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La “LER”, ovvero: e se la ferrovia diventasse la metro leggera di Aosta?

pubblicato martedì 21 Aprile 26 • h. 15

realizzato da aostapresse.it

La “LER”, ovvero: e se la ferrovia diventasse la metro leggera di Aosta?

di aostapresse.it | Mar 21 Apr 26 • h. 15

Il tragitto della 'LER - Ligne Express Régionale'

C’è una ferrovia che attraversa già oggi l’asse più densamente abitato della Valle d’Aosta, da Sarre a Quart, passando per il cuore di Aosta e per Saint-Christophe. Quarantamila abitanti nel raggio di influenza, flussi quotidiani di pendolari, studenti e lavoratori, e un’infrastruttura, la ferrovia Chivasso – Ivrea – Aosta, che esiste, è in corso di elettrificazione ed attende solo di essere usata davvero. È da questa premessa che nasce la “LER – Ligne Express Régionale”, la proposta presentata lunedì 20 aprile 2026 da Alleanza Verdi e Sinistra – Rete Civica VdA con due atti politici paralleli: una mozione depositata al Consiglio regionale, all’ordine del giorno dell’adunanza convocata per mercoledì 22 e giovedì 23 aprile ed una analoga iniziativa in arrivo al Consiglio comunale di Aosta.

Cosa prevede la LER

L’idea è semplice nella sua architettura: trasformare il tratto ferroviario esistente in un servizio con caratteristiche di metropolitana di superficie, con fermate ravvicinate, alta frequenza e orari adeguati alla vita quotidiana. Il progetto prevede otto fermate distribuite nei 12 chilometri della tratta Sarre – Quart: oltre alle stazioni di Sarre e Quart (da riattivare), le fermate di Montan, Quartiere Dora, Saint-Christophe, Viale Europa ed Aosta Istituto e la stazione centrale di Aosta. Alcune di queste fermate esistono già, le pensiline di Viale Europa e dell’Istituto “Manzetti” risalgono al lontano 1996, quando il progetto era già stato immaginato col nome di “Metro du Mont Blanc”. Il servizio ipotizzato sarebbe attivo dalle 7 alle 22, con una corsa ogni 20 minuti in entrambe le direzioni.

Il cuore della proposta, e il presupposto tecnico imprescindibile, è il raddoppio del binario tra Aosta e Quart: oggi la tratta è a binario unico e non può reggere sia il traffico urbano ad alta frequenza sia i treni regionali diretti verso Ivrea e Torino. Per questo la mozione chiede alla Giunta regionale di attivarsi con urgenza nei confronti di RFI – Rete Ferroviaria Italiana, che in questo momento sta elaborando il Docfap, il documento di fattibilità delle alternative progettuali per il potenziamento dell’intera tratta Chivasso – Aosta, atteso anch’esso entro dicembre 2026.

Eugenio Torrione, Katya Foletto, Chiara Minelli, Andrea Campotaro ed Elio Riccarand alla presentazione della 'LER'

Eugenio Torrione, Katya Foletto, Chiara Minelli, Andrea Campotaro ed Elio Riccarand alla presentazione della ‘LER’

Il momento è quello giusto

«Questa non è una boutade» ha sottolineato più volte il consigliere regionale Eugenio Torrione, elencando i tre elementi che, a giudizio di AVS – Rete Civica VdA, rendono oggi la proposta concreta e non più rinviabile. Il primo: l’elettrificazione della linea Aosta – Ivrea, finanziata con fondi PNRR, è in fase di ultimazione con completamento confermato per dicembre 2026. Il secondo: la riattivazione della tratta Aosta – Pré-Saint-Didier è già inserita nel Piano industriale 2022-2031 del Gruppo Ferrovie dello Stato, con un investimento complessivo previsto per la Valle d’Aosta di 300 milioni di euro tra elettrificazione, raddoppi selettivi e ripristino dell’Alta Valle. Il terzo: RFI sta proprio ora costruendo il Docfap, ovvero il documento che definirà dove e come fare i raddoppi selettivi, ed il tratto Aosta – Quart è indicato come uno dei più agevoli da raddoppiare di tutta la tratta valdostana, perché non attraversa la Dora, non richiede nuove gallerie ed ha sufficiente spazio fisico disponibile.

I modelli che funzionano: Val Venosta e RER parigino

«A Bolzano sono stati bravi e la Merano-Malles funziona: è un gioiellino» ha ricordato Chiara Minelli, prima firmataria della mozione. Il riferimento è alla ferrovia della Val Venosta, 60 chilometri da Merano a Malles Venosta, chiusa nel 1990 per mancanza di investimenti e poi riaperta nel 2005 dalla Provincia autonoma di Bolzano dopo un completo risanamento dell’infrastruttura. Oggi è una delle linee ferroviarie più efficienti del Nord Italia, con corse ogni 30 minuti, banchine ad alta accessibilità, trasporto biciclette e integrazione tariffaria con tutta la rete altoatesina. Il segreto del suo successo? Una Provincia che ha creduto nel progetto, ha investito e ha spinto, esattamente quello che i consiglieri di AVS – Rete Civica VdA chiedono alla Regione Valle d’Aosta di fare con RFI.

Il nome scelto per la proposta valdostana, “LER”, richiama invece il “RER” parigino, il “Réseau Express Régional” dell’Île-de-France, la rete di treni urbani a lunga percorrenza che attraversa Parigi da est a ovest e da nord a sud, con fermate ravvicinate in città e poi corse rapide verso la periferia, fungendo contemporaneamente da metropolitana e da rete regionale. «Quando siamo in un’altra città senza auto, i primi mezzi che cerchiamo sono quelli su rotaia: le metro, i tram, le ferrovie suburbane» ha osservato Andrea Campotaro, forte della sua esperienza internazionale: «perché allora non farlo anche qui?».

La ferrovia, a binario unico, a Saint-Christophe

La ferrovia, a binario unico, a Saint-Christophe

Il nodo politico: ferrovia o BRT?

La proposta non nasce nel vuoto e non è innocua politicamente. AVS – Rete Civica VdA la lancia in aperta contrapposizione con la bozza del Piano regionale dei trasporti che punterebbe su un sistema di “BRT – Bus Rapid Transit”, come alternativa al treno sull’asse vallivo, prevedendo corsie riservate su gomma anche in alta Valle. Una scelta che i proponenti bocciano senza appello: «il BRT ha senso dove la ferrovia non c’è. Noi la ferrovia ce l’abbiamo» ha tagliato corto Minelli. Campotaro ha rincarato: «parte di quel sedime ferroviario, nella bozza, verrebbe usato per le corsie riservate degli autobus. Ma una corsia riservata in salita e una in discesa: dove le mettiamo?».

La mozione in Consiglio regionale non arriverà probabilmente al voto nella sessione del 22-23 aprile, dato che l’ordine del giorno è affollatissimo, ma l’obiettivo dichiarato è quello di aprire un confronto formale e costringere la maggioranza a prendere posizione. Intanto, al Consiglio comunale di Aosta, la consigliera Katya Foletto presenterà un’analoga iniziativa, chiedendo che il sindaco riferisca all’assemblea entro 90 giorni sullo stato della questione.

L’idea esiste da trent’anni. Le condizioni per realizzarla, forse, non erano mai state così vicine.