La Valle d’Aosta ha attivato da marzo 2026 il Centro per uomini autori di violenza (CUAV), servizio specialistico rivolto agli uomini autori di violenza domestica e di genere. La struttura è stata ufficialmente presentata venerdì 27 marzo con l’obiettivo dichiarato di affiancare alla tutela delle vittime anche un lavoro strutturato sugli autori, puntando su consapevolezza, responsabilizzazione individuale e prevenzione della recidiva.
Il dato politico e amministrativo, prima ancora che simbolico, è che la Regione chiude un vuoto. La seconda indagine nazionale del progetto ViVa di Cnr-Irpps e Dipartimento pari opportunità fotografava al 31 dicembre 2022 un’Italia con 94 CUAV attivi e 141 punti di accesso complessivi, mentre la Valle d’Aosta risultava ancora tra le sole tre regioni prive di un centro insieme a Molise e Basilicata. Oggi quel ritardo viene colmato.
Il centro, con sede a Donnas, nasce dentro una rete che la Regione ha costruito mettendo attorno allo stesso tavolo Tribunale, Procura, Uiepe, Azienda Usl, Questura, Centro antiviolenza e soggetto gestore. Il modello si regge su tre protocolli integrati: un protocollo istituzionale per l’invio ai percorsi e il monitoraggio degli esiti, un protocollo operativo con l’Ufficio di esecuzione penale esterna per la presa in carico dei casi seguiti dall’autorità giudiziaria o avviati volontariamente, e il cosiddetto Protocollo Zeus tra Questura e CUAV, che collega gli ammonimenti del questore a percorsi di responsabilizzazione.
Non è un dettaglio tecnico: significa provare a intervenire non solo dopo, ma anche prima che la violenza degeneri ulteriormente.
L’assessore regionale alla sanità, salute e politiche sociali, Carlo Marzi, ha insistito su questo punto: la priorità resta il supporto alle vittime, ma il CUAV viene presentato come un tassello del sistema regionale di contrasto alla violenza di genere. Nei primi giorni di attività, nel solo mese di marzo, risultano già sei persone prese in carico. La gestione operativa è affidata al CIPM Liguria, che lavorerà su percorsi individuali e di gruppo con un approccio criminologico centrato sul riconoscimento della responsabilità e sulla modifica dei modelli relazionali e comportamentali violenti.

Il questore di Aosta Gian Maria Sertorio e l’assessore regionale alla sanità, salute e politiche sociali, Carlo Marzi
Il raccordo con il Centro antiviolenza e con i servizi sanitari territoriali è un altro punto chiave. Nei casi più complessi, il percorso potrà intrecciarsi con il Centro di salute mentale, il Ser.D. e l’ambulatorio di prevenzione e trattamento della violenza della psicologia territoriale. La logica è chiara: trattare l’autore senza perdere mai di vista la sicurezza della donna e degli eventuali minori coinvolti.
Il contesto, del resto, è pesante. Secondo i primi risultati Istat diffusi nel 2025, il 31,9% delle donne italiane tra 16 e 75 anni ha subito nel corso della vita almeno una violenza fisica o sessuale; gli ex partner risultano tra i principali autori delle violenze nella coppia. In Valle d’Aosta, nel bilancio sociale 2025 della Procura di Aosta richiamato dal sostituto procuratore Manlio D’Ambrosi, si segnala «un notevole aumento» degli episodi di violenza di genere, con 29 denunce per violenza sessuale contro le 18 dell’anno precedente, pari a un aumento del 61,11%.
Il confronto con altre realtà italiane aiuta a capire dove si colloca l’esperienza valdostana. In Piemonte oggi risultano attivi 17 centri per uomini autori di violenza di genere. In Emilia-Romagna, al 31 dicembre 2024, i centri erano 15 con 24 punti operativi e nel solo 2024 hanno seguito 1.253 uomini, 521 dei quali nuovi ingressi. In Liguria, regione da cui arriva il soggetto gestore scelto dalla Valle d’Aosta, l’elenco regionale aggiornato al luglio 2025 comprende cinque centri riconosciuti. La Valle d’Aosta entra solo adesso in una rete di servizi che altrove è già consolidata, ma lo fa provando subito a legarla a magistratura, polizia, sanità e servizi territoriali.
C’è poi un altro elemento da non sottovalutare: il Protocollo Zeus non è una trovata locale. Secondo la Polizia di Stato, al 30 giugno 2025 le Questure che avevano sottoscritto protocolli di questo tipo erano 93, per un totale di 116 accordi. La Valle d’Aosta quindi non inventa da zero, ma adotta uno schema già sperimentato altrove, cercando di adattarlo alla dimensione regionale.
La scommessa, adesso, è una sola: verificare se il centro saprà davvero incidere sui comportamenti e ridurre il rischio di recidiva, perché su questi temi gli annunci contano poco, i risultati molto di più.









