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Dopo quattromila anni, il MegaMuseo restituisce il volto all’uomo dell’età del Rame

pubblicato venerdì 8 Maggio 26 • h. 15

realizzato da aostapresse.it

Dopo quattromila anni, il MegaMuseo restituisce il volto all’uomo dell’età del Rame

di aostapresse.it | Ven 8 Mag 26 • h. 15

La presentazione della ricostruzione del volto dell’uomo dell’età del rame

Un uomo di 45-55 anni, vissuto tra il 2500 e il 2200 avanti Cristo, con due trapanazioni craniche superate nel corso della sua vita: è il volto, ricostruito dopo quattromila anni. che il MegaMuseo, museo archeologico di Aosta ha presentato venerdì 8 maggio 2026, nell’ambito del progetto di ricostruzione facciale forense dell’uomo dell’età del Rame.

L’individuo era stato rinvenuto nel Dolmen II dell’Area megalitica di Aosta, una sepoltura che custodiva i resti di 39 persone. Apparteneva alla fase di transizione verso la cultura del Campaniforme, uno dei periodi più significativi della preistoria europea.

La metodologia: forense e open source

Il progetto è nato da una collaborazione tra il MegaMuseo e la Arc-Team di Trento, con Alessandro e Luca Bezzi come responsabili di progetto e il brasiliano Cicero Moraes come artista forense, ed è stato condotto interamente in ambiente digitale open source. La tecnica utilizzata è la Forensic Facial Approximation (FFA): la stessa impiegata in ambito investigativo per il riconoscimento di individui sconosciuti, applicata qui a un cranio di quattromila anni fa.

Il processo ha previsto la scansione 3D del cranio, il posizionamento di indicatori dei tessuti molli su base statistica europea, la modellazione anatomica e la scultura digitale. Il risultato è stato poi calibrato storicamente: l’abbigliamento e gli ornamenti del busto fanno riferimento diretto ai reperti conservati nel museo, restituendo un volto fondato su dati osteologici, statistici e storici.

Il cranio dell'uomo dell’età del Rame ritrovato nel Dolmen II dell'Area megalitica di Aosta

Il cranio dell’uomo dell’età del Rame ritrovato nel Dolmen II dell’Area megalitica di Aosta

Dall’oggetto alla persona

Con questo progetto il MegaMuseo compie una scelta precisa sul piano della comunicazione culturale: spostare l’attenzione dall’oggetto alla persona. Lo ha spiegato Generoso Urciuoli, responsabile della Direzione attività culturali e scientifiche del museo, sottolineando le implicazioni di restituire un’identità a un individuo preistorico nell’ambito della valorizzazione museale.

Il MegaMuseo sta portando avanti una serie di collaborazioni scientifiche nazionali e internazionali: è attiva una ricerca con i colleghi svizzeri del sito gemello di Petit-Chasseur à Sion, i cui risultati saranno presentati in autunno in due convegni internazionali sul Megalitismo. Il museo partecipa inoltre a un progetto dell’Università di Ginevra sugli artigiani del Megalitismo intorno al massiccio del Monte Bianco, e si sta concludendo uno studio sul DNA antico dei resti umani della Tomba II. Attive anche le collaborazioni con il Museo dipartimentale delle Meraviglie di Tenda e con il MUSE di Trento.