La Procura di Aosta arriva al bilancio sociale 2025 con un quadro a due velocità: da un lato l’aumento dei reati e un cambio di “profilo” della criminalità, dall’altro un ufficio che continua a reggere sui numeri ma con una coperta amministrativa sempre più corta e con la zavorra del nuovo applicativo APP.
Nel 2025 i reati denunciati in Valle d’Aosta sono cresciuti di circa il 16% rispetto al 2024 e, nella lettura proposta dal sostituto procuratore Manlio D’Ambrosi durante la presentazione del bilancio sociale, lunedì 2 febbraio 2026, a preoccupare non è solo la quantità ma anche l’età: «si è notevolmente abbassata», con autori spesso nella fascia 18-25 anni.
Dentro l’aumento generale spiccano i reati predatori: furti +10%, ricettazioni +44% ed estorsioni addirittura +111%, mentre le rapine segnano un calo (–13%). A questo, D’Ambrosi affianca «un considerevole aumento dei reati informatici», dal pacchetto classico truffe/frodi fino agli accessi indebiti a conti e carte, con 817 casi, +21,76% (dai 671 dell’anno precedente).
Crescono anche altre spie utili a leggere il contesto: stupefacenti +41,18% (71 contro 52), minacce +39,39% (da 165 a 230), e un «notevole aumento» degli episodi di violenza di genere con 29 denunce per violenza sessuale (da 18 a 29, +61,11%).

La suddivisione dei reati perseguiti in Valle d’Aosta nel 2025
Il punto è che, mentre la domanda di giustizia sale e si complica (anche per l’online), l’ufficio tiene ancora su alcuni indicatori di produttività e tempi. Nel 2025, per i procedimenti verso autori noti, il 94% risulta definito entro sei mesi e la durata media indicata è di 46 giorni. Sui flussi complessivi, il bilancio riporta un indice di smaltimento totale al 90,32% (in calo rispetto al 92,85% del 2024) e una stima “disposition time” complessiva di 39,11 giorni.
La macchina però scricchiola dove fa più male: l’organizzazione interna e il personale amministrativo. D’Ambrosi lo ha dichiarato senza giri di parole: «in questo momento storico noi ci troviamo quasi al collasso». La pianta organica prevede 30 dipendenti amministrativi, ma in servizio ce ne sono 12 (copertura attorno al 60%), con una scopertura stimata nel documento “pari a circa il 63%”.
E non è un “vuoto” neutro: mancano anche figure apicali (direttore/dirigente) e nel bilancio si avverte che tre pensionamenti nel 2025 e altri due previsti nel 2026 rischiano di portare “alla crisi sistemica” con ritardi non solo nel penale, ma anche nel civile e nel rilascio di documenti amministrativi.
In questo quadro entra l’altra parola chiave: APP, l’applicativo nazionale che dovrebbe traghettare il penale verso il digitale. Nel bilancio l’obiettivo 2026 è “riuscire a utilizzare compiutamente” APP mantenendo gli standard. Ma nella pratica l’effetto è l’opposto: per un atto semplice che prima richiedeva «dai 30 ai 90 secondi», ora servono «da 10 a 15 minuti», con il rischio di errori e senza una vera usabilità. E quando c’è urgenza (arrestati, misure cautelari), «non si può aspettare che il programma funzioni».
Manlio D’Ambrosi arriva alla battuta amara: «diventiamo noi serventi al programma» e non solo, riferendo che procure più grandi, come Torino, hanno deciso di sospendere APP e che «in non pochi casi l’atto si perde», costringendo comunque a stampare.

Il sostituto procuratore Manlio D’Ambrosi
Nel capitolo sulle risorse finanziarie, la Procura mette in fila anche le principali voci di spesa. Sul fronte delle spese di giustizia, nel confronto 2024-2025 calano le intercettazioni (da 350.188,80 a 302.044 euro, -13,7%) e le “altre spese” (da 6.865,11 a 3.555,85 euro, -48,2%), mentre crescono gli ausiliari del magistrato, consulenti, periti, traduttori e interpreti, (da 141.609,58 a 172.856,50 euro, +22,1%). Crolla invece la voce dei vice procuratori onorari (da 78.470,71 a 2.217,78 euro), dovuta al fatto che non è più in carico direttamente alla Procura.
Sul funzionamento dell’ufficio, la spesa più pesante è la vigilanza armata del Palazzo di giustizia: 197.772 euro nel 2025 contro 158.144,94 nel 2024 (+25,1%). Restano sostanzialmente stabili i costi della sezione di polizia giudiziaria (affitto, oneri e riscaldamento: 30.345,75 euro), mentre scendono quelli di cancelleria, carta e toner (8.960 euro, -17,5%) e spese postali (1.167 euro, -27%). Nel documento l’ufficio rivendica una gestione “oculata” delle somme, anche attraverso il ricorso al MePA, per garantire continuità dei servizi nonostante le decurtazioni di fondi degli ultimi anni.
Il paradosso finale è tutto qui: la Procura di Aosta rivendica trasparenza e controllo pubblico (il bilancio sociale è redatto «da nove anni» come strumento di accountability), ma deve farlo mentre rincorre emergenze molto concrete: reati in crescita e più “tecnologici”, organici amministrativi che si assottigliano, e una digitalizzazione che, nel quotidiano, rischia di rallentare invece di accelerare.








