La fotografia delle iscrizioni per l’anno scolastico 2026/2027 arriva nell’anno in cui la Regione dovrà mettere mano al nuovo “dimensionamento” delle scuole superiori: indirizzi da confermare o riorganizzare, sedi da accorpare, classi miste da usare con prudenza per tenere aperti i poli più fragili, a cominciare dall’ISILTeP di Verrès.
L’assessore regionale all’Istruzione Erik Lavevaz e la sovraintendente agli studi Marina Fey, da poco riconfermata nell’incarico, lo hanno dichiarato apertamente nella conferenza stampa di presentazione dei dati che si è tenuta venerdì 20 marzo: il 2026 sarà un anno di progettazione pesante, perché dai numeri di oggi dipenderanno organici, distribuzione dei percorsi e anche il futuro delle sedi distaccate sul territorio.
La denatalità, hanno ricordato, è una tendenza strutturale che si muove come «un’onda»: ha già investito la scuola dell’infanzia, sta entrando in pieno nella primaria e comincia a farsi vedere alle medie, mentre alle superiori per ora i numeri reggono, ma è solo questione di tempo prima che il calo arrivi anche lì. Nel frattempo, però, le scelte delle famiglie stanno ridisegnando gli equilibri interni alle scuole secondarie di secondo grado, con un lento ma costante riequilibrio tra licei, tecnici, professionali e percorsi di istruzione e formazione professionale (IeFP).
Denatalità: dove si sente di più
Sul primo anno dell’infanzia gli iscritti sono 687, con 44 anticipatari (36 nati a gennaio, 4 a febbraio e 4 a marzo), in lieve altalena rispetto agli anni precedenti ma dentro una tendenza di lungo periodo che risente della denatalità e della scelta, non obbligatoria, delle famiglie di iscrivere o meno i bambini alla materna. Alla primaria le nuove prime scendono a 782 alunni (erano 781 lo scorso anno), ma la tenuta complessiva è ancora garantita dalle quarte e quinte, che compensano le minori entrate dai “piccoli”, rinviando di qualche anno il picco negativo sul totale degli iscritti.
Nella secondaria di primo grado si comincia a vedere con più chiarezza il calo: 956 iscritti alle nuove prime, a fronte dei 1050 di due anni fa, con la “corte” che per anni si attestava attorno ai mille alunni. Alle superiori, al contrario, l’onda demografica non è ancora arrivata: le prime sfiorano quota 1.140 iscritti (1.196 due anni fa), e la popolazione complessiva della secondaria di secondo grado cresce leggermente da 4.552 a 4.570 studenti, anche se il numero di classi passa da 245 a 241 per effetto della razionalizzazione delle sezioni e delle classi miste.

Marina Fey con l’assessore Erik Lavevaz alla presentazione dei dati delle iscrizioni per l’anno scolastico 2026/2027
Licei “veri”, licei “aggiunti” e percorsi professionalizzanti
Guardando alle sole prime delle scuole superiori, i licei raccolgono il 48,8 per cento degli iscritti, i tecnici il 25,8 per cento, i professionali il 16,1 per cento ed i percorsi IeFP il 9,3 per cento, con una leggera crescita di questi ultimi rispetto all’8,4 per cento dello scorso anno. Se si tolgono dal conteggio gli IeFP, per confrontarsi con il dato nazionale, la Valle d’Aosta resta sotto il 55,9 per cento di licei del resto d’Italia: 53,84 per cento contro 55,88, con un peso un po’ maggiore dei professionali nella quota rimanente.
Dentro la categoria “licei”, però, convivono percorsi molto diversi: i licei “classici” (classico, linguistico, scientifico, scienze umane, musicale, artistico) e indirizzi a forte vocazione professionalizzante, come le scienze umane opzione economico-sociale, che attirano studenti interessati a sbocchi nel sociale, nell’economia o nel diritto. I licei scientifici nel loro complesso mantengono il 14,8 per cento degli iscritti, con un riequilibrio interno tra indirizzo tradizionale e opzione scienze applicate, mentre i licei delle scienze umane salgono dal 13,5 al 14,8 per cento, trainati dall’opzione economico-sociale; il classico resta stabile al 4 per cento, il linguistico scende dal 9,0 al 7,6 per cento, il musicale sale al 2,9 per cento e l’artistico al 4,7 per cento.
Se si volesse separare i licei “più teorici” (classico, linguistico, scientifico tradizionale, musicale, artistico) dai percorsi che già oggi vengono percepiti come più vicini al mondo del lavoro (scienze applicate, scienze umane, economico-sociale), l’immagine sarebbe meno sbilanciata sulla licealizzazione e più vicina a una gamma di scelte che si collocano lungo un continuum tra formazione universitaria e competenze professionalizzanti. È un tema che ritorna anche nel ragionamento sulle nuove filiere tecnologico-professionali 4+2 e sulla possibile attivazione di ITS regionali: per non restare slogan, però, servirà spostare davvero una quota maggiore di studenti verso tecnici, professionali e IeFP, oggi fermi complessivamente attorno a poco più della metà delle iscrizioni.

