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Mercosur, Turcato (Confindustria VdA): «opportunità concreta, l’Ue deve andare avanti»

redazione aostapresse.it

venerdì 23 Gennaio 26 • h. 10

Mercosur, Turcato (Confindustria VdA): «opportunità concreta, l’Ue deve andare avanti»

di redazione aostapresse.it | Ven 23 Gen 26 • h. 10

«Il Mercosur rappresenta anche per il tessuto economico valdostano, una concreta opportunità di sviluppo». Con queste parole Francesco Turcato, presidente di Confindustria Valle d’Aosta, è intervenuto, giovedì 22 gennaio 2026, sull’intesa tra Unione europea e Paesi del Mercosur, chiedendo di «andare avanti» e «tutelare quanto siglato nei giorni scorsi in Paraguay» dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Nel suo ragionamento c’è soprattutto un punto: niente fumo, ma meno dazi e più mercato, in particolare per le Pmi.

Turcato cita due numeri: secondo la sua lettura l’Italia potrebbe beneficiare di 50 miliardi di euro di export aggiuntivi nell’area e oggi esportano già 13mila aziende italiane. «Senza più dazi» (o con dazi molto ridotti), sostiene, l’accesso ai mercati sudamericani diventerebbe più semplice e conveniente.

Che cos’è (davvero) l’accordo UE–Mercosur

Il Mercosur, nel perimetro dell’accordo, comprende Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. L’intesa è il risultato di una trattativa lunga (si parla di oltre 20-25 anni) e punta a creare un’area di scambio tra due blocchi che insieme arrivano a circa 700 milioni di consumatori.
La Commissione europea, nei suoi fact sheet, mette l’accento sulla sostanza commerciale: eliminazione dei dazi su larga parte dei prodotti e regole comuni che dovrebbero rendere più facile vendere e investire. Per l’Italia, la scheda indica che l’accordo “eliminerà i dazi sul 91% dei prodotti”, con benefici soprattutto per export industriale (macchinari, chimica-farmaceutica, metalli, strumentazione).

Cosa cambia per imprese e Pmi (tradotto in italiano corrente)

Dazi giù (o a zero) su molti prodotti: è la leva principale. La scheda UE per l’Italia fa esempi concreti: macchinari ed elettrico oggi pagano dazi anche del 14–20%, chimica e farmaceutica 14–18%, metalli 12–14%: in molti casi si va verso lo 0% o verso una riduzione progressiva.
Servizi più “aperti”: l’accordo mira a facilitare l’offerta di servizi in settori come telecomunicazioni, trasporti, digitale, ambiente, finanza. Non è la parte più “sexy”, ma è quella che spesso sblocca commesse e presenza stabile nei mercati.
Indicazioni geografiche protette: il pacchetto UE parla di tutela contro imitazioni di centinaia di prodotti europei. Nella lista italiana citata dalla Commissione compare anche la Fontina: dettaglio non banale per la Valle d’Aosta, perché significa difesa del nome (e del valore) nei mercati Mercosur.

Francesco Turcato, presidente di Confindustria Valle d'Aosta

Francesco Turcato, presidente di Confindustria Valle d’Aosta

Il punto che fa litigare: agricoltura, quote e “clausole di salvaguardia”

La resistenza politica più dura in Europa arriva dal timore che carne e prodotti agricoli sudamericani entrino con prezzi più bassi, schiacciando i produttori UE. La Commissione risponde con due strumenti: quote massime per alcune importazioni agevolate (ad esempio 99.000 tonnellate di manzo, 180.000 di pollame, ecc.) e una clausola di salvaguardia per intervenire se c’è un aumento improvviso delle importazioni o un disturbo di mercato.
In parallelo, Bruxelles ribadisce che gli standard UE non vengono “abbassati”: i prodotti importati devono rispettare le regole di sicurezza alimentare europee.

La cornice UE: opportunità e tutele

Nel rivendicare l’accordo come «opportunità concreta», Turcato si inserisce in una narrazione che a Bruxelles viene presentata anche come scelta politica, non solo commerciale. Alla cerimonia di firma in Paraguay, Ursula von der Leyen ha parlato di un messaggio «molto forte» al mondo: «scegliamo il commercio equo invece dei dazi» e «un partenariato produttivo e di lungo periodo invece dell’isolamento».
Nella stessa linea, l’Alta rappresentante Kaja Kallas ha definito l’intesa «un importante impulso al libero scambio», sottolineando che «non riguarda solo i volumi commerciali» ma è «una scelta geostrategica per l’Europa» e l’avvio di «una nuova era» di cooperazione UE–America Latina. E sul fronte agricolo, dove si concentrano molte delle critiche in Europa, il commissario Christophe Hansen ha insistito sull’equilibrio tra apertura e protezioni, citando un «meccanismo di salvaguardia» pensato per intervenire rapidamente in caso di perturbazioni di mercato e ricordando che per i prodotti più sensibili restano contingenti e liberalizzazioni graduali.

Dal lato sudamericano, anche i leader del Mercosur hanno “messo la firma” su un racconto politico. Il presidente uruguaiano Yamandú Orsi ha parlato di «responsabilità storica» e di una scelta «a favore delle regole» in un tempo di volatilità, rivendicando il metodo del dialogo e delle regole condivise. Il presidente argentino Javier Milei ha definito l’accordo «il maggior risultato ottenuto dal Mercosur dalla sua creazione», chiedendo ai Parlamenti di non snaturare «lo spirito di quanto negoziato».

I leader europei e sudamericani dopo la firma dell'accordo

I leader europei e sudamericani dopo la firma dell’accordo

Sostenibilità: Parigi “elemento essenziale” e stop ai prodotti illegali

Nella scheda ufficiale sul capitolo “Commercio e sviluppo sostenibile”, la Commissione scrive una cosa politicamente pesante: l’Accordo di Parigi sul clima diventa un “elemento essenziale” dell’intesa, cioè una parte potrebbe arrivare a sospendere l’accordo in caso di violazione grave o se l’altra parte uscisse da Parigi.
La stessa scheda parla di impegni su deforestazione e legalità delle filiere: divieto di commercio di prodotti ottenuti illegalmente (esempio: legname tagliato illegalmente) e cooperazione su catene di approvvigionamento più sostenibili.

A che punto siamo: firmato, ma il percorso politico è ancora una salita

Qui la storia si complica. L’accordo è stato “chiuso” e rilanciato politicamente con la firma in Paraguay, ma in Europa restano passaggi delicati: in questi giorni si discute di attuazione provvisoria e dei tempi di ratifica, mentre il dossier è diventato terreno di scontro tra governi, Parlamento europeo e (possibilmente) Corte di giustizia. Si parla di un’ipotesi di entrata in vigore provvisoria già da marzo 2026, legata anche alla ratifica di Paraguay.

Letta in chiave valdostana, la posizione del presidente di Confindustria è lineare: se togli ostacoli e costi, anche una regione piccola (fatta di subfornitura, manifattura, specialità agroalimentari e filiere legate al turismo) può agganciarsi meglio a mercati dove oggi entra con più fatica. Poi ci sono i rischi e le opposizioni (agricoltura e standard ambientali su tutti), ma l’idea di Francesco Turcato è che il baricentro resti uno: più accesso, più opportunità, meno burocrazia e meno dazi.