Quattro volte atleta dell’anno FISI. Nessuno, uomo o donna, ci era mai riuscito nella storia del premio federale istituito nel 1985. Federica Brignone si conferma un caso a sé nello sport italiano: 36 anni, due ori olimpici in superG e gigante ai Giochi di Milano-Cortina 2026, un anno fa reduce da un infortunio devastante al piatto tibiale della gamba sinistra e martedì 14 aprile 2026 premiata per acclamazione, senza il consueto referendum, nel corso del FISI Media Day al Teatro Armani di Milano.
«L’impresa di Federica ha dell’incredibile perché ha unito la sua costanza alla capacità di vincere», ha detto il presidente federale Flavio Roda. «È stata per noi una grande annata, tanti sono stati gli atleti che hanno ottenuto eccellenti risultati. Ma lei è stata straordinaria».
Quattro ori in carriera, record assoluto
Con il riconoscimento 2026, la Tigre di La Salle sale a quattro premi in carriera: 2020, 2022 (in coabitazione con Sofia Goggia), 2025 e ora 2026, distaccando chiunque nella storia di un albo d’oro che risale al 1985 e annovera nomi come Alberto Tomba, Deborah Compagnoni, Manuela Di Centa, Stefania Belmondo e Dorothea Wierer. Il Centro Sportivo Carabinieri porta così a casa il premio per il secondo anno consecutivo.
La cerimonia, che riuniva 19 delle 30 medaglie olimpiche azzurre dell’intera spedizione invernale, ha visto sfilare anche i campioni di slittino, snowboard, skicross e freestyle. Ma il momento clou era atteso e ha rispettato le aspettative: quando è toccato a Brignone, la platea ha scelto l’acclamazione, una deroga alla procedura ordinaria per sottolineare l’eccezionalità di quanto fatto in dieci mesi, dall’infortunio del 3 aprile 2025 al doppio podio olimpico di febbraio 2026.

Federica Brignone riceve il premio di ‘Atleta dell’anno’ da Flavio Roda
«Come cavolo ho fatto, me lo chiedo ancora»
Federica Brignone ha preso la parola con la sobrietà di chi sa di aver compiuto qualcosa di storico ma preferisce guardare avanti, o almeno provarci. «In alcuni momenti ripenso a tutto quello che è successo. L’emozione è ancora altissima e mi chiedo davvero, tutti i giorni, come cavolo abbia fatto». Poi ha spiegato, con una precisione quasi tecnica, cosa significhi tornare in gara dopo un infortunio del genere: «la cosa più difficile non è solo tornare in pista: ci sono già tornata. Il problema è il cancelletto. Presentarsi lì e dire: voglio andare più veloce. Dopo un incidente del genere non è scontato. Di solito ci sono adattamento, riallineamento, paura. Anch’io ne avevo, di paura, ma sono riuscita a buttarmi giù col pensiero di andare veloce. È stata una delle cose più difficili che io abbia mai fatto in tutta la mia vita».
Dopo le Olimpiadi, la campionessa aveva tentato di proseguire la stagione: era volata ad Andorra con le compagne di squadra, senza nemmeno fermarsi a riposare. «Non è andata come speravo. Non sono riuscita a finire la stagione e a fare tutte le gare fino alle Finali. Io volevo tornare a essere me stessa, sana, e fare l’atleta, sempre. Sto ancora inseguendo questa cosa: devo ancora tornare ad essere un’atleta. È questo il mio obiettivo in questo momento».

Federica Brignone con le medaglie olimpiche a ‘Verissimo’
La gamba, l’operazione e il rebus del futuro
Il capitolo più delicato è quello medico. Brignone è tornata da giorni al J-Medical di Torino per la fisioterapia, e lo ha detto chiaro: la gamba sinistra non sta bene. «Gli esami che ho fatto cos’hanno evidenziato? Forse è meglio che non ve lo dica, perché la notizia è pessima» ha scherzato, ma solo in parte, invitando i giornalisti a rivolgersi al coordinatore della commissione medica federale. Sul tavolo c’è una decisione difficile: tornare sotto i ferri per rimuovere la placca e le viti utilizzate nella ricostruzione del piatto tibiale, che ancora provocano dolore, e probabilmente fare una pulizia al ginocchio; oppure aspettare, riatletizzarsi e puntare tutto sul Mondiale di Crans Montana, in programma a febbraio 2027. Quando intervenire è una domanda senza risposta per ora: «con la commissione medica della FISI e al J-Medical stiamo valutando quale sia la strada migliore. Mi prenderò un po’ di tempo per me fino a metà maggio. Dopodiché, spero di stare meglio e di iniziare con la preparazione atletica. Ma dipenderà da cosa decideranno i medici».
La stanchezza accumulata traspare dalle parole: «sono ormai due anni che non riesco né a staccare la spina né a godermi le cose che non puoi fare durante la stagione. Nella valigia metto la roba dei Carabinieri, la svuoto e ci metto quella del CONI, la svuoto e ci metto quella della FISI. È un continuo muoversi. Ma ci sta: vuol dire che ho fatto tante cose belle».
«Un capitolo diverso»
Sul futuro a medio termine, Brignone ammette che qualcosa cambierà comunque, indipendentemente dai tempi di recupero. Gareggiare in tre specialità su quattro lungo un’intera stagione ha un costo fisico e mentale che comincia a presentare il conto: «fisicamente non ho mai fatto fatica a fare una stagione intera di gare. Mentalmente è tosta avere tutti i weekend una, due o tre gare, cambiare continuamente specialità, adattarsi a condizioni diverse, i viaggi. Adesso comincerà un capitolo diverso». Non un addio, anzi: «a ritirarmi non ci penso». Ma una rimodulazione sì.










