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Hantavirus, Usl: «Rischi sostanzialmente nulli per la Valle d’Aosta»

pubblicato giovedì 14 Maggio 26 • h. 15

realizzato da aostapresse.it

Hantavirus, Usl: «Rischi sostanzialmente nulli per la Valle d’Aosta»

di aostapresse.it | Gio 14 Mag 26 • h. 15

Topi in un'abitazione abbandonata

L’Azienda Usl della Valle d’Aosta sta seguendo “con attenzione l’evolversi della situazione internazionale” legata ai casi di infezione da hantavirus emersi nelle ultime settimane, dopo il focolaio registrato su una nave da crociera. Alla luce delle informazioni scientifiche disponibili e delle valutazioni delle agenzie internazionali, l’Azienda sanitaria valdostana ha sottolineato che “i rischi per la popolazione valdostana sono ad ora da considerarsi sostanzialmente nulli”.

L’Unità sanitaria locale valdostana e l’Assessorato regionale alla sanità, in una nota congiunta, hanno precisato che “le principali agenzie internazionali di salute pubblica, incluso il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), considerano il rischio per la popolazione generale dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo estremamente basso”. Anche qualora si verificasse un’eventuale trasmissione dai passeggeri evacuati dalla nave, si legge, “il virus non si trasmette facilmente” ed è “improbabile che causi numerosi casi o un’epidemia diffusa nella comunità”, a condizione che vengano rispettate le misure di prevenzione e controllo delle infezioni.

Che cosa sono gli hantavirus e come si trasmettono

Gli hantavirus sono virus zoonotici: circolano in natura tra alcune specie di roditori e, in condizioni particolari, possono passare all’uomo. Le malattie che provocano variano in base al ceppo e all’area geografica: alcune forme colpiscono prevalentemente i polmoni, altre i reni e si manifestano come febbre emorragica con sindrome renale, con gradi di gravità diversi.
L’infezione umana avviene “principalmente attraverso il contatto con urina, feci o saliva di roditori infetti oppure tramite superfici contaminate”. Questo può accadere, ad esempio, quando si puliscono ambienti dove ci sono o ci sono stati topi, fienili, cantine o anche baite chiuse a lungo, sollevando polvere contaminata. Per questo i casi noti in Europa si concentrano soprattutto in contesti rurali o forestali, tra agricoltori, taglialegna, allevatori ed escursionisti.

Il focolaio che ha attirato l’attenzione dei media internazionali è legato a un ceppo diffuso in Argentina e Cile, associato ad un particolare roditore sudamericano che non è presente in Europa. Il punto chiave, sottolineato anche dall’Azienda Usl, è che “il serbatoio naturale del virus coinvolto nel focolaio non è presente in Europa, quindi non si prevede che il virus possa essere introdotto nella popolazione di roditori e da questi roditori all’uomo”.

Il documentarista turco Ruhi Cenet

Il documentarista turco Ruhi Cenet

Il focolaio sulla nave Hondius e il caso Ruhi Cenet

Il focolaio che ha acceso i riflettori sugli hantavirus è quello scoppiato a bordo della nave da crociera MV Hondius, partita a inizio aprile dal Sudamerica: l’Organizzazione mondiale della sanità ha ricostruito otto casi collegati, con sei infezioni confermate da virus Andes e tre decessi, tra passeggeri ed equipaggio. La gestione dell’emergenza a bordo è finita al centro delle cronache internazionali anche per le testimonianze dei viaggiatori, che hanno raccontato ritardi nell’informazione e nell’adozione delle misure di isolamento.
Tra loro c’era anche il documentarista e youtuber turco Ruhi Cenet, seguito da milioni di persone sui social, che ha riferito di aver lasciato la nave prima che la diagnosi fosse confermata, partecipando poi a un matrimonio affollato a Istanbul. Proprio il suo caso è stato citato da diversi infettivologi come esempio del fatto che, quando si ha a che fare con virus potenzialmente gravi, la differenza non la fa solo la pericolosità intrinseca dell’agente patogeno, ma anche la tempestività con cui vengono prese decisioni di sanità pubblica: quarantene, tracciamento dei contatti, comunicazione chiara a chi è stato esposto.

Perché il rischio in Valle d’Aosta è considerato “sostanzialmente nullo”

Secondo l’Azienda sanitaria valdostana, la combinazione di più fattori porta oggi a considerare il rischio “sostanzialmente nullo” per la popolazione della regione:

  • il virus coinvolto nel focolaio sulla nave è legato a un serbatoio animale assente in Europa, quindi non ha un ciclo naturale nel nostro territorio;
  • la trasmissione da persona a persona, per questo specifico ceppo, è documentata ma rara e richiede contatti stretti e prolungati;
  • in Europa non sono stati finora segnalati focolai autoctoni sostenuti da questo virus, ma solo casi importati;
  • i Sistemi sanitari nazionali stanno applicando misure di isolamento, sorveglianza e follow up sui passeggeri coinvolti e sui loro contatti, con livelli di rigore diversi da Paese a Paese, ma comunque con un’attenzione elevata.

