Lunedì 23 giugno 2026 la Banca d’Italia ha presentato il nuovo Rapporto sull’economia della Valle d’Aosta, fotografando una regione che nel 2025 ha continuato a crescere, ma con un passo molto più lento rispetto all’anno precedente. Il dato sintetico è chiaro: il prodotto regionale è aumentato dello 0,4 per cento in termini reali, contro l’1,1 per cento del 2024, in una fase segnata dal rallentamento della manifattura e da uno scenario internazionale sempre più incerto.
Il quadro che emerge non è però quello di un’economia ferma. Al contrario, il rapporto mostra una Valle d’Aosta che continua a reggere grazie al turismo, ai servizi, alle costruzioni e agli investimenti pubblici, mentre l’industria resta il comparto più esposto. Sullo sfondo, Bankitalia mette anche a fuoco una domanda più politica che statistica: quanto è solido un modello regionale che cresce grazie al turismo, se una parte dei lavoratori del settore continua a muoversi tra stagionalità, compensi bassi e fragilità occupazionale?
Crescita debole, con il freno della manifattura
Secondo l’indicatore trimestrale ITER elaborato da Banca d’Italia, nel 2025 l’attività economica valdostana è cresciuta solo leggermente, con un aumento dello 0,4 per cento, in linea con il Nord e con l’Italia ma in netto rallentamento rispetto all’anno precedente. La frenata è attribuita soprattutto all’industria in senso stretto, dove il valore aggiunto ha registrato un marginale calo e dove produzione e fatturato hanno mostrato un peggioramento complessivo.
A pesare è stata soprattutto la dinamica del comparto metallurgico, che resta uno dei pilastri della specializzazione manifatturiera valdostana. Le prospettive per il 2026, del resto, vengono descritte con prudenza: le tensioni commerciali e i conflitti in corso contribuiscono a mantenere elevata l’incertezza, riducendo la visibilità sulle scelte di investimento e sulla domanda estera.

L’andamento dell’economia in Valle d’Aosta
Export in calo, salvo l’alimentare
Il rapporto registra una marcata flessione delle esportazioni di beni: nel 2025 l’export valdostano è sceso del 6,3 per cento, mentre a livello nazionale è cresciuto del 3,3 per cento. La metallurgia ha segnato un calo del 13,1 per cento, confermando la debolezza del settore, mentre l’industria alimentare si è mossa in controtendenza con un aumento dell’11,6 per cento.
Particolarmente pesante è stato il calo verso i mercati extra-UE, con gli Stati Uniti a -33,8 per cento e il Regno Unito a -42,2 per cento. In altre parole, se il comparto agroalimentare continua a dare segnali di vitalità, il profilo complessivo dell’export regionale resta fortemente esposto alla sofferenza di pochi grandi comparti industriali.
Costruzioni e immobiliare in ripresa
Se l’industria rallenta, le costruzioni tornano invece a espandersi. Banca d’Italia segnala una crescita delle ore lavorate e un aumento degli investimenti sostenuto dalle opere pubbliche legate al PNRR. Si è inoltre intensificata la realizzazione di edifici a uso ricettivo e commerciale, segnale di una stagione ancora positiva per il comparto turistico e per i servizi collegati.
Anche il mercato immobiliare viene descritto come particolarmente vivace. Le compravendite di abitazioni sono aumentate in misura marcata, soprattutto al di fuori del Comune di Aosta, e si osserva una ripresa anche nel segmento non abitativo. È una dinamica che racconta una regione ancora attrattiva, ma anche una geografia della crescita che tende a spostarsi lungo l’asse delle località turistiche e delle aree extraurbane.