L’Itpr ‘Corrado Gex’ di Aosta
Tecnici e professionali: informatica e sanità tirano, turismo e industria soffrono
Tra gli istituti tecnici, l’indirizzo amministrazione, finanza e marketing resta stabile al 5,9 per cento degli iscritti, mentre il turismo (approfondimento cultura) scende dal 6,4 al 4,7 per cento, allineandosi alla flessione di tutto ciò che è “linguistico” e legato al settore turistico. Crescono invece i percorsi tecnologici, in particolare informatica e telecomunicazioni, che sale dal 4,2 al 5,9 per cento, mentre elettronica ed elettrotecnica resta su numeri più bassi (2,6 per cento) e costruzioni, ambiente e territorio si colloca al 3,7 per cento, con agraria al 2,9 per cento.
Sul fronte dei professionali, la parte del leone la fanno i servizi per la sanità e l’assistenza sociale, che arrivano all’8,1 per cento delle iscrizioni, con 89 nuovi iscritti solo al Iptr “Corrado Gex” di Aosta, mentre calano il settore industria e artigianato (dal 4,1 al 3,4 per cento) e i servizi per enogastronomia e ospitalità alberghiera (3,8 per cento). Il percorso gestione delle acque e risanamento ambientale, avviato da pochi anni all’Isitip “Manzetti”, scende dall’1,6 allo 0,8 per cento con appena nove iscritti: un numero che, per ora, non consentirebbe l’attivazione della classe prima, a meno di recuperare nuove adesioni dalle seconde scelte e da eventuali ripetenze, come previsto dalle delibere regionali sui minimi di classe.
Inoltre, da settembre gli istituti tecnici lavoreranno inoltre dentro un quadro nazionale riformato: il D.M. 29 del 19 febbraio 2026 ha ridisegnato l’assetto ordinamentale, definendo nuovi indirizzi, articolazioni e quadri orari che entreranno in vigore dalle classi prime del 2026/2027. La struttura passa da 36 a 32 ore settimanali, ma cambia la distribuzione interna delle discipline, con più spazio alle materie di indirizzo e ai laboratori e una riduzione di alcune ore nell’area generale, mentre le scuole e i docenti sono ancora in attesa di indicazioni puntuali su classi di concorso e impatto effettivo sulle cattedre.
Intanto i corsi IeFP, gestiti da Iptr “Corrado Gex”, Institut agricole régional di Aosta, Istituto Don Bosco e Fondazione turistica di Châtillon e “Progetto Formazione” di Pollein, continuano a crescere ed arrivano al 9,3 per cento, confermando che una parte delle famiglie cerca percorsi brevi, fortemente orientati al lavoro, pur sapendo che non danno accesso diretto all’università.

Uno scorcio dello stabile ex ‘Brambilla’ di Verrès che ospita l’omonimo ISILTeP
Il nodo Verrès e la geografia delle sedi
L’analisi, slide alla mano, mette in evidenza il “nodo Verrès”: il polo di Istruzione liceale, tecnica e professionale tiene assieme indirizzi liceali, tecnici e servizi sociosanitari, ma nel complesso conta solo 129 iscritti alle prime, con alcune articolazioni che faticano ad arrivare alla soglia dei venti alunni per classe. Per garantire l’avvio di tutti i percorsi, l’Amministrazione ragiona su classi miste, combinando, dove possibile, materie comuni e specializzazioni diverse, con il rischio, però, di rendere più complessa l’organizzazione didattica e di accentuare la differenza con i poli di Aosta.
La stessa logica di “cucitura” vale per altri indirizzi a bassa numerosità, che la Regione prova a salvaguardare usando seconde scelte e iscrizioni tardive solo quando le classi non raggiungono il 75 per cento del minimo previsto (12 iscritti per gli IeFP, 20 per i professionali), per evitare di sovrastimare gli organici e di aprire classi destinate poi a svuotarsi.
Sullo sfondo resta la domanda politica: quanto si è disposti a pagare, in termini di organizzazione e risorse, per tenere in vita un’offerta formativa capillare sul territorio, e dove invece diventa inevitabile concentrare indirizzi e specializzazioni nelle sedi più grandi.
Un cantiere aperto tra 0-6 e superiori
Per l’assessore Lavevaz, il 2026 è un anno «di doppio cantiere»: da un lato il dimensionamento delle superiori, dall’altro la progettazione del sistema integrato 0-6, con l’obiettivo di superare la logica dell’asilo nido come servizio a domanda individuale e di portarlo sempre più dentro il sistema scolastico, anche come leva di politica demografica. Le ricadute, ha avvertito, si vedranno solo tra molti anni, ma il lavoro di oggi su poli, organici e offerta formativa, dall’infanzia agli ITS, definirà in pratica la scuola valdostana del prossimo decennio, e la possibilità per i piccoli comuni di continuare ad avere una scuola vicina a casa.









