello regionale il tema di quanto i piccoli municipi siano esposti al rischio di contenziosi milionari per carenze strutturali su manutenzioni e gestione del rischio idrogeologico.

La presidente Maria Riolo, insieme ai giudici della Corte dei conti della Valle d’Aosta ascolta l’intervento dell’avvocato Fabrizio Callà
Un contesto valdostano più fragile, tra conti giudiziali e responsabilità
Sul fondo resta una fotografia valdostana in chiaroscuro: da un lato, come mostrano i dati della Procura regionale, aumentano le denunce e gli inviti a dedurre e crescono gli importi contestati per danno erariale; dall’altro, Sezione giurisdizionale e Procura devono fare i conti con organici ridotti e un quadro normativo che restringe gli spazi di intervento.
Il nodo dei conti giudiziali, con migliaia di giudizi pendenti e il contenzioso aperto tra Regione e Stato davanti alla Corte costituzionale sul perimetro della giurisdizione contabile in Valle d’Aosta, si somma a quello della parificazione del rendiconto regionale, che ancora non è stata introdotta come nelle altre autonomie speciali.
In questo scenario, il messaggio che arriva da Aosta alla politica regionale e nazionale è uno: se si vuole continuare a considerare la Corte dei conti un “baluardo” contro gli sprechi e non un semplice intralcio burocratico, servono scelte coerenti su personale, competenze e regole, prima che la matassa dei conti, giudiziali e politici, diventi davvero ingestibile.








