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Dermatite nodulare, nuovo piano vaccinale obbligatorio per i bovini

scritto da aostapresse.it

martedì 7 Aprile 26 • h. 14

Dermatite nodulare, nuovo piano vaccinale obbligatorio per i bovini

di aostapresse.it | Mar 7 Apr 26 • h. 14

La Valle d’Aosta richiama la vaccinazione obbligatoria contro la dermatite nodulare bovina (Lumpy skin disease, LSD) per tutti i bovini presenti sul territorio, confermando la linea di prevenzione adottata nel 2025 e respingendo, anche in Consiglio Valle, dubbi e allarmismi su presunte “contaminazioni” di carne e latte.
Il nuovo Piano vaccinale 2026, approvato dalla Giunta regionale venerdì 27 marzo 2026 e validato da Ministero della salute, Centro di referenza nazionale per le malattie esotiche degli animali (Cesme) e Commissione europea, è costruito per garantire continuità di immunità prima dell’estate e gestione fluida delle movimentazioni, in una fase in cui in Europa la LSD continua a circolare in Francia e in altre aree a rischio.

Cosa prevede il piano 2026

La delibera regionale n. 339 ha approvato all’unanimità, il Piano di vaccinazione ufficiale obbligatorio 2026 contro la dermatite nodulare contagiosa, che si applica all’intero territorio regionale e a tutti i bovini, compresi quelli già vaccinati nel 2025. La campagna sarà svolta in primavera, prima della monticazione, per permettere lo sviluppo dell’immunità prima della stagione degli insetti vettori e per evitare sovrapposizioni con l’alpeggio tra giugno e settembre.
La vaccinazione è obbligatoria per tutti gli animali presenti nelle aziende valdostane e per quelli che arriveranno da altre regioni per alpeggio, transumanza, affida, acquisto o qualsiasi forma di permanenza, anche temporanea. I capi introdotti devono essere segnalati al veterinario ufficiale e vaccinati entro sette giorni dall’arrivo, anche se ancora coperti dall’immunità della dose 2025, per rispettare i requisiti europei sulle movimentazioni.

Perché si richiama la vaccinazione: scenario europeo e ruolo della Valle d’Aosta

Nelle premesse del Piano, la Regione ricorda che lo scenario epidemiologico europeo mantiene “elevato il rischio di introduzione” della LSD in Valle d’Aosta: la malattia è stata presente in Italia fino a fine 2025 (focolai in Sardegna ora dichiarati estinti) e continua a circolare in Francia, dove nel Sud-Ovest è stato vaccinato già l’80% del patrimonio bovino e in Corsica è stata decisa una vaccinazione preventiva di tutti i bovini. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha da tempo indicato la vaccinazione di massa come lo strumento più efficace per contenere e poi eliminare la LSD, con riduzioni fino al 95% dei focolai nelle aree che hanno applicato campagne estese. Proprio per la combinazione tra rischio esterno e struttura del sistema zootecnico locale (forte monticazione, alpeggi condivisi, intensi scambi con il Piemonte) Valle d’Aosta è stata riconosciuta dalla Commissione europea come territorio “ad elevato rischio” ai sensi del regolamento delegato 2023/361.

Nel 2025 la Regione ha vaccinato 35 mila capi in 27 giorni, raggiungendo una copertura quasi totale: una performance che Ministero e Cesme hanno formalmente elogiato, autorizzando per il 2026 la prosecuzione della profilassi d’urgenza e l’importazione del vaccino vivo attenuato OBP‑Neethling dalla banca vaccini UE.

Il vaccino 'OPB Neethling' contro la dermatite nodulare bovina

Il vaccino ‘OPB Neethling’ contro la dermatite nodulare bovina

Le parole di Marzi: continuità di protezione e obbligo anche per i capi da fuori

In Consiglio Valle, giovedì 26 marzo, l’assessore regionale alla sanità Carlo Marzi aveva annunciato l’approvazione del Piano nella giornata successiva, con l’obiettivo di «dare continuità di protezione ai nostri bovini per porre in sicurezza i territori» rispetto al rischio di introduzione del virus, tutelando il patrimonio zootecnico e la filiera lattiero‑casearia valdostana. La copertura vaccinale 2025 è stata «condizione essenziale» per gestire le movimentazioni autunnali e invernali, evitando blocchi e quarantene prolungate sui capi vaccinati.
Marzi ha ricordato il lavoro del tavolo tecnico permanente con Azienda Usl, Ordine dei veterinari, Istituto zooprofilattico ed associazioni agricole, che ha portato a una decisione «pienamente condivisa» sul richiamo obbligatorio in primavera 2026. Ministero e Cesme, ha aggiunto, hanno approvato integralmente il Piano, chiarendo che i bovini introdotti in Valle devono essere vaccinati all’arrivo per mantenere la copertura immunitaria richiesta e che, per gli animali già immuni, non è necessario attendere ulteriori 28 giorni per le movimentazioni se sono rispettate le altre condizioni europee.

