È stato un grande spavento ma con lieto fine: nella notte di venerdì 22 agosto 2025 una 16enne di Aosta è scomparsa dopo essersi allontanata da una festa di paese a Gignod. Nella mattinata di sabato 23 i genitori, non avendo notizie della figlia, che non si era presentata al lavoro, hanno quindi sporto denuncia ai Carabinieri ed è stata è attivato il Piano regionale di ricerca coinvolgendo la Protezione civile, il Soccorso alpino valdostano con l’elicottero, i Vigili del fuoco per la ricerca a terra, con il supporto delle unità cinofile.
Dopo essersi concentrati sul territorio del comune di Allein dopo un aggancio del suo cellulare, nel pomeriggio la ragazza è stata ritrovata viva vicino a una scarpata lungo la Strada statale 27 del Gran San Bernardo, nei pressi di un distributore di carburante: ad individuarla è stato il cane Teo delle squadre di ricerca. È stata portata per controlli all’ospedale Parini di Aosta, le sue condizioni era complessivamente buone.
Sui social sono circolati (e circolano ancora) diversi appelli di ricerca con foto e nome della minorenne, condivisi da migliaia di persone e pubblicati anche da alcuni media e commenti speculativi: alcuni contenuti hanno insistito su particolari personali della minorenne.
Fortunatamente quasi tutta la stampa giornalistica ha dato un’impostazione tendenzialmente sobria e informativa della vicenda, senza spettacolarizzazioni mentre alcune testate nazionali alcune hanno enfatizzato il frame “cane eroe” o inserito dettagli personali, con il nome e descrizione fisica della minorenne.
Persino il Comune di Gignod ha diffuso e lasciato sui social le foto e le informazioni personali della ragazza e, alla conclusione delle operazioni di ricerca ha sottolineato, citando il nome della minorenne che «è stata ritrovata viva, cosciente e in discrete condizioni a Gignod, nei pressi del distributore. Grazie a tutti per l’altruismo manifestato e per la collaborazione. Ancora una volta ringraziamo le Forze dell’ordine e la Protezione civile. Un abbraccio alla famiglia da tutta la comunità di Gignod».

Regole da rispettare (e buone pratiche operative)
Il giornalista applica la Carta di Treviso, diventata parte integrante del Testo unico dei doveri, con l’anonimato e massima cautela con dati ed immagini che rendano identificabile il minore. L’identificazione è ammissibile solo se davvero nell’interesse oggettivo del minore, ad esempio di ricerche coordinate dalle autorità e nel rispetto dei limiti di legge.
Il Garante della privacy, in questo caso, richiama a non pubblicare nomi, foto, dettagli familiari, profili social, indirizzi, scuole, elementi che portino all’identificazione, specie quando non ci sia un’esigenza di interesse pubblico concreta, ed a maggior ragione dopo il ritrovamento. Nei canali social è opportuno abilitare la moderazione stretta dei commenti, rimuovere doxing, accuse, body shaming, allusioni sulla vita privata. Si ricorda che i commenti rientrano nella responsabilità editoriale.