Per la Festa della Valle d’Aosta 2026, dove verrà celebrato l’80° anniversario dell’Autonomia e il 78° dello Statuto speciale verranno messi al centro volti e storie che hanno contribuito, in modi diversi, a dare sostanza a quei principi: gli “Ami de la Vallée d’Aoste” Stève Gentili e Giorgio Metta, e gli “Chevalier de l’autonomie” Giuseppe Binel, Alessandra Ferraro, Leo Garin e Giuseppe Petigax.
Il programma delle celebrazioni
Domenica 22 febbraio 2026, alle ore 17, nella sala Maria Ida Viglino del Palazzo regionale di Aosta, si terrà la cerimonia ufficiale per l’80° dell’Autonomia e il 78° dello Statuto speciale, occasione per rileggere il percorso storico del particularisme valdostano ma anche i nuovi fronti aperti, dall’assetto istituzionale ai rapporti con lo Stato. Gli interventi sono affidati, come tradizione, al presidente della Regione, Renzo Testolin, al presidente del Consiglio Valle, Stefano Aggravi, al presidente del Cpel, Alex Micheletto, e all’ospite d’onore, che quest’anno sarà Roberto Paccher, presidente del Consiglio regionale del Trentino‑Alto Adige/Südtirol.
Nell’ambito della tradizionale Festa della Valle d’Aosta, la cerimonia proseguirà con la consegna dei titoli di “Ami de la Vallée d’Aoste” e di “Chevalier de l’autonomie” ai nuovi insigniti. L’attrice Alexine Dayné proporrà una lettura teatralizzata di passi dei decreti luogotenenziali n. 545 e 546 del 7 settembre 1945, atti costitutivi dell’Autonomia di cui è stato celebrato l’80° anniversario lo scorso settembre, mentre i canti del Coro Verrès scandiranno i momenti della serata.
Le celebrazioni si concluderanno giovedì 26 febbraio, giorno della promulgazione dello Statuto speciale, con il “Concerto per l’autonomia” del Coro Verrès, alle ore 20.30 nella chiesa parrocchiale di Santo Stefano ad Aosta.

Stève Gentili, banchiere
Stève Gentili, banchiere della francofonia e “amico” delle radici valdostane
Il titolo di Ami de la Vallée d’Aoste a Stève Gentili riconosce il doppio filo che lega la sua carriera internazionale alle radici familiari valdostane. Nato nel 1949 a Charenton‑le‑Pont, laureato in informatica e management, Gentili è dal 1998 protagonista del mondo bancario francese, alla guida della BRED Banque Populaire, della Banque Internationale de Commerce di Ginevra, di Pramex International e di altre realtà finanziarie, oltre ad aver presieduto il Consiglio di sorveglianza del gruppo BPCE, secondo gruppo bancario di Francia, e a essere stato amministratore di colossi come Thales, Veolia e Coface.
Presidente del Forum francophone des affaires, che riunisce dirigenti e decisori impegnati nella cooperazione economica della francofonia, Gentili è anche ai vertici della Fondation des écoles de Saint‑Cyr Coëtquidan e dell’Académie internationale des Arts et des Lettres, ed è stato insignito di numerose onorificenze, fra cui la Grand‑Croix de la Couronne de Belgique, il grado di Commandeur de l’Ordre national du Mérite e di Officier della Légion d’honneur.
Figlio di una famiglia originaria della Valle d’Aosta, ha messo la propria rete di relazioni al servizio della promozione dell’identità culturale ed economica valdostana, sedendo anche nel Consiglio dell’Università della Valle d’Aosta e rappresentando la regione negli organismi economici francofoni: una presenza discreta ma costante, che spiega l’ingresso nel novero degli “Amis”.
Giorgio Metta, la robotica e l’IA al servizio della ricerca valdostana
L’altro “Amico della Valle d’Aosta” 2026 è Giorgio Metta, cagliaritano di nascita ma ormai legato in modo strutturale al sistema valdostano della ricerca e dell’innovazione. Direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), Metta è una figura di riferimento internazionale nel campo della robotica e dell’intelligenza artificiale, con una laurea con lode e un dottorato in ingegneria elettronica all’Università di Genova, esperienze di ricerca al MIT di Boston, una cattedra di robotica cognitiva a Plymouth e un incarico di visiting professor a Manchester.
All’interno dell’IIT ha ricoperto ruoli apicali, tra cui quello di vice direttore scientifico, coordinando relazioni internazionali, progetti strategici e i rapporti con i finanziatori; in questa veste è stato nel board di euRobotics, ha rappresentato l’Italia nel G7 sull’intelligenza artificiale e ha contribuito all’Agenda strategica nazionale sull’IA. Metta è noto anche per aver coordinato per oltre un decennio lo sviluppo del robot umanoide iCub, divenuto piattaforma di riferimento della “Physical AI” con oltre 50 esemplari in laboratori di ricerca in tutto il mondo; parallelamente, ha svolto un ruolo decisivo nella nascita del 12° polo IIT in Valle d’Aosta, il Center for Clinical and Computational Genomics, legato ai progetti 5000genomi e CMP3, contribuendo in modo duraturo alla crescita scientifica e tecnologica del territorio.