Le presenze turistiche in Valle d’Aosta
Il turismo continua a trainare
Il settore dei servizi ha continuato a espandersi nel 2025, grazie soprattutto al turismo, che si conferma il vero motore dell’economia regionale. Le presenze turistiche sono aumentate dell’11,1 per cento e la dinamica positiva si è confermata anche nei primi mesi del 2026, con contributi sia dalla componente italiana sia da quella straniera.
La spesa turistica pesa in Valle d’Aosta molto più che nel resto del Paese: nel 2024 rappresentava il 34,5 per cento dei consumi interni regionali, contro il 10,2 per cento del dato italiano. La bilancia turistica resta stabilmente positiva e il traffico su autostrade e trafori è aumentato del 3,3 per cento, soprattutto per i veicoli leggeri. Tradotto: una quota molto rilevante della ricchezza che circola in regione continua a dipendere da chi arriva da fuori per dormire, mangiare, sciare, camminare o semplicemente attraversare la Valle.
Il focus sui lavoratori del turismo
Ed è qui che il rapporto si fa più interessante, perché non si limita a dire che il turismo va bene: prova anche a guardare cosa succede a chi nel turismo lavora. L’approfondimento dedicato al comparto mette in evidenza che il peso crescente del settore nell’economia valdostana non si traduce automaticamente in una qualità del lavoro altrettanto solida.
Il nodo è quello della stagionalità, della frammentazione dei rapporti di lavoro e dei compensi, che tendono a essere più fragili proprio in uno dei comparti che genera una parte consistente del valore regionale. In Valle d’Aosta il turismo produce ricchezza, sostiene consumi e servizi e alimenta l’indotto, ma Bankitalia segnala implicitamente che la distribuzione di quel valore non è uniforme: una parte dei lavoratori continua a muoversi dentro percorsi occupazionali meno stabili, con retribuzioni più basse e prospettive più incerte rispetto ad altri comparti.
In questo senso, il rapporto suggerisce una riflessione che va oltre i numeri delle presenze: se il turismo è il motore della regione, allora la qualità dell’occupazione turistica diventa una questione strutturale, non secondaria. E in una regione che deve fare i conti con declino demografico, difficoltà di reclutamento e bisogno di trattenere giovani e competenze, il tema dei compensi e delle condizioni di lavoro non può più restare sullo sfondo.

La situazione del lavoro in Valle d’Aosta
Lavoro stabile, ma non senza crepe
Nel complesso, il mercato del lavoro nel 2025 appare stabile. L’occupazione è rimasta sui livelli del 2024 e il tasso di disoccupazione si è confermato al 3,9 per cento, nettamente inferiore al 6,1 per cento nazionale. Ma il rapporto segnala anche un forte aumento della Cassa integrazione: +35,7 per cento, concentrato soprattutto nella metallurgia, ma con aumenti anche nella chimica-gomma e nelle macchine e apparecchi elettrici.
Le criticità non riguardano solo l’industria. Bankitalia sottolinea che la qualità dell’occupazione e i livelli retributivi di donne, giovani e stranieri restano problematici, nonostante la regione presenti tassi di attività superiori alla media italiana. In prospettiva lunga, i salari orari hanno perso potere d’acquisto più che nel resto del Paese, un elemento che aiuta a leggere anche il focus sul turismo: non basta avere lavoro, se una parte crescente di quell’occupazione si concentra in segmenti meno protetti e meno remunerati.
Redditi in aumento, consumi prudenti
Il reddito disponibile delle famiglie valdostane è aumentato del 2,5 per cento, mentre l’inflazione ha segnato una lieve ripresa, attestandosi allo 0,9 per cento, comunque sotto il dato nazionale. Il potere d’acquisto è cresciuto dello 0,9 per cento, ma i consumi sono aumentati solo moderatamente, con un +0,8 per cento.
La fotografia è quella di famiglie che continuano a migliorare, ma senza slanci. È un andamento coerente con un contesto in cui la spesa turistica incide moltissimo sull’economia interna, mentre i residenti mantengono comportamenti più prudenti, anche alla luce del costo del credito e di una crescita economica che resta positiva ma molto moderata.

