Tragedia in montagna sabato 10 gennaio 2026, sopra la conca di Pila. Uno scialpinista di 52 anni, Enrico Finezzi, residente a Candelo (Biella), è morto dopo essere stato travolto da una valanga sotto la Pointe de la Pierre, lungo il versante tra Pila e Ozein, poco sopra il limite del bosco.
L’allarme per una valanga nella zona, attorno ai 2.300 metri di quota, è arrivato alla Centrale unica del soccorso poco prima delle ore 13: i testimoni che avevano assistito alla scena avevano riferito che sotto la neve c’era una persona.
Soccorsi rallentati dal vento: intervento via terra
La macchina dei soccorsi è partita subito, ma il forte vento in quota ha impedito all’elicottero di operare direttamente sul punto del distacco, rendendo l’intervento più lungo e complesso. I soccorritori sono quindi intervenuti via terra, con squadre composte da tecnici del Soccorso alpino valdostano, unità cinofile del SAV e del Soccorso alpino della Guardia di finanza di Entrèves, Vigili del fuoco e il supporto del medico rianimatore.
Secondo quanto riferito dal direttore del Soccorso alpino valdostano, Paolo Comune, l’elicottero ha potuto avvicinare i soccorritori «per quanto possibile», poi l’avvicinamento è proseguito con il gatto delle nevi messo a disposizione dalla Pila SpA e infine con la risalita «con le pelli di foca» fino alla zona dell’incidente.

I soccorritori durante le ricerche di Enrico Finezzi
Il ritrovamento: determinante il cane della Guardia di finanza
Ad individuare il punto esatto dove scavare è stato il cane di uno dei militari della Guardia di finanza, che ha segnalato un accumulo di neve. Da lì i soccorritori hanno iniziato a scavare: il corpo di Finezzi era sepolto sotto oltre un metro di neve. La valanga si sarebbe staccata dal costone sul versante verso Pila, trascinandolo a valle per parecchie decine di metri. La salma è stata trasportata ad Aosta e, al momento, resta a disposizione degli accertamenti. Le verifiche sull’accaduto sono affidate alla Guardia di finanza di Entrèves.
Nei giorni scorsi Finezzi aveva condiviso online contenuti che raccontavano una grande familiarità con la montagna e con lo sci: in un post di inizio gennaio ricordava il padre, scomparso da poco, riflettendo su come un lutto «cambi prospettive e abitudini». E proprio alla vigilia dell’incidente aveva pubblicato un aggiornamento da Vars, in Francia, raccontando un’uscita con un atleta amputato, in un contesto legato allo sport adattato.