Giorgio Metta, direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia
Gli Chevalier de l’autonomie: artigianato, informazione, ospitalità, montagna
Il titolo di Chevalier de l’autonomie 2026 viene assegnato a quattro figure che, in ambiti diversi, hanno incarnato e promosso l’identità valdostana: lo scultore Giuseppe Binel, la giornalista Alessandra Ferraro, il ristoratore Leo Garin e la guida alpina Giuseppe Petigax.
- Giuseppe Binel, nato a Donnas nel 1955, è scultore dal 1980 e maestro artigiano: ha lavorato legno, pietra, bronzo, acciaio e argento, diventando un punto di riferimento alle Fiere di Sant’Orso di Donnas e Aosta e contribuendo a valorizzare l’artigianato valdostano in Italia e all’estero grazie a opere come il trittico donato a Giovanni Paolo II al santuario di Oropa, il presepe della Sala Nervi in Vaticano, il trofeo Mezzalama 2011 e un pastorale per il vescovo di Aosta.
Per 36 anni ha insegnato alla scuola di scultura e intaglio di Donnas, dove ha ideato con Roberto Chiurato il progetto delle “Botteghe Scuola”, formando decine di giovani scultori e garantendo continuità al mestiere: un lavoro riconosciuto anche dal premio “Maestro d’arte e mestiere” della Fondazione Cologni nel 2016. - Alessandra Ferraro, nata a Ivrea nel 1974, dirigente Rai, giornalista e conduttrice, dopo la laurea in lettere a Torino e la specializzazione in comunicazione alla Lateranense di Roma è entrata nella redazione TGR Valle d’Aosta, di cui è diventata caporedattrice nel 2020, prima di assumere, dal luglio 2023, la direzione di Rai Isoradio. Nel suo percorso ha lavorato al Tg1 esteri, a “Porta a Porta”, nella sede Rai di Bruxelles, ha partecipato a un progetto di formazione giornalistica in Burkina Faso per il Segretariato sociale Rai e alla missione vaticana a Bangui per l’inaugurazione di una struttura sanitaria voluta da papa Francesco; è Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica ed ha ricevuto, tra gli altri, il premio Saint‑Vincent 2007, lo Spadolini 2013, il Natale UCSI 2016 e il riconoscimento “Eccellenze sul lavoro” di Confindustria.
Autrice di libri sui rapporti tra Valle d’Aosta e i pontefici Giovanni Paolo II e Benedetto XVI e su papa Francesco, oltre che del volume “Quel filo che ci unisce” sul legame con il padre, Ferraro è diventata una delle voci che hanno raccontato la regione ben oltre i confini alpini. - Leo Garin, nato a Villeneuve nel 1943, formatosi alla scuola alberghiera di Palleusieux, è stato cameriere, imprenditore, pilota di rally e grande appassionato d’arte: dopo aver gestito la Locanda Belvedere in Val Ferret e La Brenva ad Entrèves, negli anni Sessanta ha fondato la Maison de Filippo a Courmayeur, divenuta uno dei ristoranti valdostani più noti e luogo di incontro per personaggi di primo piano. Nel 1985 ha rilevato il Cadran Solaire, rilanciandolo, e nel 1996 ha costruito l’Auberge de la Maison, casa di ospitalità unica per stile e collezioni legate alla montagna; inventore di piatti e bevande simbolo, dall’insalata di patate e mocetta al caffè alla valdostana e ai dolci a base di castagne, miele e cioccolato, ha portato la cucina valdostana in Giappone, Francia, Belgio e Stati Uniti, mentre in parallelo correva nei rally con il reparto Corse Lancia e ricopriva ruoli nel turismo del Monte Bianco, fino all’esperienza di attaché olimpico ad Albertville nel 1992.
- Giuseppe Petigax, infine, rappresenta la montagna “vissuta” sul versante dell’alpinismo e della guida: il suo profilo, tratteggiato nella scheda ufficiale, ne ricorda le numerose spedizioni e l’attività di guida alpina di alta montagna, intrecciando la promozione dell’ambiente alpino con una pratica professionale che ha accompagnato generazioni di alpinisti. Nella scelta del suo nome, l’onorificenza mette in luce un pezzo identitario essenziale per l’autonomia valdostana: il legame con il territorio, le sue cime, la cultura materiale e immateriale che la montagna continua a rappresentare.