Il quadro più generale viene ritenuto a basso rischio anche da epidemiologi e virologi che si occupano di hantavirus: nelle analisi pubblicate in questi giorni su riviste specialistiche e newsletter scientifiche si sottolinea che, in assenza del roditore-serbatoio, un eventuale ingresso del virus attraverso pazienti infetti non basterebbe da solo a stabilire la circolazione endemica sul territorio. Il tema, hanno spiegato, è semmai la gestione prudente dei contatti e della quarantena nei Paesi interessati, per evitare catene di contagio interumane in contesti particolari.

La nave da crociera di lusso MV Hondius partita il 1° aprile dal porto argentino di Ushuaia

La nave da crociera di lusso MV Hondius partita il 1° aprile dal porto argentino di Ushuaia

Hantavirus europei: rischio molto basso, ma non zero

Al di là del ceppo sudamericano, in Europa esistono altre forme di hantavirus, come il virus Puumala o il virus Dobrava-Belgrado, associati a roditori selvatici presenti in alcune aree del continente e responsabili di forme renali di malattia. In Paesi come Finlandia, Germania, Austria o Slovenia si registrano da anni piccoli focolai o casi sporadici, spesso legati a periodi in cui aumentano le popolazioni di roditori nei boschi.

In Italia, secondo i dati di sorveglianza nazionale, i casi confermati sono stati finora pochissimi e quasi tutti importati: persone che si sono infettate all’estero e sono poi rientrate nel Paese. L’episodio di isolamento del virus Dobrava in roditori selvatici nel nord-est, documentato nel 2022, conferma la presenza potenziale del virus in alcune aree, ma non ha finora coinciso con un aumento di casi clinici.

Gli esperti hanno ricordato che il rischio non è mai matematicamente zero: è molto basso, ma può essere ulteriormente ridotto con comportamenti di buon senso nei contesti a contatto con roditori o loro tracce, come evitare di spazzare a secco ambienti chiusi da tempo, aerare bene locali come cantine o rimesse prima di pulirli e usare guanti e mascherina se si vedono segni evidenti di infestazione. Sono le stesse raccomandazioni di base che la comunità scientifica applica a tutte le malattie trasmesse da roditori selvatici.

Che cosa sta facendo l’Azienda Usl

Azienda Usl ed Assessorato regionale alla sanità hanno spiegato di aver attivato le usuali procedure di sorveglianza e di essere in contatto con la rete nazionale e internazionale di riferimento.

In concreto, questo significa:

  • monitorare i bollettini e le valutazioni pubblicate da ECDC, Oms e ministero della Salute;
  • aggiornare i professionisti sanitari valdostani sui criteri di definizione di caso sospetto e sulle modalità di segnalazione;
  • mantenere attive le procedure per l’eventuale invio di campioni a laboratori di riferimento qualora si presentassero situazioni cliniche compatibili.

Attualmente, in Valle d’Aosta non sono stati segnalati casi sospetti di hantavirus legati al focolaio sulla nave né casi autoctoni riconducibili ai virus europei, e “il rischio per la popolazione generale resta estremamente basso”. Usl e Assessorato si impegnano comunque a “monitorare costantemente la situazione attraverso i canali istituzionali e professionali che la collegano alla comunità scientifica nazionale e internazionale” e ad informare la cittadinanza qualora emergessero elementi nuovi.

Cinque accortezze quando si puliscono cantine, rimesse e baite chiuse da tempo

  • Arieggiare bene prima di entrare. Aprire porte e finestre per almeno 30 minuti prima di cominciare a pulire cantine, rimesse, fienili o baite rimaste chiuse a lungo;
  • evitare di usare la scopa “a secco” su polvere che potrebbe essere contaminata da urine o feci di roditori: meglio panni umidi e aspirapolvere con filtro adatto, per non sollevare aerosol;
  • usare guanti e mascherina se si notano segni di topi. In presenza di escrementi, nidi o altri segni evidenti di roditori, indossare guanti monouso ed una mascherina filtrante mentre si pulisce;
  • trattare le superfici sporche con un comune disinfettante domestico o con una soluzione a base di candeggina, seguendo le diluizioni indicate in etichetta;
  • terminata la pulizia, togliere i guanti e lavare accuratamente le mani con acqua e sapone, soprattutto prima di mangiare o di toccarsi il viso.