Le critiche di Carrel: obbligo, cavie e capi da fuori regione

Il consigliere regionale Marco Carrel, che nel 2025 in Giunta, nel ruolo di assessore all’agricoltura, si era astenuto sulla prima campagna e oggi siede all’opposizione con gli Autonomisti di Centro, ha contestato la scelta di riproporre il Piano solo in Valle d’Aosta, parlando «di sanità che si occupa di agricoltura» e di veterinari che «si occupano della gestione delle stalle, non più gli allevatori». Pur apprezzando il fatto che nel 2026 si parta prima dell’alpeggio, ha criticato l’obbligo generalizzato «a prescindere», senza spazio per le scelte individuali delle aziende, ed ha definito gli allevamenti valdostani «cavie» di un sistema più ampio, auspicando una deroga chiara alle regole europee sull’abbattimento in caso di eventuale focolaio.
Carrel ha anche richiamato le difficoltà 2025 con i capi piemontesi e lombardi in alpeggio, tra obblighi di vaccinazione in Valle e quarantene al rientro, segnalando che alcuni allevatori di fuori regione oggi sarebbero restii a salire per l’obbligo vaccinale. Precedentemente, Carlo Marzi aveva precisato che la Regione ha ottenuto per il 2026 ciò che il Piemonte non ha ottenuto, la possibilità di richiamare il vaccino, e che non risultano disdette formali di monticazione da parte di aziende piemontesi o lombarde.

Sul nuovo Piano vaccinale interviene anche Alberto Zucchi, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, con un’interrogazione che sarà discussa nel Consiglio Valle convocato per mercoledì 8 e giovedì 9 aprile. I meloniani, che già lo scorso anno si erano schierati «contro la vaccinazione coattiva», chiedono se, dopo la vaccinazione obbligatoria, resterà l’obbligo di quarantena che limita spostamenti e vendita di prodotti caseari, se esistono “deroghe certe” rispetto all’abbattimento di tutti i capi in caso di un animale infetto e chi risponderebbe di eventuali danni economici diretti o indiretti, comprese ipotesi di positività imputate al vaccino.

Non risultano però serie evidenze, né in Valle d’Aosta né a livello nazionale, di «stalle rovinate» o di casi in cui il vaccino sia stato responsabile di positività tali da far scattare abbattimenti; dove ci sono sintomi post‑vaccino, il laboratorio distingue tra reazione vaccinale e infezione naturale. Il rischio reale che la campagna vaccinale vuole evitare è l’ingresso della vera LSD: una malattia che può causare noduli diffusi, cali di latte importanti, aborti, zoppia e, nei casi gravi, morte, con conseguenze economiche molto peggiori dei rari effetti collaterali da vaccino.
L’ipotesi paventata da Zucchi di “positività imputate al vaccino” va rovesciata: se un test PCR trova il virus vaccinale, la procedura prevede che sia classificato come effetto collaterale e non come focolaio, proprio per evitare abbattimenti ingiustificati.

La delibera chiarisce che la mancata vaccinazione comporta non solo sanzioni (da 2.000 a 20.000 euro) ma anche il blocco immediato delle movimentazioni da vita per gli animali non vaccinati e per quelli detenuti nello stesso stabilimento, fino a regolarizzazione o deroga motivata per benessere animale. Resta invece confermato, in linea con il diritto UE, che la vaccinazione di massa consente, a regime, strategie di contenimento meno drastiche del “tutti abbattuti”, come EFSA ha già indicato in passato per le aree vaccinate ad alta copertura.

La situazione della LSD in Francia nel mese di febbraio 2026

La situazione della LSD in Francia nel mese di febbraio 2026

Nessun rischio per consumatori: carne e latte restano sicuri

Sul fronte della sicurezza alimentare, la Regione aveva già chiarito nella campagna 2025 che la dermatite nodulare “non comporta nessun rischio per l’uomo” e che “latte e carni valdostane possono continuare ad essere consumati senza alcun pericolo, anche se provenienti da bovini vaccinati”. La LSD è infatti una malattia non zoonosica: il virus colpisce bovini e bufali, è trasmesso da insetti ematofagi (mosche, zanzare, zecche) ma non si trasmette all’uomo per via alimentare.
Gli studi scientifici sul vaccino vivo attenuato Neethling, lo stesso utilizzato in Valle d’Aosta, indicano che gli effetti avversi sono “minimi e trascurabili”, con nessuna riduzione significativa della produzione di latte né aumento di mortalità o macellazioni nei 30 giorni successivi alla vaccinazione. EFSA, nei suoi pareri, ha raccomandato la vaccinazione come misura di controllo più efficace, senza porre limiti di sicurezza per il consumo di latte e carni provenienti da animali vaccinati, fermo restando il rispetto dei tempi e delle condizioni previste dai regolamenti europei.

In un mercato già messo sotto pressione dalla LSD in Francia e da mesi di allarme mediatico, la scelta di richiamare la vaccinazione in Valle d’Aosta tiene insieme tutela sanitaria, difesa del reddito zootecnico e continuità delle esportazioni, a condizione che non passi l’idea, smentita da Ministero, EFSA e Regione, che un bovino vaccinato produca carne o latte “contaminati”.