Luciana Aimone Gigio, ricercatrice della della Banca d’Italia di Torino, che ha realizzato lo studio sull’economia della Valle d’Aosta
Mutui in ripresa, credito al consumo caro
Dopo 18 mesi di flessione, nel 2025 i prestiti alle famiglie sono tornati a crescere, salendo dell’1,9 per cento a dicembre. È proseguita l’espansione del credito al consumo (+4,5 per cento), soprattutto attraverso i prestiti personali, mentre le nuove erogazioni di mutui bancari per l’acquisto di abitazioni sono aumentate di circa il 24 per cento.
Il costo medio dei nuovi prestiti al consumo è sceso lievemente, ma resta elevato, all’8,1 per cento. Il TAEG sui mutui si è invece stabilizzato al 3,6 per cento nel secondo semestre del 2025, con un ritorno di convenienza dei contratti a tasso variabile, pur restando prevalenti quelli a tasso fisso. È un segnale di normalizzazione del mercato del credito, ma non di vera distensione.
Imprese, filiera automotive e innovazione debole
Nel medio periodo il sistema produttivo regionale ha mostrato un rafforzamento dimensionale: tra il 2014 e il 2023 la dimensione media delle imprese valdostane è salita da 6,8 a 7,4 addetti, anche se resta inferiore al dato nazionale. La regione, però, presenta una minore incidenza di imprese a forte crescita occupazionale rispetto alla media italiana.
Un’altra fragilità riguarda la capacità innovativa. L’intensità brevettuale è inferiore alla media italiana, i brevetti sono concentrati soprattutto nei macchinari elettrici e nelle macchine speciali e l’impatto tecnologico nel confronto internazionale viene definito limitato, pur con una qualità dei brevetti in linea con quella nazionale. In parallelo, la Valle d’Aosta risulta esposta alla filiera automotive: nel 2022 questa rappresentava l’1,1 per cento del valore aggiunto regionale, con una concentrazione particolare in gomma-plastica e metallurgia.

Gli investimenti in ricerca e sviluppo in Valle d’Aosta
Credito alle imprese e copertura dal rischio tassi
Nel 2025 i prestiti bancari al settore produttivo sono tornati a crescere, ma con dinamiche molto differenziate tra comparti. L’espansione è stata sostenuta soprattutto dall’energia, mentre il manifatturiero è risultato in forte calo; per costruzioni e servizi la contrazione è stata più contenuta e nei servizi si osserva un lieve ritorno alla crescita già nel primo trimestre del 2026.
I tassi sulle operazioni di liquidità sono diminuiti lievemente, con un TAE del 6,5 per cento a fine 2025, mentre i finanziamenti per investimento hanno mostrato maggiore variabilità. Un elemento interessante del rapporto riguarda il ricorso agli strumenti di copertura del rischio di tasso: a fine 2021 quaranta imprese valdostane avevano in essere contratti IRS per circa 570 milioni di euro e, secondo le stime di Bankitalia, questi strumenti hanno contribuito a ridurre i costi annui di finanziamento di oltre un punto percentuale in media nel biennio 2023-24.
Finanza pubblica e PNRR
La spesa in conto capitale della finanza pubblica decentrata ha continuato a crescere, soprattutto grazie agli investimenti fissi lordi, che in Valle d’Aosta si collocano su livelli pro capite nettamente superiori alla media italiana. Tra il 2019 e il 2025 questi investimenti sono più che triplicati, sostenuti sia da risorse locali sia da fondi europei e PNRR.
Alla fine del 2025, circa i quattro quinti delle gare PNRR risultavano aggiudicate, in linea con la media nazionale, mentre i pagamenti si attestavano a poco più della metà delle risorse assegnate. In sanità, il rapporto segnala una buona diffusione degli interventi sulla sanità digitale e il pieno raggiungimento dell’obiettivo di assistenza domiciliare integrata agli anziani, mentre restano criticità per ospedali di comunità e piena operatività delle Case di comunità.

Le retribuzioni in Valle d’Aosta
Una regione che regge, ma non senza squilibri
La sintesi del rapporto è che la Valle d’Aosta continua a reggere, ma sempre più appoggiandosi su pochi pilastri: turismo, servizi, costruzioni e spesa per investimenti. Dall’altra parte, industria, export, salari e capacità innovativa restano i punti in cui l’economia regionale mostra più vulnerabilità.
Il focus sui lavoratori del turismo rende questa fotografia più completa e anche più politica. Perché se il motore gira, la domanda diventa capire a chi arriva davvero l’energia prodotta. E se la crescita regionale dipende sempre più da un settore che genera valore ma continua a distribuire occupazione fragile e compensi meno solidi, allora il tema non è soltanto quanto cresce la Valle d’Aosta, ma come sceglie di far crescere chi la tiene in piedi.
La presentazione dei dati della Banca d’Italia sull’economia della Valle d’Aosta












